Donna operata alla gamba sbagliata, parla l’avvocato: «Andremo fino in fondo, qualcuno dovrà risponderne»

28 Maggio 2016

Prima udienza del processo a due medici del Garibaldi di Catania accusati di lesioni aggravate. L'avvocato della giovane: «Ho richiesto la citazione in giudizio come responsabile civile dell’ospedale. Il problema è che nessuno vuole assumersi la responsabilità di quanto è accaduto. Assessorato alla Salute ed Ordine dei medici cosa aspettano ad intervenire?».

 

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CATANIA. Nessuna urgenza, era un intervento chirurgico di elezione. In sostanza poteva essere studiato nei dettagli e invece è stato frutto di «imperizia e negligenza». Parole, queste, pronunciate dal pm Alfio Gabriele Fragalà durante la prima udienza del processo a due medici accusati di aver sbagliato la gamba da operare alla paziente.

Alessandra, è un nome di fantasia per tutelare l’identità della ragazza, aveva 20 anni quando è entrata in sala operatoria all’ospedale Garibaldi di Catania. Era il giorno del suo compleanno, non potrà mai dimenticarlo.

Aveva fatto tutti gli accertamenti necessari per sottoporsi ad un intervento chirurgico al legamento crociato e al menisco della gamba destra ma una volta in sala operatoria, i medici Domenico Borrello e Pietro Barbaro, le hanno operato la sinistra.

“Signora, mentre stavamo operando, al tatto, toccandole la gamba abbiamo percepito che era più urgente intervenire sulla sinistra”. Sì, avete capito bene… al tatto. E così hanno prelevato cinque centimetri di tendine dall’arto sbagliato, procurando alla ragazza, che oggi ha 23 anni ed è mamma di un bimbo di pochi mesi, un danno permanente. Danno non solo fisico ma anche psicologico, infatti, secondo perizia la donna è affetta da un disturbo post traumatico da stress acuto.

Dopo quell’errore è cambiata la sua vita e quella della sua famiglia. Insieme al marito faceva parte di una cooperativa di coltivazione di pomodori a Pachino ma da tre anni, Alessandra, non è più nelle condizioni di lavorare. Forse in pochi lo sapranno ma per coltivare pomodori bisogna stare seduti sulle ginocchia e lei non può più farlo.

L’udienza, davanti al Tribunale monocratico di Catania, è stata rinviata al 12 ottobre ed intanto «ho richiesto la citazione in giudizio come responsabile civile dell’ospedale Garibaldi- afferma l’avvocato Dario Pastore che sta difendendo la ragazza- Il problema è che in questo caso nessuno vuole assumersi la responsabilità di quanto è accaduto, ma qualcuno dovrà risponderne. Andremo fino in fondo. Nel processo si sono costituiti parte civile anche Codacons e Prolegis. Noi invitiamo pure l’assessorato regionale della Salute a farlo, è ancora in tempo».

E ancora: «Una domanda sorge spontanea- incalza il legale Pastore- L’Ordine dei Medici di Catania davanti ad un simile errore sta in silenzio? Dietro le quinte? È un danno di immagine per tutti, sarebbe utile che intervenisse come è nei suoi poteri fare».

I due medici sono imputati per lesioni aggravate ma durante questa prima udienza i loro difensori si sono astenuti.

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