Diagnosi del Coronavirus, quale aiuto dalla radiologia? Ecco il parere dell’esperto

23 Marzo 2020

Elio Bennici direttore del dipartimento di diagnostica per immagini dell’Asp di Palermo: “Potrebbe aiutare, laddove i numeri si facessero drammatici, ad abbreviare i tempi, ma in questo momento non è la soluzione del problema".

 

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PALERMO. In questo momento di emergenza Covid-19 ricercatori da tutto il mondo sono impegnati a trovare soluzioni sia per le diagnosi “veloci” (test) sia per una possibile cura.

Ed è proprio di questi giorni una notizia riportata da ilmessaggero.it dove si legge di un software che “oltre a fornire la risposta immediata sul tipo di polmonite, è in grado di fornire una valutazione di prognosi, con il miglioramento o il peggioramento della situazione del paziente. Appena il sistema individua un caso Covid, manda un alert direttamente alla postazione del medico radiologo”.

Noi di Insanitas ne abbiamo parlato con dottore Elio Bennici, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini dell’Asp di Palermo che ha affermato: “Si tratta di un perfezionamento dei sistemi di autodiagnosi che noi conosciamo da circa 10 anni. È un software sviluppato dai cinesi mirato a questa patologia, ed è probabilmente pensato per il numero elevato di polmoniti verificatisi dal contagio da Coronavirus e non tanto alla difficoltà della diagnosi”.

Aggiunge Bennici: “Questi sistemi di autodiagnosi sono certamente molto utili e hanno dato un contributo sostanziale ai fini dell’affidabilità diagnostica, per esempio, in senologia nel rilievo delle lesioni nodulari della mammella. Sono dotati di un enorme database di lesioni nodulari che forniscono una seconda lettura delle immagini; il software ha la funzione di rilevare e comparare le immagini fornendo un alert e segnalando la possibile presenza di un nodulo che magari nella fase di screening, essendo una lettura di massa, potrebbe sfuggire all’occhio umano; ecco perché lo screening viene fatto con due lettori. Questo di cui parliamo è un terzo lettore automatizzato che si basa sull’intelligenza artificiale”.

“Ho fatto segnatamente il richiamo alla senologia- aggiunge Bennici- perché lì può essere realmente di aiuto a svelare tramite alert, una lesione nodulare che potrebbe passare inosservata. Nel quadro della patologia Covid – 19 non c’è la difficoltà o dubbio interpretativo, in quanto rispetto alle polmoniti cui siamo abituati ormai da decenni, questa infezione sviluppa una polmonite virale primaria che si estende in maniera drammatica alle regioni periferiche dei polmoni, laddove invece per le polmoniti classiche, che siamo abituati a studiare, per avere questa estensione periferica deve esserci la sovrapposizione batterica”.

Bennici aggiunge: “Questo strumento potrebbe aiutare, laddove i numeri si facessero drammatici, ad abbreviare i tempi, ma in questo momento non è la soluzione del problema. I colleghi del Lazio che l’hanno acquisito la mettono a disposizione di tutta la radiologia italiana nel senso che si possono mandare le immagini e queste vengono processate a mezzo di uno scanner dotato di intelligenza artificiale. Quindi, il loro supporto potrebbe avere un valore predittivo sull’evoluzione non aggiungendo nulla di nuovo rispetto alla diagnosi che è consolidata”.

“Si tratta, dunque, di un dispositivo di intelligenza artificiale che si attua alla Tac, quando la Tac della Covid-19 andrebbe riservata ai casi eccezionali, nel senso che la diagnosi per noi è già chiara e va abbinata alla clinica e al tampone. Infatti, la Tac interviene quando c’è un tampone negativo con una clinica positiva e allora serve per dare una risposta. Questa procedura già viene attuata in tutti gli ospedali in cui siamo stati chiamati a dare risposte diagnostiche e posso dire che sul piano della buona pratica e della diagnostica la Sicilia è pronta”.

“Il problema oggi è l’approvvigionamento dei Dispositivi di Protezione Individuale, un problema che non è solo della Sicilia ma viene rappresentato a livello mondiale. Per quanto riguarda la radiologia si è visto che in questa ondata di contagio è stata investita in pieno perché è parte centrale dell’algoritmo diagnostico, ma siamo comunque pronti a fronteggiare la situazione. Finora DPI non ne sono mancati di quelli essenziali, cominciano a mancare, probabilmente, le mascherine chirurgiche quelle più banali, ulteriore approvvigionamento è stato demandato alla Protezione civile che si occupa di rifornire le aziende in funzione delle esigenze”.

“Come professionisti e come cittadini temiamo che ci possa essere un picco epidemico così come è accaduto già in altre parti del mondo, ma non è automatico e speriamo che non avvenga, ma se dovesse avvenire sicuramente dal punto di vista diagnostico siamo pronti”.

“Per quanto riguarda il gruppo di lavoro che coordino posso dire che nessuno dei nostri operatori e professionisti è mandato allo sbaraglio, ossia non potremmo derogare dal dare cura e assistenza appropriata ai pazienti che sono sempre i protagonisti di qualsiasi percorso diagnostico e il motivo per cui noi esistiamo, ma al pari dobbiamo garantire la sicurezza dei nostri professionisti, considerato che nel nostro campo va dato tutto il plauso e la considerazione ai nostri tecnici di radiologia che sono quelli maggiormente esposti al rischio clinico perché hanno più contatto diretto con il paziente”, conclude il dottore Elio Bennici.

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