Diagnosi errata e un macchinario guasto: ospedale Civico, l’odissea di un paziente del reparto di Urologia

28 Aprile 2016

La segnalazione di un lettore ad Insanitas: «L'apparato per la “Litotrissia” capace di trattare la calcolosi delle vie urinarie ha più di 40 anni ed è pure rotto. E scarseggiano pure altri apparecchi, come quello per effettuare l'ecografia». La replica del manager Giovanni Migliore: «Chiederemo alla Regione un finanziamento apposito per rinnovare e sostituire i macchinari».

 

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PALERMO. Uno sfogo. Anzi per dirla con le parole del nostro lettore che ci ha inviato questa lettera per la rubrica “Le vostre segnalazioni”, «un modo per parlare di quello che mi è successo e fare una piccola riflessione».

L’autore della segnalazione, che ha chiesto di rimanere anonimo ma ha firmato la lettera che ci ha inviato, ha eseguito qualche tempo fa una visita intramoenia all’Ospedale Civico di Palermo presso l’unità di Urologia. «Tralascio l’errore nella diagnosi e nella terapia- scrive il lettore- ma volevo segnalare che nel corso della mia esperienza ho scoperto che un reparto ad Alta Specializzazione, così come viene definito il Civico di Palermo, non dispone di apparato per la “Litotrissia” capace di trattare la calcolosi delle vie urinarie, o per dirla come il medico, è vecchio, obsoleto, ha più di 40 anni ed è pure rotto».

Per questo motivo, i pazienti che necessitano di questo esame vengono indirizzati presso una clinica di Palermo. Ma non è tutto. Prosegue il lettore: «Durante la stessa visita, il dottore è andato a prelevare l’apparecchiatura per effettuare una ecografia in sala operatoria, in quanto l’unica funzionante e disponibile in tutto il reparto. Ho parlato con il direttore dell’Unita di Urologia, il quale mi ha gentilmente risposto che ha più volte segnalato alla direzione l’acquisto delle apparecchiature necessarie senza alcun riscontro, e mi ha invitato a segnalare questo disservizio alla Direzione del Civico, cosa che ho puntualmente fatto».

«La mia riflessione è questa: come fa un comune cittadino/paziente a difendere e affidare la propria salute o addirittura la propria vita, avvalendosi di reparti che a mio parere andrebbero chiusi, in quanto sono carenti di attrezzature indispensabili oppure all’avanguardia per il trattamento di determinate patologia?

«Occorrerebbe una certificazione che dia l’idoneità di un reparto di qualunque ospedale, che accerti che lì è possibile ricevere cure adeguate e dove si possono eseguire tutti i trattamenti necessari per la cura».

La replica è affidata al direttore dell’Arnas Civico, Giovanni Migliore: «Il paziente ha perfettamente ragione, il macchinario è obsoleto e andrebbe sostituito. Ma, e non è la solita frase, in questo particolare momento non è semplice. Per cambiare questo macchinario, poi, ci vogliono tanti soldi, si parla di almeno 500 mila euro. Appena discuteremo del budget con l’assessorato regionale alla Sanità cercheremo di far inserire un apposito capitolo per l’ammodernamento dei macchinari e prevedremo la sostituzione di quello per la Litotrissia».

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