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Diffusi e da non sottovalutare, ecco come riconoscere e curare gli attacchi di panico

5 Giugno 2016

A differenza di un comune stato d’ansia sono improvvisi, rapidi e violenti. Dopo la prima crisi, il timore di ricadervi può costringere la persona a vivere in un costante stato di paura, a discapito della qualità della vita. Nella terapia è opportuno associare l'uso di farmaci ansiolitici e l'intervento psicoterapeutico.

Dott.ssa Monia Crimaldi, Psicologa

Gli attacchi di panico sono un disturbo diffuso nel mondo occidentale, infatti la percentuale di individui che nell’arco della propria vita può soffrirne è di circa l’1,6%, con una frequenza maggiore nelle donne (3 su 1 rispetto agli uomini). L’età in cui il disturbo si manifesta per la prima volta si aggira tra i 15 e i 40 anni, tuttavia vi sono anche casi di esordi oltre i 60 anni.

Caratteristiche
Il primo attacco di panico è solitamente improvviso e particolarmente traumatico, poiché può avvenire in qualunque circostanza e senza alcun preavviso, manifestandosi come una crisi di intensa e pervasiva ansia, che raggiunge il proprio culmine nel giro di 10 minuti. Quindi, a differenza di un comune stato d’ansia, l’attacco di panico è improvviso, rapido e violento.

Affinché si possa parlare di un vero e proprio attacco di panico è necessario che siano presenti almeno 4 dei seguenti sintomi:
1. Palpitazioni/tachicardia (elevato numero di battiti, agitazione nel petto, sensazione di avere il battito in gola);
2. Sudorazione;
3. Tremori;
4. Dispnea (ossia respiro corto o mancanza di respiro);
5. Sensazione di soffocamento (stretta o nodo alla gola);
6. Dolore o fastidio al petto;
7. Nausea o dolori addominali;
8. Sensazioni di sbandamento e instabilità (capogiri e vertigini);
9. Sentimenti di irrealtà (ossia la sensazione che il mondo esterno non sia reale o la sensazione di estraneità dal proprio corpo e dai propri pensieri);
10. Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di scappare quando colpisce il panico o di perdere la calma);
11. Paura di morire;
12. Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio);
13. Improvvise vampate di calore o brividi di freddo.

Questa descrizione rende l’idea della drammaticità della prima crisi, sia perché coinvolge quasi tutto il corpo ma, soprattutto, per la sofferenza psicologica che scatena. Di fronte a questi sintomi è normale provare disagio, confusione e paura, proprio perché risulta difficile comprendere la natura e la causa di un malessere così intenso e stravolgente.

Un singolo e isolato attacco di panico, che si manifesta nel corso di tutta la vita, oppure il manifestarsi di un nuovo attacco di panico a distanza di anni dal primo non permettono una diagnosi da Disturbo da Attacchi di Panico, poiché le crisi di panico devono essere ricorrenti.

Inoltre, il disturbo non si limita all’attacco di panico in sé per sé, ma inizia a creare una sensazione di disagio in vari ambiti della vita quotidiana. In particolare, nel mese successivo al primo episodio solitamente si verifica il timore che possano presentarsi nuovi attacchi, si inizia a temere le implicazioni e le conseguenze di questi episodi arrivando anche a modificare le proprie abitudini. Sono molte le persone che iniziano a evitare le situazioni in cui è avvenuto in precedenza un attacco di panico o in cui si teme che possa verificarsi.

Di solito si evitano i luoghi affollati come i mezzi pubblici, i centri commerciali o il cinema e quando le situazioni da evitare diventato più ricorrenti e costanti si può parlare di una vera e propria Agorafobia, in questo caso viene diagnosticato un Disturbo da Attacchi di Panico con Agorafobia.

Da non sottovalutare
Nonostante la sua alta diffusione, l’attacco di panico non è un sintomo da sottovalutare, poiché può portare a gravi complicazioni che colpiscono quasi ogni ambito della vita di chi ne soffre. Infatti, il timore che un nuovo attacco possa verificarsi può diventare talmente tanto intenso da costringere la persona a vivere in un costante stato di paura, a discapito della qualità della vita.

Insieme all’attacco di panico si inizia ad aver paura di guidare o di uscire da casa, quindi le situazioni sociali e conviviali, come anche una semplice passeggiata, vengono evitate, con la conseguenza di impoverimento della vita sociale, relazionale e affettiva della persona.

Negli adolescenti iniziano i primi problemi a scuola, come per esempio le numerose assenze o l’isolamento in classe. Mentre negli adulti sono frequenti i problemi su lavoro, come la difficoltà di stare concentrati e l’ansia di poter avere un attacco, che possono causare un vero e proprio rischio finanziario per la famiglia.

Viene compromessa anche l’autostima e si inizia a perdere fiducia nelle proprie capacità e nel futuro. Ovviamente il tono dell’umore ne risente: spesso ci si sente tristi e apatici, poiché inizia a farsi largo l’idea che non ci sia una via di uscita. Condannati alla sofferenza e al terrore insanabile, ci si scoraggia e ci si sente soli, poiché sembra che nessuno possa capire la propria sofferenza.

La Terapia
Solitamente la prima diagnosi avviene o al pronto soccorso, dove ci si reca spaventati dall’attacco di panico, oppure dal medico di base. Ciò permette il primo e fondamentale passo, ossia quello di definire la malattia, la possibilità di darle un nome infatti rassicura, soprattutto circa il proprio stato di salute, e consente di intraprendere con maggiore motivazione la terapia.

La terapia prevede generalmente l’uso di farmaci ansiolitici (prescritti solitamente da uno psichiatra di riferimento) a cui risulta utile e fondamentale associare un intervento psicoterapeutico al fine di rendere più duraturo e stabile l’effetto dei farmaci, soprattutto quando questi verranno interrotti.

Infatti, un percorso psicoterapeutico permette di raccontarsi ad uno specialista che capisce come ci sente, che accoglie il dolore e lo spiega, facendo sì che il trauma dell’attacco di panico possa essere esplorato e possano essere trovate le cause psicologiche.
Parlare di sé e del proprio dolore consente alla persona di recuperare in modo consapevole la propria autonomia riconquistando i propri spazi e le proprie abitudini, limitate e mortificate dalla malattia.

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