Diagnosi e cura del melanoma, al Policlinico di Messina un centro plurispecialistico

21 Luglio 2019

Al "Martino" è stato avviato il “GOM” (Gruppo Oncologico Melanoma). Intervista di Insanitas al coordinatore, il prof. Mario Vaccaro, dell’UOC di Dermatologia e professore associato dell’Ateneo Messinese.

 

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Il melanoma è in Italia il secondo tumore maligno più frequente nei maschi ed il terzo nelle femmine (sotto i 50 anni). L’incidenza di 7 mila nuove diagnosi di melanoma ogni anno è pur comunque un dato sottostimato a causa della presenza di un numero di melanomi non riportati nei Registri Tumori, vista la rilevante quota di patologia che viene trattata ambulatorialmente, sfuggendo ad un percorso clinico standard (ricovero- diagnosi).

L’ultimo trend d’incidenza appare in aumento statisticamente significativo sia negli uomini (+ 4.4% per anno), sia nelle donne (+ 3.1% per anno) e complessivamente il rischio di sviluppare un melanoma è stato stimato pari a 1:63 nei maschi e a 1:81 nelle femmine.

Al Policlinico G. Martino di Messina è stato avviato “GOM” (Gruppo Oncologico Melanoma), per la diagnosi e la cura di questa neoplasia.

Insanitas ha intervistato il suo coordinatore, il prof. Mario Vaccaro, dell’UOC di Dermatologia e professore associato dell’Ateneo Messinese.

Prof. Vaccaro cos’è il melanoma?

«È un tumore maligno che origina dai melanociti della cute e delle mucose o, molto più raramente, dai melanociti posti in sedi extracutanee (occhio, orecchio interno, meningi ecc.)».

La sua incidenza è in crescita costante in tutto il mondo…

«Sì. Numerosi studi suggeriscono che essa sia raddoppiata nell’ultimo decennio e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è aumentata più velocemente rispetto a qualsiasi altra patologia tumorale. Colpisce in misura maggiore i soggetti di razza caucasica, con uguale distribuzione nei due sessi ed è uno dei principali tumori ad insorgere in età giovane-adulta. In termini di incidenza, nella popolazione italiana costituisce la seconda neoplasia più frequente nei maschi sotto i 50 anni e la terza più frequente nelle femmine sotto i 50 anni».

Quando colpisce maggiormente?

«In persone con fenotipo chiaro (capelli biondi/rossi, pelle ed occhi chiari, lentiggini, tendenza ad abbronzarsi poco e a scottarsi facilmente al sole), con nei multipli o con storia familiare di melanoma. Essi presentano un rischio maggiore di sviluppare la neoplasia nel corso della vita e tale rischio è incrementato ulteriormente da abitudini non corrette di foto esposizione».

Attenzione al sole: i raggi UV sono in grado di determinare la proliferazione dei melanociti con comparsa di modificazioni a livello strutturale nei Nei…

«Sì. Sono proprio i danni provocati da un’esposizione non corretta ai raggi del sole a costituire – soprattutto alle nostre latitudini – il principale fattore di rischio per l´insorgenza del melanoma. I raggi ultravioletti diventano pericolosi ogni qualvolta l’esposizione sia eccessiva rispetto alle capacità di difesa cutanea. Esporsi troppo, quindi, e per di più nelle fasce orarie centrali della giornata, potrebbe aumentare il rischio di ammalarsi di melanoma. L’esposizione più dannosa è proprio quella intermittente, che non consente alla cute di “abituarsi”, attivando tutti i meccanismi fisiologici di difesa cutanei. Da qui la necessità di evitare le scottature, specialmente in età pediatrica».

Come prevenire?

«Si raccomanda l’uso di indumenti e creme solari ad elevato potere schermante (SPF 50+), la cui applicazione va rinnovata ogni due ore durante l’esposizione al sole. Se da un lato, infatti, il melanoma è una neoplasia a prognosi infausta, dall’altro rappresenta una forma di tumore sulla quale gli interventi di prevenzione possono avere un notevole successo. Prevenzione e diagnosi tempestive rappresentano ad oggi le armi più efficaci, contribuendo ad una considerevole diminuzione dell’incidenza, ad un miglioramento del controllo della malattia ed ad una riduzione della mortalità».

Quali sono gli strumenti diagnostici?

«La dermatoscopia rappresenta il gold standard nella diagnosi e prevenzione del melanoma. Si tratta di una tecnica diagnostica non invasiva, che consente, con l’ausilio di una semplice lente ottica, di osservare “in vivo” il pattern di distribuzione del pigmento intra- ed extra-cellulare delle lesioni pigmentate della superficie cutanea (dall’epidermide al derma medio) oltre ad evidenziarne l’eventuale vascolarizzazione. Tali strutture della cute possiedono un ben preciso corrispettivo istologico. È possibile caratterizzare in questo modo con elevata precisione le neoformazioni sospette, valutando l’urgenza appropriata di eventuali exeresi. E ancora, la videodermatoscopia digitale (meglio nota come “mappatura dei nei”), che consente di archiviare le immagini dermatoscopiche e di monitorare nel tempo le lesioni prese in esame. Pazienti con nei multipli, con storia familiare o personale di melanoma o con danno solare evidente, le categorie più a rischio, possono essere così inseriti in un programma di follow-up periodico, che prevede un primo checkup dopo 3-6 mesi e, quindi, successivi controlli a cadenza annuale».

I pazienti che ricevono diagnosi dermatoscopica di “sospetto melanoma” sono sottoposti a protocolli diagnostici e terapeutici sulla base dello stadio della malattia…

«Sì. Trattamento chirurgico e studio istologico rappresentano i primi steps. Si procede, quindi, all’esecuzione di esami strumentali, al fine di individuare l’eventuale presenza di malattia a livello regionale e viscerale ed impostare il più corretto protocollo di terapia e follow-up sulla base del rischio relativo di ricorrenza o metastasi della malattia, anche sulla base delle più recenti linee guide».

Al Policlinico di Messina è stato avviato un centro pluri-specialistico universitario multidisciplinare “ GOM – Melanoma” che lei coordina. Si cosa si tratta?

«Si tratta di un percorso clinico-assistenziale mappato, che consente di contrastare il ritardo diagnostico tutt’ora esistente in questo ambito e di organizzare il percorso di diagnosi e cura offrendo al paziente affetto da melanoma una presa in carico globale e coordinata tra tutte le discipline coinvolte. Il paziente così accede a tutte le procedure previste dal protocollo (asportazione chirurgica, esame istologico, allargamento e linfonodo sentinella, caratterizzazione oncogenetica, stadiazione clinico-strumentale, linfadenectomia, valutazione oncologica, visita radioterapica, oncoterapia) ottimizzando tempi, costi e trattamento».

 

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