Dal palazzo

Ha vinto il Tridente d'oro 2017

Edema polmonare, taravana e fisiopatologia dell’immersione: intervista al medico e ricercatore Cialoni

Durante la "Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee” che si è svolta ad Ustica è stato insignito del "Tridente d'oro 2017".

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«L’edema polmonare e il taravana sono causati anche dalla genetica». Lo afferma  il “Tridente d’Oro 2017” (premio creato nel 1960 e considerato il “Nobel delle attività subacquee”) Danilo Cialoni, odontoiatra e chirurgo orale romano, appassionato del mondo sottomarino, che ha ottenuto l’importante riconoscimento durante la “Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee” che si è svolta ad Ustica.

L’evento è stato organizzato dall’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee con la collaborazione del Comune di Ustica, dell’Area Protetta di Ustica e della Sopraintendenza del Mare. A Cialoni è stata conferita pure l’onorificenza di cittadino onorario da parte del sindaco di Ustica Attilio Licciardi che lo ha premiato insieme al sopraintendente del Mare della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa.

L’edema polmonare consiste nell’aumento dei liquidi nello spazio extravascolare (interstizio e alveoli) a livello del parenchima polmonare del subacqueo, il taravana, invece, si può manifestare nel corpo del subacqueo in vari svariati modi, come ad esempio, la perdita dell’equilibrio. A causare questi disturbi sarebbe la formazione di bolle causate dall’eccesso di azoto e dall’assenza di ossigeno nell’ambiente.

Cosa si prova ad essere Tridente d’Oro 2017?
«Ovviamente emozione e soddisfazione ma soprattutto un grande piacere nel vedere che tutti gli sforzi fatti in quasi 20 anni di studio vengano riconosciuti».

Può riassumerci le sue ricerche? 
«Nei primi anni mi sono occupato soprattutto di studiare le patologie che colpiscono i praticanti di apnea, poi sono stato coinvolto dal DAN Europe Foundation in molti studi anche in ambito SCUBA diving. Utilizziamo protocolli diversi, definiti caso per caso con specialisti dei vari settori (cuore, polmone, ecc…). Tutti i dati subiscono poi un processo approfondito di analisi statistica ed un confronto con i tanti colleghi che collaborano con noi. Se i dati raccolti sono interessanti vengono pubblicati in articoli di riviste scientifiche. Prima però vengono sottoposti al processo di peer review (valutazione e selezione degli articoli o dei progetti di ricerca effettuata da specialisti del settore per verificarne l’idoneità alla pubblicazione o al finanziamento) da specialisti esterni al progetto. Infine, se tutto va bene, si giunge alla pubblicazione. Questo è l’unico modo che può dare valore scientifico ai dati raccolti. Ho iniziato seriamente ad occuparmi di ricerca in ambito subacqueo nel 2001 dopo che io stesso sono stato colpito da un grave edema polmonare. Prima di quel momento i meccanismi con cui il fenomeno si manifestava e i suggerimenti si ignoravano ed erano vaghi e poco specifici, così ho deciso di impegnarmi in prima persona».

Cosa ha scoperto attraverso i suoi studi?
«Vi sono predisposizioni genetiche nei soggetti sensibili ai disturbi. L’assenza di sforzi ed un buono stato di riscaldamento e di rilassamento possono evitarli».

Ha riscontrato difficoltà nella sua attività di ricerca?
«Studiare gli ambienti estremi ti espone a mille difficoltà, anche i test più semplici divengo complicati o impossibili, ma questo è anche il bello e il fascino di questo lavoro. I primi anni ho avuto un po’ di difficoltà ad acquisire credibilità tra i colleghi più esperti, ma con il tempo, il susseguirsi di pubblicazioni e di presentazioni ai convegni internazionali si è chiarita la serietà del nostro lavoro. Abbiamo anche avuto il riconoscimento come miglior lavoro scientifico per ben tre anni consecutivi e su tre argomenti diversi al convegno internazionale di medicina iperbarica “EUBS”».

Lei, prima di tutto, è un odontoiatra. C’è un legame scientifico tra odontoiatria e fisiopatologia dell’immersione?
«Abbiamo alcuni lavori specifici in cui odontoiatria e immersione si incrociano, soprattutto legati al legame tra dentizione e capacità di compensazione. Ma, se devo essere onesto, nonostante la mia origine odontoiatrica, gli aspetti di fisiopatologia respiratoria o patologie come il Taravana (la malattia da decompressione dell’apneista) mi appassionano molto di più».

Quali sono i suoi futuri progetti scientifici?
«Sto lavorando ad un progetto chiamato Ski Scuba Space che ci porta verso la fisiologia comparata di questi tre ambienti particolari: lo scii sulla neve, l’immersione sottomarina e la navigazione nello spazio».

Cialoni, classe 1967, vive a Pisa, è sposato con Valentina ed è papà di due bambini: Riccardo e Greta. È membro del gruppo scientifico di apnea academy (apnea academy research). Tra il 2002 ed il 204 è medaglia d’argento al Trofeo Internazionale città di d’Andorra, e bronzo in altre due gare internazionali di apnea partecipa anche come security divers al campionato mondiale di apnea ad Ibiza che sarà vinto proprio dalla nazionale di apnea.  Nel 2008 entra a fare parte del gruppo di ricerca internazionale chiamato DAN Europe Research, area scientifica del “Diving Alert Network” . Attualmente è ricercatore nei programmi Horizon 2020 “Phypode”, “Caddy” e “Green Bubbles” finanziati dall’Unione Europea.

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