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Decreto di stabilizzazione dei medici del 118, gli Ordini provinciali: «C’è il rischio di ricorsi»

27 Dicembre 2018

La nota dei presidenti che manifestano perplessità per le modalità.

 

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PALERMO. «Dopo anni di precariato, il decreto che stabilizza a tempo indeterminato tutti i medici che operano come sostituti del 118 è una notizia importante. Finalmente una risposta alle lunghe battaglie dei professionisti e di tutti gli Ordini provinciali che li rappresentano, ma le modalità non seguono il giusto percorso e suscitano forti perplessità».

Lo affermano i presidenti degli Ordini provinciali della Sicilia sul decreto dell’assessore regionale della Salute, Ruggero Razza, “Misure per il superamento del precariato del ‘personale medico sostituto’ operante nei servizi di emergenza 118” pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 5 del 21 dicembre, che prevede la loro ammissione al Corso specifico in Medicina generale (clicca qui).

«L’ammissione al corso dei medici del 118 in Medicina generale creerebbe un soprannumero che sarebbe in contrasto con la normativa nazionale e porterebbe a una lunga serie di ricorsi, con il risultato di un ritardo della loro stabilizzazione, che è invece l’obiettivo da salvaguardare», si legge in un comunicato stampa degli Ordini dei medici.

«Il problema dei precari del 118, cioè di quei medici che svolgono l’attività a tempo determinato con il solo corso di emergenza senza essere in possesso del diploma di MMG è stato da sempre attenzionato, anche in commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana. Tra il 2016 ed il 2017 abbiamo sollecitato un emendamento da inserire nella finanziaria che seguiva gli stessi criteri adottati da altre Regioni, come il Piemonte e l’Emilia Romagna senza oneri aggiuntivi per il Servizio sanitario nazionale».

I presidenti degli Ordini provinciali della Sicilia aggiungono: «Ribadiamo il percorso individuato nell’emendamento nella speranza di trovare subito la soluzione più giusta. I medici del 118, che finora hanno lavorato grazie ad una convenzione a tempo determinato, svolgono il loro lavoro al pari dei colleghi titolari della convenzione a tempo indeterminato, ricevendo la stessa formazione e gli stessi aggiornamenti. La trasformazione della convenzione a tempo indeterminato, seguendo le modalità che abbiamo da sempre indicato, non comporta un aumento di spesa pubblica perché, vista la carenza nelle Asp, i fondi per coprire questi posti sono già stanziati».

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