Cure riabilitative, Attiva Sicilia: «Aumentare le risorse per i centri di riabilitazione»

12 Novembre 2020

Angela Foti, vicepresidente dell'Ars, sollecita il ricorso ai fondi non spesi del 2020 e la continuità assistenziale riadattandola alle misure anti-Covid.

 

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PALERMO. Aumentare i tetti di spesa per i centri di riabilitazione che si occupano di disabili per gli anni 2021 e 2022 con i fondi non spesi del 2020 e contemporaneamente garantire la continuità assistenziale riadattandola alle misure anti-Covid.

Inoltre avviare misure di sostegno dei livelli occupazionali che sono a forte rischio per la riduzione dei servizi.

È quello che chiede Attiva Sicilia su un problema già oggetto di un’audizione in commissione sanità all’ARS il 23 ottobre scorso, ed oggi formalizzata in una proposta normativa condivisa dai maggiori centri di riabilitazione, presentata all’assessore alla Salute e in commissione Servizi sociali e sanitari.

I centri di riabilitazione sono stati costretti a ridurre i servizi erogati ai disabili (sia ambulatoriali che domiciliari) a causa delle misure anti-coronavirus e in alcuni casi l’assistenza è stata totalmente sospesa. Questo ha generato da un lato una mancanza di continuità assistenziale nei confronti delle persone che ricevevano queste cure riabilitative e dall’altro un rischio per i livelli occupazionali dei centri.

Contemporaneamente, i budget previsti per queste prestazioni non sono stati spesi, creando un avanzo per l’Amministrazione regionale. Ecco, quindi, che la proposta di Attiva Sicilia punta a recuperare questo “risparmio” per riutilizzarlo sempre per gli stessi fini, aumentando i tetti di spesa per gli anni 2021 e 2022: questo significherebbe aumentare proporzionalmente le prestazioni erogate per le cure dei disabili nel prossimo biennio.

«Il problema- sottolinea Angela Foti, vicepresidente dell’Ars e componente del gruppo di Attiva Sicilia- è stato finora sottovalutato o ha avuto parziali risposte nonostante le sollecitazioni. Finora, alcuni dei servizi sono stati mantenuti solo grazie ai centri che, con professionalità e dedizione, hanno fin da subito sperimentato insieme alle famiglie la prosecuzione di molti servizi, ma sempre in un clima di incertezza sul fronte della sostenibilità finanziaria dei centri».

Ed ancora: «La nostra regione deve seguire l’esempio di altre realtà italiane dove sono state stabilite regole sulle prestazioni in teleassistenza non solo per quelle erogate ambulatorialmente ma anche per quelle domiciliari ed extra murarie (scuola). I disabili potrebbero essere seguiti con efficacia anche da casa con il supporto assistenziale e si potrebbero mantenere, pur con tutte le difficoltà, pure i livelli occupazionali».

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