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Dal palazzo

L'intervista di Insanitas

Emergenza Covid, Pomara: «Obbligo vaccinale per tutti, scuole ultime a dover essere chiuse»

Il componente del Cts siciliano: «Super Green Pass? Sì, ma con “super controlli”. Contrario all'uso indiscriminato dei tamponi rapidi: nei ricoveri in caso di negatività serve un molecolare di conferma. Guai a sottovalutare Omicron, sta congestionando il sistema sanitario. Concentriamoci sui positivi sintomatici».

Tempo di lettura: 6 minuti

C’è in atto un braccio di ferro tra lo Stato, le Regioni e i Comuni sull’apertura delle scuole che molti sindaci vedono come un azzardo in questo contesto di alta diffusività del virus Sars-Cov-2. Di contro, però, secondo il parere di molti esperti del settore, il diritto all’istruzione non può essere disatteso ancora ed è su questa linea che Stato e Regioni cercano di muoversi. Abbiamo parlato di questa situazione e del contesto epidemiologico attuale con Cristoforo Pomara, professore ordinario di “Medicina Legale” dell’Università di Catania e membro del Comitato Tecnico Scientifico siciliano.

È favorevole al ritorno a scuola in Dad?
«In linea di massima no. Condivido la linea del Ministro Bianchi e del Presidente del Consiglio, perché la scuola è il front office di un intero Paese ed è l’ultima che deve essere chiusa. Se chiudiamo il Paese, per decongestionare il sistema sanitario, di conseguenza chiudiamo anche la scuola. Dal mio punto di vista, il problema di base non riguarda il fatto che dobbiamo combattere la variante Omicron o la Delta, ma l’eccessiva socializzazione che mette il sistema in sofferenza».

Ciò anche se la campagna vaccinale per minori sta andando a rilento?
«Sì assolutamente, secondo il mio pensiero se io posso andare al bar o alla lottomatica devo obbligatoriamente andare a scuola. L’obbligo vaccinale, invece, andrebbe esteso a tutte le fasce di età. L’Italia può dare questo segnale a livello Europeo perché il nostro è un Paese maturo, siamo ad un livello di vaccinazione eccezionale rispetto al resto dell’Europa, non credo che il Paese non sostenga un’ipotesi o un’idea del genere, non capisco quali siano le sacche di resistenza politica in tal senso».

A questo punto, come procederebbe con la campagna vaccinale anti Covid in Italia?
«Ribadisco che il vaccino per me dovrebbe essere obbligatorio per tutte le fasce d’età, infatti, attualmente ricordo che il virus corre sulle gambe dei soggetti che hanno tra i 6 e i 19 anni. Per me l’obbligo vaccinale dovrebbe continuare ad essere correlato a misure intelligenti come quella del super Green Pass che dovrebbe essere reso obbligatorio per tutte le attività della vita di comunità. Immagini un non vaccinato nella sala di attesa di una commissione di invalidi civili. Quindi sono d’accordo con le restrizioni disposte dal Super Green Pass ma di conseguenza ci dovrebbero essere anche dei “super controlli”, che sono una grave lacuna della lotta al Covid».

Cosa farebbe per arginare l’attuale situazione?
«In questo momento, in molte regioni italiane, è necessario decongestionare il sistema sanitario. Per farlo è necessario andare nelle zone di pertinenza, quindi arancione e rosso per tutto il Paese, mettendo le scuole in Dad e la pubblica amministrazione in smart working. Anche se ormai i parametri di colorazione fissati dal governo sono superati, andrebbero rivisti come andrebbero riviste anche le premialità e le misure restrittive tra chi è vaccinato, chi non lo è e rispetto a coloro che non hanno completato il ciclo vaccinale»

Ultimamente l’utilizzo dei tamponi rapidi in Sicilia è stato al centro di varie polemiche, lei che ne pensa?
«Sull’utilizzo dei tamponi rapidi mantengo fermo il mio pensiero che non è cambiato in questi anni in cui mi sono espresso sul tema. Ritengo che i tamponi rapidi di ultima generazione debbano essere utilizzati nei contesti appropriati cioè su target individuati e specifici come personale sanitario ed ospiti di Rsa, e utilizzati attraverso un preciso criterio clinico, epidemiologico e anamnestico. Naturalmente nei contesti da mettere in maggiore sicurezza è importante la conferma obbligatoria del tampone molecolare. Per cui se devo ricoverare un soggetto e il suo il tampone rapido risulta positivo non c’è bisogno di conferma molecolare come criterio di garanzia. Se il tampone è negativo devo confermare con il molecolare se voglio ricoverare questo soggetto»

In realtà, ci risulta che molti direttori sanitari stiano continuando ad effettuare tamponi molecolari per il ricovero in ospedale nonostante le diverse indicazione dell’assessorato alla Salute
«Condivido la scelta e la prospettiva di questi direttori sanitari. Inoltre da medico legale ricordo che la responsabilità civile, e talora anche penale, di un cluster sviluppato in ospedale è di chi si assume appunto la responsabilità di basare la sua diagnosi su un tampone rapido di ultima generazione, il quale sappiamo essere bucato in oltre il 40% dalle varianti del virus. Pertanto, dal punto di vista dell’attuale disciplina, se ne assume la responsabilità in termini di risarcimento civile e di responsabilità penale, a meno che non sia certificata l’impossibilità da parte del sistema di poter fare il molecolare. A questo punto si dovrebbe poi capire a monte il problema che non ha permesso di mettere a regime tutto il sistema di monitoraggio. In questo senso, quindi, sono favorevole al tampone rapido come lo sono sempre stato, ma usato con raziocinio. Fare il tampone rapido di ultima generazione per andare a cena con gli amici non ha più senso, così come non ha più senso il contact tracing, perché se dal punto di vista epidemiologico è vero che dobbiamo combattere questa diffusione eccezionale del virus, allora dobbiamo concentrare le nostre forze soltanto sui positivi sintomatici. Gli altri sono asintomatici positivi e quindi immunizzati non fanno male a nessuno, è come se fossero dei neo vaccinati con la migliore copertura immunologica possibile».

I vaccinati con seconda dose che ancora non hanno fatto la terza potrebbero essere un problema?
«Se i tempi non sono ancora maturi per fare la terza dose vuol dire che sono ancora all’interno della finestra immunologica quindi all’interno dei 4 mesi, in cui si stima che l’88% e oltre il 90% delle persone immunizzate con due dosi siano coperte dal rischio di malattia grave e dall’ospedalizzazione»

I soggetti più a rischio sono sempre i non vaccinati…
«I non vaccinati e coloro che sono abbondantemente fuori dalla finestra immunologica, anche se chiunque abbia avuto contatto con un vaccino mantiene comunque un minimo effetto di protezione grazie alla memoria immunologica, altrimenti avemmo un’ecatombe. Lo dicono i numeri ed è acclarato che il vaccino funziona molto bene, con percentuali stratosferiche. Ci tengo però a precisare che bisogna sempre razionalizzare i contesti e non ritengo che Omicron sia una variante innocua. Ieri l’Oms ha diffuso il dato secondo il quale entro un mese il 50% della popolazione europea sarà affetta da Omicron. Noi siciliani siamo 5 milioni di siciliani, il 50% è pari a 2,5 milioni di persone. Immaginiamo che Omicron agisca soltanto sul 20% di questa popolazione perché sono i soggetti non vaccinati, soggetti scoperti dalla finestra immunologica, coloro che non hanno completato il ciclo vaccinale e i no responder. Di questo 20% il 3% finisce in ospedale, non sono numeri da poco, perché al di là della gravità della malattia, queste persone occuperanno posti letto congestionando il sistema sanitario. Per quanto mi riguarda, quindi, il tema non è se Omicron sia più benevolo rispetto al passato, perché da analista del rischio sono abituato a calcolare quanti ospedalizzati crea la variante e nell’arco di quanto tempo. È necessario parametrare questi valori in base al sistema sanitario di riferimento, che deve restare aperto anche per tutti gli altri. In sintesi, bisogna calcolare con numeri alla mano se il nostro sistema regge contro una diffusività così alta, proprio per far sì che il sistema stesso regga sempre e comunque».

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