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ASP e Ospedali

L'intervista a Tiziana Maniscalchi

Emergenza Covid a Palermo, in attivazione nuovi posti letto

La neo coordinatrice dei posti letto Covid di città e provincia sottolinea ad Insanitas: «In questi ultimi giorni si sono ridotti gli accessi ai pronto soccorso, ma bisogna avere un margine nel caso di una nuova impennata dei contagi».

Tempo di lettura: 5 minuti

PALERMO. La settimana scorsa l’emergenza si è nuovamente abbattuta sugli ospedali di Palermo e provincia, con file di ambulanze che attendevano fuori dai nosocomi per poter affidare ai medici i pazienti trasportati. L’ospedale Cervello e quello di Partinico, che accolgono i pazienti Covid, sono ormai pieni; una situazione analoga si registra anche a Termini Imerese. Proprio per cercare di ovviare a questa situazione è stata nominata coordinatrice dei posti letto Covid di Palermo e provincia Tiziana Maniscalchi (nella foto), direttore facente funzioni del pronto soccorso Covid dell’ospedale “Cervello”, con il compito di distribuire i posti letto per intensità di cure dei pazienti affetti da Covid e di ottimizzare le risorse e le attività dei reparti interessati per contenere l’overbooking. Abbiamo parlato con lei per capire come agirà nei prossimi giorni.

Ad oggi com’è la situazione degli ospedali?
«In questo momento si sono ridotti gli accessi, per cui la situazione è abbastanza governabile. Avevamo già notato, negli ultimi 4 giorni, una riduzione degli accessi al pronto soccorso che ci sta aiutando, vogliamo pensare che questo miglioramento sia dovuto all’istituzione della “zona rossa”. La diminuzione degli accessi al pronto soccorso determina, infatti, anche una riduzione della pressione su posti letto e terapie intensive, ed è per questo motivo che lo riteniamo il parametro da monitorare per calcolare la pressione sugli ospedali».

Ci sono posti letto liberi all’ospedale “Cervello”?
«Il “Cervello” non ha mai avuto posti letto liberi, perché essendo un Hub il numero degli stessi è molto fluido per definizione, infatti, prima di mandare un paziente al Policlinico, ad esempio, lo tratteniamo nei nostri posti. Da quando è scoppiata la pandemia l’Utir (Terapia Intensiva Respiratoria o Subintensiva) del “Cervello” non mai avuto un posto libero. Anche quelli di Partinico è inutile calcolarli, perché noi abbiamo sempre lavorato sul turn over».

All’ospedale “Civico” e al Policlinico “Giaccone” sono sotto pressione?
«Anche al Civico e al Policlinico i posti letto sono pieni, la situazione è sotto gli occhi di tutti, abbiamo riempito ciò che si doveva riempire, proprio per questo ho avuto il nuovo incarico, perché è molto importante lavorare sul turn over, cioè dobbiamo sapere quanto tempo sta il paziente e se è adeguatamente ricoverato o può andare al covid hotel, ad esempio. Oppure un anziano che è migliorato, piuttosto che restare in un posto per malati acuti viene mandato in una RSA, dobbiamo giostrarci in questo modo».

Che provvedimenti ha preso, quindi?
«Avendo avuto percezione della situazione a causa dell’aumento degli accessi in pronto soccorso, ho chiesto l’apertura di altri posti letto, perché una dimissione o un decesso non possono bastare per l’urgenza o per l’impennata dei contagi. Posso gestire i posti letto sugli eventi prevedibili, non per quelli imprevedibili, quindi è chiaro che bisogna avere un margine per l’imprevedibilità come l’impennata dei contagi improvvisa, la casa di riposo in cui scoppia un focolaio oppure la nave in rada che porta 10 positivi: questi eventi devono essere calcolati preventivamente. I posti letto si attiveranno nei prossimi giorni in maniera sequenziale, da oggi ne ho altri 8 al Policlinico che diventeranno 17, i nostri 32 posti di Utin faranno una successione progressiva per dare una giusta risposta ai pazienti. È necessario, quindi, precedere di almeno dieci giorni quando noi ci troviamo già in una situazione di gravità, che in questo momento non c’è, anche se siamo in una fase di forte stress, altrimenti non avrei i pazienti in pronto soccorso, anche se spesso accade perché attendiamo per un’allocazione precisa. Pertanto un malato che deve andare in Utir è inutile mandarlo al reparto di malattie infettive, attendo che si liberi il posto giusto per lui. Questo è un lavoro talmente fluido che diventa difficile cristallizzare tutto in una giornata».

Quindi il problema secondo lei è relativo in questo momento?
«Sì, perché il problema maggiore si presenta quando si riempiono le terapie intensive, cosa che invece non si sta verificando, anche perché abbiamo avuto meno anziani, riduzione che abbiamo cominciato a notare già da due settimane sicuramente grazie alla vaccinazione, anche se poi improvvisamente sono aumentati di nuovo a causa dei contagi intrafamiliari, infatti è evidente che la gente si vede in casa perché il novantenne non se ne va in giro, questo periodo delle feste noi lo risentiamo ogni volta. Per cui, il calo di accessi degli anziani ci ha dato il falso valore dell’aumento del contagio tra i giovani, in realtà era una riduzione degli anziani. Devo dire che, però, nelle ultime settimane abbiamo notato anche una percentuale notevole degli accessi in generale».

La cura con gli anticorpi monoclonali vi sta aiutando con la riduzione dei posti letto?
«Abbiamo somministrato i monoclonali a circa trenta pazienti e sono tutti a casa. Solo tre di questi erano ricoverati ma sono tornati a casa dopo un paio di giorni di ricovero. I farmaci quindi stanno andando bene e questo è un altro elemento che ci fa ben sperare, perché i pazienti trattati sono tutti ultrafragili e noi vogliamo pensare che il fatto di non averli ricoverati sia stato merito dei monoclonali. Inoltre, i nostri dati sono assolutamente in linea con la letteratura scientifica prodotta in merito, perché il beneficio nella prima fase della malattia c’è stato, lo stiamo riscontrando, ma purtroppo non possiamo testarlo su altre tipologie di pazienti perché ancora non ce lo permettono».

Cosa si augura per il prossimo futuro?
«I vaccini e la riduzione dei contagi non devono farci abbassare la guardia perché chiaramente siamo ben lontani dall’essere Covid-free e questo dipende dalla sensibilità di ognuno di noi, perché al di là di ogni imposizione che arriva dall’esterno noi dobbiamo stare attenti. Il fatto che sia iniziata la campagna vaccinale non ci rende tutti liberi. Gli operatori sanitari siamo ancora tutti con tute e mascherine, stiamo attenti anche se siamo vaccinati, perché il vaccino non ci protegge dalla circolazione del virus».

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