luigi bizzini

«Ecco il ruolo di noi radiologi, in trincea ai tempi del Coronavirus»

3 Maggio 2020

Insanitas ha intervistato il direttore ff. dell'UOC, di Radiologia, P.O. Gravina di Caltagirone –ASP3 di Catania, Luigi Bizzini (nella foto).

 

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La radiologia ha un ruolo importante nella pandemia Covid19 per offrire attraverso l’immaging puntuali e precise informazioni ai clinici circa i possibili focolai di polmonite e l’entità del danno sul parenchima polmonare.

Insanitas ha intervistato il direttore ff. dell’UOC, di Radiologia, P.O. Gravina di Caltagirone –ASP3 di Catania, Luigi Bizzini (nella foto).

In Radiologia cos’è cambiato con il Covid19?
«La logistica innanzitutto. Abbiamo creato due percorsi separati di accesso: uno esclusivo per i pazienti sospetti Covid19 e l’altro per il resto dell’utenza. Inoltre una TAC  è stata riservata ai pazienti con sospetto contagio e l’altra ai restanti, ovvero i politraumatizzati, gli Stroke, gli oncologici e i ricoverati inviati dai vari reparti. Tutti gli ambienti vengono quotidianamente sanificati, anche quelli dove non entrano pazienti Covid. Inoltre, giornalmente il personale viene suddiviso in due gruppi: uno si occupa dei pazienti con Coronavirus, l’altro delle altre prestazioni».

Avete previsto anche per i pazienti Covid19 ricoverati in Malattie Infettive, personale di radiologia dedicato ai controlli…
«Sì, il monitoraggio diagnostico su questi pazienti vede dedicato oltre che, un apparecchio radiografico portatile in Malattie Infettive, anche un tecnico di radiologia dedicato ad espletare le indagini radiologiche sui degenti in tale reparto».

Cosa risponde all’utenza che teme di recarsi in ospedale per paura di contagio?
«I percorsi ospedalieri sono differenziati e assolutamente sicuri. Non vi è alcun rischio e anzi sarebbe opportuno che chi necessita di cure si rivolgesse serenamente all’ospedale per non vedere aggravarsi le patologie. Penso, soprattutto, agli acuti e a quanti desistono dal recarsi al Pronto Soccorso anche in presenza di sintomi importanti».

Finora quanti pazienti con sospetta infezione Covid sono passati dalla vostra radiologia?
«Circa centocinquanta».

Il ruolo del radiologo qual è esattamente in questo contesto?
«Quello di effettuare diagnosi radiologica, con RX o con TAC del torace- anche se preferiamo sempre la seconda, perché ha una potenza diagnostica nettamente superiore e ci da un porzione più completa del quadro- per orientare il clinico sulla presenza di polmonite interstiziale, tipica, ma non esclusiva del Coronavirus».

Il passaggio radiologico è obbligato?
«È riservato a soli pazienti sintomatici, soprattutto quelli che presentano difficoltà respiratorie, quali dispnea (fame d’aria), o problemi di saturazione di ossigeno».

Nonostante l’emergenza il vostro carico di lavoro non è aumentato…
«No, perché complessivamente sono diminuiti gli accessi di base, nonostante noi siamo anche centro Stroke unit e continuiamo, comunque, a garantire le prestazioni oncologiche».

Qual è la cosa che più l’ha colpita in questa fase rispetto ai vostri pazienti Covid sospetti o positivi?
«La paura dei pazienti, non tanto per se stessi quanto per i propri cari. Tutti temono di aver potuto esporre i propri affetti al contagio».

L’impatto emotivo del Covid19 sul suo personale?
«All’inizio eravamo tutti abbastanza preoccupati- soprattutto perché si tratta di una minaccia nuova- di portare il virus a casa e trasmetterlo ai nostri cari, ma appena abbiamo metabolizzato la situazione, ci siamo rasserenati. Nel nostro caso le direzioni generale e sanitaria hanno avuto un ruolo importante per la nostra serenità, perché ci hanno messo in condizione di lavorare in sicurezza».

La ASP 3 di Catania è un’azienda che ha protetto i suoi lavoratori dunque…
«Assolutamente sì. Non ci sono mai mancati i DPI e, soprattutto, l’aver previsto la sanificazione dei locali quotidianamente- anche dei percorsi non Covid- è stato determinante per la nostra sicurezza e per lavorare tranquilli. Lungimiranza che è stata premiata, perché ad oggi qui nessuna persona impiegata in radiologia, tecnico, medico, infermiere, o Oss è risultata positiva al tampone».

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