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Il tema

“Ditelo sui Tetti”: «No al suicidio medicalmente assistito, siano potenziate le cure palliative»

È l'appello lanciato dalla rete associativa durante il primo “The Care Day” che si è svolto a Palazzo dei Normanni

Tempo di lettura: 7 minuti

PALERMO. «All’Ars chiediamo che sia respinta al mittente la legge d’iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito proposta dall’associazione Coscioni. Mentre è opportuno spingere l’acceleratore sulla copertura del fabbisogno di cure palliative e assistenza domiciliare per i più fragili, come vera risposta al bisogno di chi ha una patologia inguaribile ma sempre curabile».

È l’appello fatto dalla rete associativa Ditelo sui Tetti durante il primo “The Care Day” che si è svolto a Palazzo dei Normanni. L’evento in contemporanea ha avuto luogo in altre otto regioni italiane: Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto.

All’iniziativa hanno aderito: la Società Italiana di Pediatria, la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la SIMEUP (Società Italiana Emergenza Urgenza Pediatrica) nella loro sezione siciliana e numerose associazioni tra cui Medici Cattolici, Centro Studi Livatino, Movimento per la Vita, Alleanza Cattolica, Forum Socio Sanitario, Accademia Baglio Sant’Agostino, Società Domani, Milizia dell’Immacolata, Associazione Siciliana Leucemie. Il seminario ha avuto il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Palermo e della Conferenza Episcopale Siciliana.

Il parere di “Ditelo sui tetti”

«Le cure palliative in Italia non sono ancora pienamente attuate e le differenze tra regioni, in termini di offerta, sono inaccettabili- commenta Nunzia Decembrino, coordinatore in Sicilia della rete associativa Ditelo sui Tetti- Dare la priorità alla legalizzazione del suicidio assistito, come richiede l’associazione Coscioni, quando ancora la presa in carico del paziente più fragile è frammentata e quindi, spesso, inefficace, non è corretto. Nessuna libertà di scelta vera può essere attuata senza una reale alternativa. Se il sistema sanitario fosse obbligato a erogare la morte in tempi certi e più rapidi di quanto non riesca a offrire cure, sarebbe una sconfitta per tutti. Si spalancherebbe la porta al pensiero che un cittadino con patologia cronica o inguaribile è un peso per la società, la sua dignità di vita verrebbe meno e sarebbe facile ricorrere alla scappatoia di accelerare la morte per non essere di peso ai propri cari».

Anziché curare il dolore dei malati e sostenere soprattutto i più fragili- per la rete- si starebbe imboccando la scorciatoia del loro abbandono: aiutandoli a morire. Dall’altra, l’associazione Coscioni si batte per ottenere una legge sulla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medialmente assistito in Italia con il fine di riconoscere la piena libertà di autodeterminazione anche alla persona malata.

L’importanzza di una rete di cure palliative

Un parere medico sul tema è stato espresso dal professore Sebastiano Mercadante, specialista in anestesia e rianimazione e in scienze della nutrizione e responsabile dell’U.O. Terapia del dolore e cure di supporto della clinica La Maddalena: «Dall’esperienza personale di trent’anni in uno dei più grandi centri in Italia che segue a domicilio siciliani sino alla fine, la richiesta di suicidio assistito o eutanasia è quasi nulla. Un paziente con un percorso corretto in termini di tempo e qualità in una rete di cure palliative difficilmente chiederà di anticipare la morte. In un’unità di cure palliative acute che ha ricoverato circa diecimila pazienti negli ultimi vent’anni non abbiamo avuto esplicite richieste».

Anche per Mercadante, quindi, la vera urgenza è entrare il prima possibile in una rete di cure palliative. Inoltre, pone l’accento sul dilagare di una scarsa informazione che riguarda l’argomento, oltre la confusione tra eutanasia, suicidio assistito e sedazione palliativa. In tutti e tre i casi sono trattati malati che si trovano in condizione di malattia inguaribile ma a fare la differenza è lo scopo, la modalità dei trattamenti, il somministratore, i farmaci utilizzati, la tempistica, il dosaggio.

«Lo scopo della sedazione palliativa assistita somministrata da un team- spiega Mercadante– è il controllo dei sintomi fisici e/o psichici fino alla fine della vita. A differenza nell’eutanasia, in cui la somministrazione è fatta dal medico, e nel suicidio assistito, dove è il paziente stesso a utilizzare il set preparato da un medico, il fine è la morte. In questi ultimi due casi i farmaci e il dosaggio sono letali, mentre nella sedazione palliativa sono proporzionati secondo bisogno del paziente. Non bisogna iniziare trattamenti sproporzionati rispetto alle aspettative, quindi sospenderli se sono afinalistici e se preconizzano accanimento terapeutico».

Inoltre Mercadante sottolinea: «Fondamentale è l’autonomia e diritti del paziente: il diritto di scegliere, di sapere, di prevenire i danni, scegliere un trattamento ma anche di rifiutarlo. Quindi la corretta informazione è indispensabile. La sedazione palliativa è un processo complesso che richiede grandi doti comunicative, competenza clinica, esperienza della grammatica etica e non può essere lasciata in mani e menti inesperte».

“La persona è sempre curabile”

Interviene anche Paolo Piro, presidente di “Società Domani”: «Con questo evento a Palazzo del Normanni abbiamo voluto avviare una riflessione per sottrarre il tema del fine vita a derive ideologiche e fondarlo su due principi: quello di precauzione e quello di difesa della vita della persona umana fino alla sua morte naturale. Esistono malattie inguaribili ma la persona è sempre curabile, fino all’ultimo momento, e di questo dobbiamo farci carico in modo umile».

Le cure palliative pediatriche

Diverso è l’approccio alle cure per i bambini rispetto agli adulti. «Si differenziano in molti ambiti dalle cure palliative rivolte al paziente adulto- spiega la dottoressa Rosaria Maria Basile, responsabile Hospice pediatrico Cure Palliative “Casa del bambino” Garibaldi di Catania- poiché devono modularsi alle peculiarità biologiche, psico-relazionali, cliniche, sociali, etiche e spirituali proprie del paziente pediatrico. Le cure palliative pediatriche iniziano al momento della diagnosi di malattia inguaribile e proseguono per tutto il periodo di cura, integrandosi al trattamento specifico della malattia in questione. Principio fondamentale delle cure palliative pediatriche è la visione centrata sul benessere del bambino, sulla proporzionalità delle cure, sul coinvolgimento dei genitori nella pianificazione delle cure, sulle migliori modalità di assistenza al bimbo inguaribile. Da tutto ciò si evince come lo sviluppo della rete di Cure palliative Pediatriche sia fondamentale per la presa in carico globale del paziente inguaribile e della sua famiglia che deve prevedere un’equipe multidisciplinare che possa rispondere ai bisogni dei bambini, sicuramente diversi da quelli degli adulti».

Nonostante la legge 38 del 2010 sancisce da oltre un decennio la specificità pediatrica la rete risulterebbe carente. «A livello nazionale su circa 30mila bambini inguaribili, solo il 15% riesce a usufruire delle cure palliative. La legge prevede la presenza di un Hospice pediatrico per regione in Italia ce ne sono otto, in Sicilia è presente a Catania e si attende che ne sorga un altro a Palermo».

Suicidio assistito bocciato in Veneto

Sulla norma sul suicidio medicalmente assistito avanzata dall’associazione Coscioni, il Veneto è la prima regione a discuterne ma proprio nei giorni scorsi la legge è stata bocciata. Nei vari consigli regionali si sta presentando la proposta di legge, con leggere variazioni del testo a seconda della regione, per consentire agli ospedali pubblici di dare ogni assistenza sanitaria e i farmaci perché persone malate possano suicidarsi.

Per ora, la campagna di raccolta firme si è conclusa con il deposito della proposta di legge in Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Veneto. Oltre a queste, anche Sardegna e Marche hanno depositato la stessa proposta, ma tramite l’iniziativa di alcuni consiglieri regionali. In Basilicata la proposta di legge è dovuta all’iniziativa di alcuni Comuni. Più recentemente, la raccolta firme è iniziata anche in altre Regioni.

Il parere del costituzionalista

Sugli interventi regionali sul fine vita il costituzionalista Giuseppe Verde non è d’accordo: «Si verrebbe a creare una disomogeneità normativa, la materia è di competenza statale e la Costituzione richiede uniformità di trattamento sull’intero Paese. Il rischio è che una norma locale possa produrre effetti anche fuori il proprio territorio. La regione che introduce il suicidio assistito potrebbe diventare meta di tutti coloro non possono farlo nella propria regione».

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