Salute e benessere

Il 17 e 18 maggio a Messina

Difendere la fertilità dall’inquinamento: esperti a confronto al Congresso siculo-calabro

Organizzato dalla S.I.R.U. e con responsabili scientifici Antonino Guglielmino, Marco Galletta, Emanuele Ruvio e Stefano Palomba.

Tempo di lettura: 6 minuti

L’inquinamento dei nostri ambienti di vita e del nostro sistema di sviluppo coinvolgono la nostra esistenza a tutti i livelli. L’interferenza dei disturbatori endocrini, così come la presenza ubiquitaria delle microplastiche, stanno modificando le capacità riproduttive maschili e femminili degli esseri umani. Della questione ambientale e degli agenti di rischio sui sistemi riproduttivi si parlerà il 17 e 18 maggio, presso il Royal Palace Hotel di Messina, durante il congresso siculo-calabro “Difendere la fertilità dall’inquinamento. La prevenzione dai gameti all’adulto”, organizzato dalla S.I.R.U. (Società Italiana di riproduzione umana). L’iniziativa ha come responsabili scientifici Antonino Guglielmino (ginecologo), Marco Galletta (ginecologo), Emanuele Ruvio (consulente) e Stefano Palomba (ginecologo) e nel ruolo di provider  e segreteria organizzativa “Meeting Planner”.

La novità più rilevante del programma (CLICCA QUI) prevede il coinvolgimento di giovani studenti delle scuole sia siciliane che calabresi per intervenire con una informazione specifica sulle nuove generazioni. L’obiettivo del Congresso è, altresì, far emergere argomenti da inserire nel processo informativo e nella pratica clinica dell’assistenza di tutti i giorni alle donne e agli uomini. Abbiamo approfondito i punti del programma con il ginecologo Marco Galletta.

Qual è l’obiettivo del congresso?
«Analizzare la questione ambientale, individuando quelle sostanze  inquinanti e i loro effetti sulla salute umana e il danno ai gameti».

Quali sono le cause dell’infertilità?
«Le cause sono molteplici. Noi ci soffermeremo sull’ambiente e sulla sua influenza sulla  popolazione, causa degli interferenti endocrini derivati da diverse sorgenti. I processi di produzione industriale non controllati, per esempio, lo smaltimento e gli scarichi industriali e domestici non corretti, gli  impianti di smaltimento rifiuti non in regola che possono determinare il rilascio di interferenti endocrini nell’ambiente, l’uso di antiparassitari e il rilascio di sostanze chimiche da materiali e prodotti di uso comune anche negli alimenti. Al congresso porremo l’attenzione su quei fattori come le microplastiche, gli interferenti endocrini e la loro influenza sulla fertilità maschile e femminile, cosa accede ai gameti (ovociti e spermatozoi) della coppia dalla vita intrauterina all’età adulta».

Come influisce l’inquinamento sulla capacità riproduttiva?
«Il sistema endocrino partecipa al controllo e alla regolazione di numerose funzioni fisiologiche dell’organismo quali la riproduzione, l’immunità, il metabolismo e il comportamento. L’equilibrio ormonale è fondamentale per mantenere il regolare funzionamento dell’organismo, ad esempio gli estrogeni e il testosterone promuovono il corretto sviluppo sessuale e regolano il passaggio alla pubertà, mentre gli ormoni tiroidei controllano lo sviluppo e il metabolismo. Gli interferenti endocrini, come dice la stesso nome, vanno ad interagire ed influenzare il corretto funzionamento del sistema endocrino».

Quali sono gli agenti di rischio?
«Tra gli agenti di rischio ci sono gli interferenti endocrini, sostanze chimiche che possono alterare il normale equilibrio ormonale accendendo, spegnendo oppure modificando i segnali inviati dagli ormoni, causando effetti avversi in un organismo, nella sua discendenza o in un sotto gruppo di popolazione. Inoltre, uno stesso interferente endocrino può causare effetti diversi in relazione al sesso, da qui la necessità di valutarli in maniera distinta nei maschi e nelle femmine, anche in termini di maggiore o minore vulnerabilità. Un esempio sono i prodotti industriali (perfluorurati, policlorobifenili, PFOS) usati in processi industriali e beni di consumo (tappeti e rivestimenti in tessuto idrorepellente e antimacchia), prodotti di carta per uso alimentare, alcune vernici per pavimenti. Poi ci sono anche i polibromodifenileteri (PBDE), cioè sostanze chimiche di produzione industriale usate principalmente come ritardanti di fiamma, al fine di rendere meno infiammabili i prodotti. Sono inseriti nella lista degli inquinanti organici persistenti (POPs) perché tendono ad accumularsi nei tessuti grassi degli organismi, possono essere usati nella fabbricazione di mobili, tendaggi, tappeti, imbottiture in schiuma di poliuretano, additivi nelle plastiche (ftalati e bisfenolo A), il famoso Bisfenolo A (BPA) è un composto precursore di alcuni materiali plastici e di additivi chimici usato in recipienti per uso alimentare e nelle resine epossidiche (il rivestimento interno nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande). Gli usi del BPA vanno dalle plastiche in policarbonato impiegate per le bottiglie e per i contenitori per alimenti, alla carta termica degli scontrini fino ai dispositivi odontoiatrici, e alle sostanze regolarmente utilizzate in agricoltura per la protezione delle piante, i pesticidi».

Quali effetti sulla salute?
«Gli interferenti endocrini possono agire attraverso diversi meccanismi: mimare l’attività biologica dell’ormone naturalmente presente in natura, legarsi al recettore cellulare ma senza attivarlo, legarsi alle proteine di trasporto presenti nel circolo sanguigno, interferire con i processi metabolici. Numerosi studi sperimentali e studi epidemiologici evidenziano gli effetti degli interferenti endocrini sulla salute relativi a struttura e funzione degli organi dell’apparato riproduttivo. Nelle femmine si evidenzia: sviluppo puberale, irregolarità del ciclo, ridotta fertilità, infertilità, sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi, nascita prematura, cancro al seno. Mentre nei maschi: ipospadia (malformazione dell’apparato urogenitale), criptorchidismo (mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nel sacco scrotale), scarsa qualità del seme, cancro alla prostata».

Come tutelare la fertilità?
«Quanto più gli interferenti endocrini sono in grado di persistere nell’ambiente, tanto più prolungata è l’esposizione della popolazione, anche in considerazione del fatto che le sostanze persistenti sono in grado di accumularsi negli organismi. Per alcuni di essi, sono stati indicati degli accorgimenti da mettere in pratica nella vita quotidiana allo scopo di limitare l’esposizione degli adulti e dei bambini».

Qual è la strategia della Comunità Europea?
«Dal 1999 ha adottato la strategia comunitaria per gli interferenti endocrini e nel 2018 ha ribadito l’impegno a ridurre al minimo l’esposizione dei cittadini e dell’ambiente agli interferenti endocrini. L’obiettiv è limitare l’esposizione della popolazione e dell’ambiente agli interferenti endocrini intervenendo a livello legislativo, sviluppando criteri per l’identificazione degli IE, includendo le sostanze preoccupanti compresi gli interferenti endocrini nella lista delle sostanze candidate alla revisione, o alla sostituzione, promuovendo azioni di ricerca scientifica. Attualmente sono state individuare 320 sostanze che provocano effetti evidenti o potenziali sul sistema endocrino e per alcune di esse sono già in vigore restrizioni. Infatti, numerose normative riguardano gli interferenti endocrini con specifici regolamenti riguardanti pesticidi, biocidi, dispositivi medici, acqua, inclusa una direttiva sulle acque potabili (in corso di sviluppo), sostanze chimiche in generale. Per quanto riguarda i materiali a contatto con i prodotti alimentari, i cosmetici, i giocattoli e la protezione dei lavoratori sul luogo di lavoro, le sostanze con proprietà di interferente endocrino sono state assoggettate a regolamentazione caso per caso».

È in corso un progetto di formazione e informazione organizzato dalla SIRU rivolto alle nuove generazioni…
«Da una ricerca promossa dalla SIRU i ragazzi delle scuole medie e superiori affidano sempre di più la loro educazione sessuale al web, tanto che per 1 su 2 Internet è la principale fonte di informazione, mentre per il 12% sono gli amici. Ma quasi la stessa percentuale di ragazzi e ragazze (48,8%) ritiene che dovrebbe occuparsene la scuola. Il progetto SIRU di formazione nelle scuole  ha come obiettivo quello di formare i ragazzi in modo che diventino a loro volta dei veri e propri tutor, fonte di informazioni per i loro conoscenti e amici. L’obiettivo è prevenire stili di vita ed abitudini correlabili all’insorgenza di patologie dell’apparato riproduttivo in età adolescenziale che poi, in età adulta, possono condurre a condizioni di ipofertilità o sterilità».

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