Dalla Sicilia ad Aosta, la sfida di un medico in prima linea contro il Coronavirus

22 Aprile 2020

Il radiologo interventista Mario Vallone, in servizio all'Arnas Civico di Palermo, è partito per il Nord accettando l'appello della protezione civile. "Mi sono ispirato a Borsellino, secondo il quale "Chi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una volta sola».

 

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Ecco la “bellezza che salverà il mondo”: quella che dà il senso al nostro passaggio terreno, che ti rialza ancora dopo il compianto dei morti, il virulento puzzo delle ipocrisie, la volgare ressa tra personaggi parolai, purtroppo anche di una certa scienza non immune in queste ore, mesi, allo sport del sensazionalismo più sfrenato.

Tutte derive che non sono mancate nello scenario apocalittico in cui il Coronavirus ci ha catapultati.

E poi ecco all’improvviso arriva una luce – che ti desta dal buio dell’inquietudine, dalla caducità e ti spinge a credere ancora nel domani, mentre intorno a te è il caos, la carneficina degli affetti, lo stupro delle intimità, e tu sei inerme e congelato da un isolamento amorfo- quella luce che oggi prende tanti nomi, tra questi Mario Vallone: radiologo interventista, che lascia la nostra regione, a contagi contenuti, per tuffarsi volontario in un’altra, risucchiata nel vortice dell’epidemia.

Quella del dr. Vallone è la storia di un uomo, di un medico, ma più ancora la testimonianza della medicina che si fa carne nella sublimazione del dono. Consolidato e eccellente professionista – in servizio all’Arnas Civico di Palermo – decide di partire per il Nord accettando l’appello della protezione civile.

Da sabato sera Vallone si trova ad Aosta, in una struttura che rappresenta una delle eccellenze più importanti della sanità italiana, ma pur comunque è piegata da questo maledetto virus.

Vallone è certamente un emblema della migliore Sicilia. Quella Sicilia troppo spesso malmenata e ingenerosamente giudicata che, eppur è la stessa terra di Paolo Borsellino- giudice coraggioso- che Vallone per spiegare come il suo coraggio ha vinto sul suo timore, rievoca così: «All’ingresso della mia Alcamo, in memoria del giudice, è scolpita una delle sue frasi più celebri “Chi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una volta sola”. È a queste parole che ho pensato nello stesso istante in cui gli amici mi esprimevano preoccupazioni- afferma Vallone- e, così, sostenuto dai miei familiari, mentre ipotizzavo di fare una donazione, ho deciso che, invece di donare altre cose, era più importante donare me stesso e condividere uno dei miei amori, la medicina, e le mie competenze dove servivano di più, in linea con il modo in cui ho sempre interpretato la mia professione di medico, ovvero curare le persone e non curare la malattia».

Così Mario Vallone ci offre il ritratto di “Cos’e’ un Uomo “ prima che un medico, ricordandoci che l’unica cosa che darà’ un senso a questo virus e’ la capacità di passare dall'”Io al Noi”.

Ed è solo su questo che si potrà levare l’urlo di vittoria del mondo contro il Covid19 e la sua sete di morte, ma anche, simbolicamente, contro il circo mediatico di cantastorie e soubrette (tanti, troppi dentro questa storia che non hanno fatto la differenza) e l’arroganza tronfia di chi, anche in questo tempo, pensa ancora di potersi permettere il lusso di declinare non al senso del dovere il proprio lavoro, ma alla conquista di una qualche fetta di gloria.

Quelli come il dr. Vallone rappresentano la conferma che la speranza può riespandersi, sebbene giammai potrà obliare il sapore amaro della conta dei morti e quello forse ancor più crudele della beffa ulteriore di saluti negati, di parole non dette, di un lessico famigliare violato per sempre e rimasto senza il conforto di degne sepolture.

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