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Emergenza Coronavirus, Amato: «Reintrodurrei il medico nelle scuole»

14 Settembre 2020

L'intervista al presidente uscente dell'Ordine dei Medici di Palermo, candidato nella lista "Amato presidente", il quale sottolinea pure: "In una sfida elettorale tra medici, in generale sono un sostenitore incallito della neutralità politica come principio deontologico".

 

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PALERMO. «In tema Covid e scuole, oltre al rispetto delle regole governative trasmesse ai presidi, installerei in ogni istituto termoscanner e reintrodurrei il medico nelle scuole».

Lo afferma Toti Amato (nella foto), presidente uscente dell’Ordine dei medici di Palermo e candidato nella lista “Amato Presidente”. A proposito della competizione elettorale in corso negli OMCeO siciliani, sottolinea: «In una sfida elettorale tra medici, in generale sono un sostenitore incallito della neutralità politica come principio deontologico».

Riaprono le scuole, bisogna preoccuparsi?
«La riapertura delle scuole era un passo necessario. In altri Paesi europei dove lo hanno già fatto, i focolai sono stati amministrati con provvedimenti restrittivi e poi sono rientrati. Anche in Sicilia accadrà la stessa cosa, ci saranno nuovi casi ma la ripartenza delle attività didattiche tradizionali è fondamentale. Nel periodo delle lezioni a distanza, nonostante le difficoltà iniziali e in una condizione emotivamente nuova anche per loro, gli insegnanti sono stati capaci di creare una didattica nuova, garantendo il diritto all’istruzione. L’approccio è stato difficile e ci ha reso più consapevoli che un Covid continua a circolare nella nostra vita quotidiana, ma porterà buoni frutti.
Siamo passati ad una fase di sorveglianza e consapevolezza che il Covid è tra noi e continua a circolare. Se non vogliamo fare salire la curva epidemica, il rispetto della quarantena e delle regole di igiene personale e delle mani, sanificazione degli ambienti, distanziamento interpersonale e uso delle mascherine devono fare parte della nostra vita quotidiana. Dopo l’aumento dei contagi dovuto al periodo di vacanze estive, con la riapertura delle scuole, la sfida è evitare che i più giovani possano contagiare le persone più vulnerabili».

E la risposta dei medici?
«In una condizione di forte stress professionale la partecipazione in e-learning è stata larghissima. La formazione non si è mai fermata, anzi è stata implementata. Tempestivamente, dall’inizio dell’emergenza sanitaria nel giro di una ventina di giorni abbiamo formato circa 5000 discenti sul biocontenimento tra medici, professionisti della sanità, personale della Polizia, dei carabinieri nas, della guardia di finanza, guardia costiera e capitaneria di porto, e i medici Usmaf del territorio. In una seconda fase abbiamo coinvolto anche i dirigenti della Regione e i coordinatori ed elicotteristi del 118».

Una volta finita l’urgenza Coronavirus, la didattica virtuale potrebbe essere mantenuta?
«Certamente, ma sono convinto che la tecnologia multimediale per quanto sia una preziosa alleata non può e non deve sostituirsi alla didattica di presenza che può assicurare quella dinamicità e che videolezioni, webinar o videoconferenze non possono garantire. Soprattutto, nelle scuole per i minori più fragili che vivono in contesti già svantaggiati e di marginalità sociale e di disuguaglianze educative.  Senza socialità non può esserci una buona collaborazione scuola-famiglia, che è indispensabile, ma se un ragazzo si rompe una gamba ed è costretto a letto, la digitalizzazione gli permette di stare al passo con le lezioni. Oggi sappiamo che un modello didattico alternativo è possibile, ma per renderlo efficiente servono investimenti che tengano conto anche dell’autonomia degli studenti e delle famiglie nella gestione delle nuove tecnologie. Non bisogna trascurare tutti quegli studenti che non sono riusciti a seguire le lezioni per motivi di connessione e la mancanza di strumenti».

Suggerimenti per il futuro?
«In tema Covid e scuole, oltre al rispetto delle regole governative trasmesse ai presidi, installerei in ogni istituto termoscanner e reintrodurrei il medico nelle scuole. Non un medico anti covid ma un medico scolastico stabile per garantire l’immediata individuazione di un caso sospetto e scongiurare un focolaio. A emergenza superata, in tema salute è l’unico vero collegamento tra scuola, medico curante e famiglie. Convinto che nell’impegno dello scambio generazionale, formazione e alta formazione siano sempre la grande leva di crescita professionale e di sviluppo della sanità, per il futuro ci sono dei punti fermi su cui bisogna continuare ad insistere: lo sviluppo di reti interforze, nazionale e regionale, come abbiamo già sperimentato in piena pandemia e della telemedicina. Non dimentichiamo che il progresso è passato attraverso le reti. Allo stesso modo, in sanità è necessario un nuovo modello di connessione territorio-ospedale, dove l’anello di congiunzione è rappresentato dai distretti e dai dipartimenti di prevenzione delle Asp. Una cornice strategica di sviluppo che può ridare linfa ai giovani medici, con contratti regolari e welfare adeguato, evitando la loro fuga verso il privato o l’estero».

Gli Omceo sono in fase di rinnovo degli organi statutari.  Registriamo un grande fermento.
«Riguardo al rinnovo degli Ordini, qualsiasi competizione rappresenta un fase di riflessione per migliorare la performance degli obiettivi e dell’impegno. In una sfida elettorale tra medici, in generale sono un sostenitore incallito della neutralità politica come principio deontologico».

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