Salute e benessere

L'approfondimento di Insanitas

Disturbi dell’alimentazione, in Sicilia ne soffre 1 studente su 5

I dati di una ricerca condotta con un questionario nelle scuole da Ordine degli psicologi della Regione Siciliana, Unipa e Cnr.

Tempo di lettura: 11 minuti

Gli esperti l’hanno definita un’epidemia silenziosa, negli ultimi anni si assiste ad aumento esponenziale dell’incidenza sulla popolazione dei disturbi dell’alimentazione, con un evidente abbassamento dell’età della loro insorgenza coinvolgendo sempre più frequentemente individui in età preadolescenziale e persino bambini: in Italia il 40% dei disturbi del comportamento alimentare interessano 2 milioni di giovani. Secondo gli ultimi dati del ministero, in Sicilia le persone affette da disturbi dell’alimentazione sono aumentate del 30% rispetto al 2018.

Dati aggiornati sono arrivati dal questionario sottoposto in numerose scuole secondarie di secondo grado tra Palermo e provincia nell’ambito di una ricerca condotta grazie a un lavoro sinergico tra l’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana, il Dipartimento di scienze psicologiche, pedagogiche, dell’esercizio fisico e della formazione dell’Università degli Studi di Palermo e l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche.

Su un campione di 1.470 giovani, più di un adolescente su cinque ha risposto a un sondaggio sul tema della nutrizione e dei disturbi alimentari ottenendo un punteggio che, secondo gli esperti, può essere letto come un primo campanello d’allarme. Si tratta di casi per i quali un intervento preventivo permetterebbe di scongiurare un’evoluzione patologica del problema ed evitare di arrivare per esempio all’anoressia o alla bulimia.

Il gruppo di lavoro “I disturbi dell’alimentazione in Sicilia”, istituito nel 2020 presso l’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana si occupa di promuovere informazione ma anche ricerche e studi sulla tematica, coordinato dalla psicologa Rosalba Contentezza. Della situazione emersa si è parlato durante un convegno  a Palazzo dei Normanni, organizzato dall’Ordine regionale degli psicologi, in collaborazione con l’Ordine dei medici di Palermo, dal titolo “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, un’epidemia silenziosa. La situazione in Sicilia”, in occasione del mese del “Fiocchetto Lilla” dedicato alla sensibilizzazione su questa specifica patologia.

L’ordine degli psicologi, tramite il suo gruppo di lavoro, si è fatto promotore di una rete interistituzionale in grado di fornire contributi concreti per la realizzazione di progetti futuri. Un progetto di tre anni che, dopo una prima fase dedicata alla mappatura, poi all’analisi dei dati raccolti, oggi mira al mantenimento di un osservatorio permanente per dialogare con le istituzioni. Sul delicato argomento abbiamo intervistato la psicologa Rosalba Contentezza e la presidente dell’ordine degli psicologi Gaetana D’Agostino.

Dottoressa Contentezza, cosa emerge dalla ricerca del gruppo di lavoro “I disturbi dell’alimentazione in Sicilia”?
«C’è un’alta percentuale di soggetti che manifestano comportamenti patologici che hanno a che fare con il disturbo alimentare. I dati raccolti riguardano gli adolescenti tra 14 e 16 anni ed evidenziano una realtà preoccupante. Le statistiche sono solo la punta di un iceberg: c’è un sottodimensionamento di risposta. Esiste un problema nel reperimento dei dati effettivi, perché non tutti i pazienti arrivano al ricovero e quelli ricoverati non sempre sono diagnosticati correttamente. Poi, non sempre la persona con problemi si rivolge alle strutture pubbliche ma al privato e questo comporta la non valutazione di una buona fetta di popolazione. I dati emersi rilevano un’incidenza del 20% di comportamenti dichiaratamente patologici che hanno a che fare con un disturbo alimentare. Inoltre, si evidenziano altri dati che stiamo analizzando con il CNR e l’Università di Palermo relativi al bullismo e a cyber bullismo, all’alcool, al fumo, alla droga, agli atti auto lesivi e all’utilizzo dei Media e dei device».

Qual è l’obiettivo del progetto?
«La raccolta dei dati è iniziata nel 2023 nelle scuole di Palermo e provincia, sono oltre 2.000 gli adolescenti partecipanti al questionario. L’obiettivo è attivare quante più collaborazioni possibili fra mondo scientifico, della sanità e delle istituzioni scolastiche, al fine di avviare azioni di sensibilizzazione e orientare a protocolli di cura accreditati e adeguati. È attivo, già da anni, il tavolo tecnico permanente regionale creato dal Dipartimento attività sanitarie dell’assessorato della Salute diretto da Salvatore Requirez, ed è costituito da specialisti del settore e da un rappresentante delle associazioni di volontariato, oltre che dal dirigente del servizio 5 del Dasoe che ha la funzione di mantenere alta l’attenzione sul fenomeno e per predisporre le azioni necessarie. Peraltro, l’anno scorso ha contribuito alla stesura delle linee guida sui nuovi PDTA per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione per il trattamento dei DNA. Adesso, è importante includere nel tavolo le rappresentanze sanitarie, l’università, il CNR e i sistemi ordinistici per indirizzare in maniera oculata i fondi alla salute nel settore. Altri due aspetti su cui occorre puntare sono l’informazione e la formazione».

L’intento è avere dati rilevati dal territorio, per indirizzare gli investimenti necessari. Quale sarà lo step successivo?
«Alla prima fase di raccolta dei dati è seguita quella di divulgazione. L’intenzione è di avviare un dialogo con i rappresentanti istituzionali, al fine di attivare sinergie e azioni congiunte. Adesso ci auguriamo che si possa istituire un osservatorio permanente e nei tavoli tecnici regionali e nazionali venga riunita l’èquipe multidisciplinare, perché c’è bisogno di tutte le rappresentanze per occuparsi dei vari aspetti. Al momento, ci sono solo gli esperti di settore e i rappresentanti dei settori di cura».

In Sicilia esistono strutture per il trattamento dei DNA?
«Esistono piccole strutture che raramente coprono il terzo livello, vale a dire ricovero. E generalmente parliamo di esigui posti letto in reparti non dedicati, il tutto frutto esclusivamente della buona volontà dei professionisti strutturati. Non esiste a oggi comunità terapeutiche, centri residenziali dedicati né tantomeno un programma strutturato di prevenzione e formazione delle professioni sanitarie. In Italia abbiamo 28 strutture dedicate a questi disturbi e tutte concentrate al centro-nord. Questo fa crescere la migrazione sanitaria con una ricaduta economica sia per il sistema sanitario sia per la famiglia».

Gaetana D’Agostino

Presidente D’Agostino, cosa sono i disturbi alimentari?
«I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) sono caratterizzati da un’alterata relazione con il cibo e un’immagine distorta del proprio corpo. Questi fattori possono causare gravi danni alla salute fisica e mentale dell’individuo, compromettendone il benessere e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane. È importante sottolineare che tali disturbi non sono una scelta, ma vere e proprie patologie che necessitano di un trattamento adeguato. Se non trattati in tempo e con metodi adeguati, i disturbi dell’alimentazione possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute psicofisica della persona. È importante ricordare che non si tratta solo di un problema di “dieta” o di “forza di volontà”, ma di una vera e propria sofferenza mentale che richiede un aiuto professionale adeguato. Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali».

Quali sono i disturbi più comuni?
«Tra i disturbi più comuni legati alla nutrizione e all’alimentazione, troviamo l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Entrambe queste condizioni sono caratterizzate da una percezione distorta del proprio corpo e da problemi significativi legati all’autostima e all’immagine corporea. Nell’anoressia nervosa, si osservano gravi restrizioni alimentari o altri comportamenti estremi per controllare il peso corporeo. La bulimia nervosa, invece, si manifesta attraverso episodi ricorrenti di abbuffate seguiti da comportamenti compensatori inappropriati, quali il vomito autoindotto, l’uso eccessivo di lassativi e diuretici, o altri comportamenti disfunzionali. Queste condizioni non solo rappresentano una sfida clinica per chi le vive, ma richiedono anche un approccio terapeutico complesso che coinvolge aspetti fisici, emotivi e psicologici».

È la seconda causa di morte in età adolescenziale….
«Adesso i disturbi alimentari rappresentano un’enorme sfida per la salute pubblica. Nel corso degli ultimi decenni hanno mostrato una tendenza preoccupante: l’età di insorgenza si è abbassata progressivamente, coinvolgendo sempre più frequentemente individui in età preadolescenziale e persino bambini. Secondo gli ultimi dati del ministero in Sicilia le persone affette da Disturbi dell’Alimentazione sono aumentate del 30% rispetto al 2018. Tuttavia, misurare con precisione l’entità di questa problematica è molto complicato. I dati disponibili sono sottostimati e frammentari, poiché molte persone non riescono ad accedere alle cure necessarie a causa della cronica mancanza di strutture a livello regionale e nazionale. Ci troviamo di fronte a quella che ormai è comunemente definita “epidemia nascosta”. Per affrontare questa sfida, il Gruppo di Lavoro ha sviluppato un progetto di raccolta dati epidemiologici, unico nel suo genere, riunendo le diverse istituzioni che si occupano di salute e cura e rispettando il modello multidisciplinare di cura indicato dalle linee guida».

Quali sono le cause della patologia?
«Le cause dei DNA sono complesse e multifattoriali. Non esiste una singola causa che possa spiegare perché una persona sviluppa un disturbo alimentare, ma sono il risultato di una combinazione di fattori genetici, psicologici, socioculturali e ambientali. La comprensione di questa complessità è fondamentale per un approccio terapeutico efficace e personalizzato, che tenga conto di tutti gli aspetti che concorrono al disturbo».

A quale età insorgono i disturbi?
«In passato era considerata principalmente un problema che colpiva adolescenti e giovani adulti. Tuttavia, negli ultimi anni, si sono verificati casi sempre più frequenti di diagnosi anche in età preadolescenziale e addirittura nell’infanzia. Questo trend è particolarmente preoccupante poiché indica che i disturbi della nutrizione stanno emergendo in fasce di età sempre più giovani. Le ragioni di questo abbassamento dell’età di insorgenza derivano dalla complessità stessa del disturbo e possono essere influenzate da una combinazione di fattori, tra cui pressioni socioculturali, accesso a internet e ai social media, precocità nello sviluppo sessuale e altre influenze ambientali e familiari. In generale, monitorare attentamente i segni e i sintomi dei disturbi della nutrizione in tutte le fasce d’età è essenziale per una diagnosi e un trattamento tempestivi, contribuendo a prevenire gravi conseguenze per la salute fisica e mentale».

Qual è il percorso? Quali le figure coinvolte?
«Le Linee guida nazionali per i disturbi dell’alimentazione promuovono un approccio multidimensionale e interdisciplinare, che integra interventi nutrizionali con terapie mediche e psicologiche coordinate. Per garantire un intervento efficace, è necessaria la collaborazione di un team specializzato multidisciplinare, composto da psicologi, medici e specialisti del settore nutrizionale. Questo approccio consente di affrontare in modo completo le complesse sfide che i disturbi dell’alimentazione presentano. Un elemento cruciale nei percorsi di cura dei minori con disturbi dell’alimentazione è il coinvolgimento attivo della famiglia. È essenziale valutare la qualità delle relazioni tra bambini e adolescenti e i loro genitori, prestando particolare attenzione agli atteggiamenti e ai comportamenti genitoriali, come la capacità di prendersi cura, l’affettività, la collaborazione e la disponibilità».

Quali sono i metodi di trattamento?
«La cura dei DNA richiede un approccio molto personalizzato e modulato in base alla gravità del disturbo, con differenti livelli di intensità terapeutica. È importante sottolineare che i DNA sono stati inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza, che rappresentano le prestazioni e i servizi garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro il pagamento di ticket. Questo accade perché è essenziale che tutte le spese siano coperte dalle risorse pubbliche, garantendo così un accesso equo e universale alle cure necessarie. Tuttavia, nonostante questa inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza, non sempre è possibile garantire un sistema di cura completo e adeguato. Ad esempio, nella regione siciliana negli ultimi anni sono stati compiuti sforzi per aumentare il numero di ambulatori dedicati ai disturbi alimentari. Tuttavia, si continua a riscontrare l’assenza di strutture residenziali adeguate. Ciò significa che i pazienti spesso si trovano costretti a viaggiare in altre regioni per ricevere cure più intensive, con conseguenti oneri economici aggiuntivi per le famiglie già colpite da un peso emotivo consistente».

Quando è necessario il trattamento farmacologico? Qual è il rischio di danni permanenti? Mortalità?
«L’utilizzo dei farmaci è correlato al fatto che spesso, in questi disturbi, coesistono altre condizioni psicopatologiche, come i disturbi depressivi e ossessivo-compulsivi. Questa compresenza di patologie rende la gestione del quadro clinico del paziente più complessa e sottolinea l’importanza di un trattamento farmacologico completo che tenga conto di tutte le sfaccettature della sua salute mentale. I disturbi alimentari rappresentano condizioni gravi, caratterizzate da un elevato rischio di cronicizzazione e di mortalità, soprattutto per quanto riguarda l’anoressia nervosa. Le complicazioni organiche associate a questi disturbi possono avere un impatto significativo sulla salute di tutti gli organi e apparati del corpo, e nei casi più gravi possono portare alla morte, spesso per suicidio o arresto cardiaco. Di conseguenza, individuare e intervenire precocemente è fondamentale per aumentare l’efficacia del trattamento e migliorare la prognosi. L’intervento nelle prime fasi del disturbo da parte di un’équipe multiprofessionale specializzata può avvenire grazie alla collaborazione di diverse figure, tra cui pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, psicologi, associazioni di volontariato, scuole e famiglie».

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