Donna morta dopo l’aborto, gli ispettori ministeriali “assolvono” i medici del Cannizzaro

24 Ottobre 2016

«Non vi fu obiezione di coscienza», scrive la task force nella relazione preliminare inviata a Beatrice Lorenzin

 

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Un «evento abortivo iniziato spontaneamente, inarrestabile, trattato in regime d’emergenza» in una «paziente con trattamento adeguato per le condizioni di rischio dal momento del ricovero», in nessun modo «correlabile all’argomento obiezione di coscienza».

In sintesi, il contenuto della relazione preliminare della task force inviata dal ministro Beatrice Lorenzin “assolve”i medici che hanno assistito Valentina Milluzzo, la donna morta all’ospedale Cannizzaro di Catania il 16 ottobre dopo l’aborto di due gemelli.

Inoltre gli ispettori sottolineano che la donna era «in trattamento adeguato per le condizioni di rischio dal momento del ricovero» e aggiungono che le «prime valutazioni cliniche e il monitoraggio dei parametri vitali non evidenziano alcun dato anomalo». Infine, a Valentina sarebbero stati somministrati “farmaci appropriati” e il suo decesso sarebbe stato causato da  «un quadro septico e una coagulazione da consumo».

Tuttavia, prosegue l’indagine penale della Procura in seguito alla denuncia dei familiari di Valentina.

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