Emorragie da parto, all’Arnas Civico trattati quasi 200 casi di accretismo placentare

12 Novembre 2019

Il primario Luigi Alio traccia un bilancio della rete interdisciplinare presente da dieci anni all'interno dell'ospedale palermitano.

 

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PALERMO. L’accretismo placentare è una patologia molto grave, che ha cominciato a diffondersi parallelamente alla diffusione smodata dei parti cesarei negli anni ‘80 e ‘90. Si tratta di un’emorragia post-parto che può portare all’asportazione dell’utero, parziale o totale.

Come in molti casi, è fondamentale la prevenzione (a partire dalla scelta di un parto naturale, che evita ogni rischio). Ma sulla cura di questa patologia Palermo è certamente un polo d’eccellenza.

Non tutte le strutture ospedaliere sono adeguate per affrontare questo tipo di patologie, anche perché si tratta di casi abbastanza rari che in ogni caso necessitano di percorsi specializzati per non mettere a rischio la vita della paziente.

Serve dunque una rete interdisciplinare tra professionisti: ovvero ciò che è stato fondato dieci anni fa, per la prima volta in Sicilia, all’interno del Civico.

Una vera e propria eccellenza che non a caso ha attratto nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Ospedale Civico diretta dal primario Luigi Alio (nella foto), pazienti da ogni parte d’Italia.

«La patologia consiste nella placenta che va ad attaccarsi casualmente- spiega il professore Alio- sulla vecchia cicatrice dove è stato fatto il cesareo, lì dove il tessuto muscolare dell’utero è trasformato in tessuto fibroso. In questo modo la placenta aggredisce questo tessuto, che non ha le necessarie difese che hanno gli uteri che non hanno cicatrici“. A volte la placenta deborda dal tessuto cicatriziale e va ad aggredire la vescica o altri organi vicini. Ecco perché diventa fondamentale agire in tandem».

«La nostra rete interdisciplinare comporta l’ausilio di un radiologo, perché a volte è necessaria una risonanza magnetica- afferma il primario- Poi c’è bisogno di un radiologo interventista, colui cioè che va a chiudere le grosse arterie nel momento in cui si deve fare il cesareo, in maniera tale che la donna perda meno sangue possibile. Inoltre a volte serve l’urologo e in ogni caso è necessaria la collaborazione dei neonatologi, che ci supportano perché spesso i parti cesarei sono prematuri e quindi loro rappresentano figure fondamentali per il bambino».

Un lavoro di equipe fondamentale, che ha permesso finora di affrontare 184 casi. Più recentemente anche l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello ha inaugurato una rete simile (clicca qui).

«Ciò è importante- continua Alio- perché gli ospedali dei piccoli paesi non possono attrezzarsi per trattare questi casi. In ogni caso quando avvengono queste patologie vuol dire che si è fatto un errore. O della donna che non è andata dal ginecologo o del ginecologo che non ha fatto diagnosi precoce di impianto su cicatrice della gravidanza. Se infatti viene fatta precocemente la diagnosi la donna può decidere liberamente di interrompere la gravidanza con rischi infinitamente bassi per la sua salute”. L’intervento di interruzione verrebbe eseguito in day hospital.

Formazione e prevenzione, dunque, anche in questi casi vanno di pari passo: da un lato i medici devono prestare la massima attenzione all’impianto placentare, dall’altro le donne precesarizzate devono rivolgersi al ginecologo appena consapevoli della gravidanza.

«Proprio per chi arriva da lontano e non potendo prevedere eventuali emorragie, queste donne vengono ricoverate precocemente”.

La patologia dell’accretismo placentare è aumentata con l’abuso del cesario nei decenni scorsi. “Con i nuovi indirizzi ministeriali – afferma il professore Alio- e la chiusura dei punti nascita sotto la soglia dei 500 parti all’anno, il numero di parti cesari si è ridotto drasticamente e, con questo, anche la frequenza della placenta accreta”.

È grazie a queste misure che il numero dei cesarei in Sicilia (che in alcuni posti raggiungevano anche quote del 90 per cento) si è drasticamente abbassato, raggiungendo i livelli delle Regioni più virtuose.

Il messaggio dunque per evitare l’accretismo placentare va alla base: “Il cesareo comporta rischi di mortalità e morbilità tre volte superiori al parto spontaneo. Nel nostro reparto da oltre un anno è presente un ambulatorio dedicato esclusivamente alle donne precesarizzate. Qui le partorienti vengono invogliate, qualora le condizione lo permettano, a partorire spontaneamente. Qualora non fossero d’accordo le donne precesarizzate dovranno firmare un consenso informato nel quale dichiarano di aver scelto di essere ricesarizzate. Occorre dire infine che ormai all’interno dell’Ospedale Civico, oltre il 10% delle donne precesarizzate partoriscono spontaneamente, anche dopo aver avuto due precedenti cesarei”.

 

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