Diagnosi dell’Alzheimer, al Policlinico di Palermo con i test di ultima generazione è più precoce e precisa

24 settembre 2017

Durante un convegno scientifico è stata illustrata l'attività dell'Unità di Medicina di Laboratorio.

 

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PALERMO. La diagnosi precoce della malattia di Alzheimer (AD) è stata al centro della presentazione del settore della Neurochimica Clinica dell’Unità di Medicina di Laboratorio del Policlinico Universitario di Palermo, tenutasi a Villa Magnisi (nella foto in alto: Toti Amato, Fabrizio De Nicola e Marcello Ciaccio).

L’Alzheimer è una delle grandi patologie cronico-degenerative del cervello, che oltre a compromettere la memoria e le altre facoltà cognitive dei pazienti, assorbe imponenti risorse umane ed economiche. Si tratta di una forma di demenza molto frequente negli anziani, i cui sintomi possono però precedere anche di molto la diagnosi conclamata.

«Oggi- spiega il prof. Marcello Ciaccio, direttore del Dipartimento di Diagnostica di Laboratorio e dell’Unità Operativa Complessa di Medicina di Laboratorio, anche ordinario di Biochimica Clinica dell’ateneo palermitano- è possibile identificare dei processi degenerativi delle cellule nervose e la formazione di specifiche lesioni a livello cerebrale grazie all’analisi del liquor cefalorachidiano fin dalle fasi iniziali della malattia, anche se il paziente presenta una compromissione cognitiva lieve (mild cognitive impairement), ovvero già alcuni anni prima dell’insorgenza della demenza».

I deficit cognitivi possono derivare da diverse cause, incluse la depressione o il normale invecchiamento e possono, in alcuni casi, essere reversibili. Proprio per questi motivi è necessario applicare nuovi strumenti diagnostici per identificare l’Alzheimer prima possibile, accanto alle nuove terapie in via di sviluppo.

«La possibilità- conclude Ciaccio- della diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e l’opportunità di offrire alla popolazione esami di laboratorio utili alla caratterizzazione delle demenze, e di questa forma di demenza in particolare, rappresenta una strategia importante sia per i clinici che per le famiglie coinvolte, considerate le ricadute in termini di costi diretti e indiretti della malattia».

In Italia la malattia di Alzheimer rappresenta una vera e propria “epidemia” sanitaria e sociale: si registrano circa un milione di casi, con un impatto crescente sul sistema socio- economico. Un dato destinato ad aumentare considerato che il nostro è un Paese longevo. Secondo una ricerca del 2016, condotta dal Censis con l’AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer), i costi diretti dell’assistenza in Italia ammontano a oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% circa a carico delle famiglie. Il costo medio annuo per paziente è pari a circa 70.587 euro e comprende i costi a carico del Servizio sanitario nazionale, quelli sostenuti direttamente sulle famiglie, i costi indiretti come gli oneri di assistenza e i mancati redditi da lavoro dei pazienti.

«I trials clinici- precisa la prof. Brigida Fierro, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia con Stroke Unit e Neurofisiopatologia, anche ordinario dell’Università di Palermo- relativi a farmaci utilizzati nell’Alzheimer non hanno dato risultati soddisfacenti. Una diagnosi più precisa oltre che più precoce, anche nei soggetti con lieve declino cognitivo, ci potrebbe permettere di adottare terapie effettivamente idonee a rallentare il decorso della malattia: ciò è fondamentale, se consideriamo che le alterazioni anatomo patologiche dell’Alzheimer si possono manifestare già dieci o vent’anni prima del suo esordio».

L’unità operativa di Medicina di Laboratorio del Policlinico di Palermo esegue un pannello completo di test, che comprende sia le analisi sul liquor cefalorachidiano (beta amiloide 1-42; beta amiloide 1-40; tau totale, tau fosforilata) sia dei test genetici che consentono di identificare la predisposizione ereditaria alla malattia (genotipo APO E, su sangue).

«Abbiamo attivato- sottolinea il commissario straordinario del Policlinico Giaccone, Fabrizio De Nicola– un servizio diagnostico importante per la comunità, finora disponibile solo in poche realtà dell’Italia centrale e settentrionale. Ciò rappresenta anche una significativa opportunità per ridurre quel divario tra Nord e Sud che troppo spesso mortifica, ingiustamente, la Sanità siciliana».

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