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Dai veleni del petrolchimico all’ISMETT, storia di Sebastiano e del trapianto che gli ha salvato la vita

28 Aprile 2020

Sebastiano Carbonaro, 65 anni, da anni combatte contro la Bpco, una broncopneumopatia cronica e irreversibile , adesso finalmente ha ricevuto un polmone nuovo da un giovane donatore siciliano.

 

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Erano le 19 e tutto era pronto per la cena, racconta Sebastiano Carbonaro, uno delle quattro fortunate persone che nonostante il Coronavirus è stato trapiantato, ad aprile, durante la pandemia che ha sconvolto il Mondo. Dopo meno di un’ora hanno messo in moto la macchina e insieme a Lia, sua moglie, si sono messi in viaggio. Da Augusta all’Ismett di Palermo per ricevere un “polmone nuovo”, e riprendere in mano la sua vita. Come sta? “Alla grande!”, mi risponde durante una videochiamata nella stanza del Centro trapianti dov’è ricoverato. “Mi hanno chiamato dicendomi che c’era un polmone compatibile, ho smesso di cenare e abbiamo preparato il trolley”. E adesso Sebastiano non vede l’ora di ricominciare da dove aveva lasciato: la cena. Si commuove mentre lo dice: “Un piatto di pasta sarebbe la cosa più bella”.

Il suo profumo di normalità attraversa il suo immaginario e lo schermo del mio smartphone. Rinunciare all’intervento, per paura del contagio, nessuno in famiglia ha avuto dubbi; l’unica domanda che Carbonaro ha fatto ai medici è stata: “Un polmone solo sarà sufficiente? Guarirò?”. Dall’equipe di Ismett la risposta è stata inequivocabile: “Il donatore aveva 37 anni e i suoi organi sono in ottimo stato – piange Sebastiano, mentre ripete queste parole e aggiunge – Altro non mi è dato sapere dell’angelo che mi ha salvato la vita, uomo o donna che sia, gli sarò eternamente riconoscente”. Non era la prima volta che Ismett lo allertava ma il 4 aprile è stata quella buona.

“Non le nascondo che prima di accedere alla sala operatoria ho avuto un po’ paura ma poi l’ho messa da parte e ho pensato solo a riabbracciare la mia famiglia, che non vedo da 23 giorni. Il coronavirus si evita anche con le video-chiamate”. E ridendo: “adesso sono qui a parlare con lei, chi lo avrebbe mai detto”. Dopo 23 giorni, di cui dodici in Terapia intensiva, le passeggiate terapeutiche sulle sue gambe lo avvicinano al giorno del rientro. “Mi vede con l’ossigeno perché il polmone dopo l’inattività – come le macchine – ha bisogno di riattivarsi ma domani mi fanno la broncoscopia e la biopsia e torno a casa. All’Ismett sono degli angeli, tutto quello che è mancato altrove qui è presto fatto ma adesso mi creda voglio solo tornare a vivere”.

Sebastiano Carbonaro, ha 65 anni, quattro figli e in lista per il trapianto, da alcuni anni combatte contro la Bpco, una broncopneumopatia cronica e irreversibile che insieme all’enfisema polmonare lo ha costretto all’ossigenoterapia fino a giungere, oggi per fortuna, al trapianto. L’uomo, per molti anni ha lavorato al Polo petrolchimico di AugustaPriolo a contatto con benzene, acido fluoridrico e benzolo. I veleni industriali e la passione per il tabacco gli avevano rubato la vita ma adesso la scienza gliela restituisce e la sua storia, che sfida anche questa terribile epidemia, fa sbocciare nei cuori di molti la speranza. I polmoni del resto sono stati gli organi maggiormente interessati da questo virus sconosciuto e altamente contagioso contrariamente sono quelli meno reperibili in termini di trapianti perché, come spiega nella nostra intervista il chirurgo Alessandro Bertani, Responsabile della Divisione di Chirurgia Toracica e Trapianto di Polmone di Irccs-Ismett: “sono quelli che più facilmente si deteriorano”.  LEGGI QUI L’INTERVISTA AD ALESSANDRO BERTANI

 

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