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Dottoressa violentata, il progetto dell’Ordine di Palermo: «Un app per inviare Sos e garantire la sicurezza nelle guardie mediche»

20 Settembre 2017

L'appello del presidente Toti Amato

 

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PALERMO.  «Un’altra aggressione alla guardia medica. Basta violenza. Organi preposti e istituzioni devono intervenire con urgenza mettendo in campo gli strumenti necessari. Il servizio di guardia medica è parte integrante del sistema sanitario nazionale alla stregua degli ospedali. È disonorevole continuare a considerarlo come una “solitaria” diramazione territoriale perché nei fatti è ciò che succede, nonostante le nostre denunce e la nostra disponibilità a fare la nostra parte».

Così Toti Amato (nella foto), presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo sull’aggressione ai danni della dottoressa violentata durante il turno alla guardia medica di Trecastagni, a cui rivolge la sua solidarietà per l’atto criminoso nell’esercizio della sua professione.

«Chiederò un immediato incontro al Prefetto- sottolinea il presidente- perché sia accolto finalmente il nostro progetto ‘Savelife’, già proposto nel 2015 al prefetto e questore pro tempore, ma mai realizzato per mancanza di fondi. La sicurezza dei medici è priorità non più procrastinabile e le istituzioni devono dare gli strumenti necessari. I medici sono sempre in prima linea nella tutela di chi ha bisogno, ma questo non li esime dallo stigmatizzare l’inefficienza delle istituzioni. Pur comprendendo le esigenze di risparmio, non possiamo più permettere violenze e offese ai professionisti della sanità».

Il progetto ‘Savelife’ prevede un’app per assistere i medici di continuità assistenziale durante il loro servizio, in grado di inviare, in caso di emergenza, una chiamata di sos con la posizione del medico, foto e video.

«Ormai siamo alla soglia di un bollettino di guerra– dice Amato- È da anni che denunciamo il pericolo delle aree di continuità assistenziale, soprattutto per le donne, che svolgono il loro lavoro di notte e in condizioni non protette. Le guardie mediche sono aree pericolose dove è in gioco la vita umana e non possono rimanere sguarnite di tutela».

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