Dal prelievo di sangue al referto, ecco come si giunge alla diagnosi delle provette

17 Novembre 2018

Prima parte dell'approfondimento di Insanitas. Intervista video a Fabio Nicolosi, responsabile qualità processi del Consorzio “Sanità Futura”.

di Valentina Grasso

Dalla provetta al referto. Quando ci sottoponiamo ad esami di laboratorio sappiamo generalmente cosa accade davanti a noi. Ma cosa avviene quando i campioni biologici e i campioni ematici lasciano il laboratorio per essere analizzati?

Attraverso due servizi, noi di InSanitas vi porteremo nel dietro le quinte della diagnostica di una provetta per capire come dal campione di sangue si passi alla produzione di dati di valore e quindi del referto diagnostico.

Prima di tutto è necessario che il paziente sia munito di ricetta dematerializzata che indichi tutti gli esami clinici a cui deve sottoporsi. Dopo infatti il riconoscimento attraverso la tessera sanitaria, il paziente sarà chiamato a ricevere soltanto le prestazioni indicate sulla ricetta e prescritte dal medico di famiglia.

A seguito dell’accettazione del paziente, si potrà quindi procedere all’acquisizione del consenso informato e dell’autorizzazione per il trattamento dei dati personali. Questi passaggi consentono di connettere in maniera univoca, senza possibilità di errore, l’identità del paziente alle prestazioni erogate e ai dati forniti dal laboratorio diagnostico. Attraverso questo sistema i dati potranno essere inseriti, su consenso del paziente, nel suo fascicolo sanitario elettronico e consultabili qualora fosse necessario.

«A questo punto il paziente è pronto per essere chiamato per l’esecuzione del prelievo e la consegna dei campioni biologici», spiega Fabio Nicolosi, responsabile qualità processi del Consorzio “Sanità Futura”, gruppo sanitario nato a seguito della normativa regionale che prevede l’istituzione di aggregazione di laboratori e la centralizzazione del processo analitico secondo il modello Hub and Spoke.

Il prelievo di sangue può avvenire attraverso provette dette vacutainer, realizzate con un’innovativa e particolare tecnologia di sottovuoto che ne permette il riempimento ad una pressione costante, sempre alla stessa velocità e con un volume sempre uguale. Ciò consente di ridurre al minimo la possibilità di emolisi e di avere un processo di prelievo standardizzato.

«Il momento preparatorio che precede il prelievo– continua Nicolosi- costituisce un momento cruciale per l’identificazione delle provette che avviene attraverso la produzione di etichette con codice a barre e l’adesione di esse sui tubi».

La fase di etichettatura è fondamentale perché permette di evitare errori sull’identificazione tra il paziente e i suoi risultati. Le provette quindi vengono centrifugate e preparate al trasporto in appositi container che proteggono il contenuto da eventuali shock durante il loro percorso.

I campioni quindi lasciano il punto d’accesso per essere consegnate nella sede centralizzata. Qui ogni giorno confluiscono circa 400 prelievi eseguiti in tutti i punti di accesso aggregati ed è l’area in cui avviene il processo che porta alla produzione del dato clinico. Il primo step da compiere è quindi il check-in che permette di conoscere il volume esatto delle provette e degli esami che devono essere analizzati.

La struttura deve eseguire un corretto processo di analisi. «La parte che generalmente il paziente non vede-spiega Nicolosi- è la preparazione del parco strumentale che è propedeutica all’esecuzione di una corretta analisi. Le strumentazioni infatti subiscono una preparazione diligente con la predisposizione dei reagenti, delle calibrazioni e un doppio sistema di controllo di qualità».

La struttura infatti deve sottoporsi a un controllo interno quotidiano che le permette di avere la certezza che le analisi che verranno eseguite durante la giornata rispettino gli standard richiesti. Periodicamente poi, 3 o 4 volte all’anno, il laboratorio si deve sottoporre ai controlli esterni del CRQ, Centro Regionale di Qualità «che ci invia dei campioni di cui non conosciamo i valori di riferimento, che vengono analizzati, controllati e confrontati con tutta la popolazione di esami e con cui viene assegnato un indice di performance alla struttura».

Si passa quindi, attraverso un analizzatore meccanico, alle analisi dei campioni giunti nel laboratorio centralizzato. Il primo procedimento da eseguire riguarda l’inserimento, il controllo e la calibrazione dei reagenti conservati in impianti refrigeranti e dotati di barcode «che verrà immediatamente riconosciuto dall’apparecchio e, nel caso fosse necessario, ricalibrato secondo gli standard richiesti», spiega Lucia Sirugo, responsabile del settore specialistico di chimica clinica e immunologia del Corsorzio “Sanità Futura”. E’ possibile quindi inserire le provette dotate di codice a barre, che sarà letto automaticamente e assegnato al paziente, per procedere all’esame che «nel caso di valori particolari vengono automaticamente ripetuto».

L’ultimo step è la validazione dei dati strumentali che avviene in tre momenti: una validazione di primo livello che viene eseguita dal tecnico «che osserva il valore e, se lo ritiene opportuno, lo ripete», spiega Filippa Manfredone, direttore sanitario Consorzio “Sanità Futura”.

Si continua quindi a una validazione di secondo livello che viene eseguita dal biologo supervisore e infine a una validazione di terzo livello che viene eseguita dal direttore sanitario dopo avere valutato l’eventuale quadro clinico del paziente e aver disposto eventuali ripetizioni. Il referto quindi è pronto per essere inviato al punto di accesso che può visionarlo, stamparlo e consegnarlo al paziente.

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