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Dal palazzo

L'iniziativa

Cure palliative, volume sui provvedimenti attuativi della “legge 38 del 2010”

L’evento, durante il quale sono stati evidenziati i risultati raggiunti in questi 10 anni dall’approvazione e gli ulteriori obiettivi futuri, è stato trasmesso in diretta streaming sulle pagine Facebook e Youtube del Ministero.

Tempo di lettura: 8 minuti

La presentazione del volume di raccolta normativa dei provvedimenti attuativi della “Legge 38 del 2010”, che si occupa di garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, è avvenuta ieri pomeriggio, nel corso di un incontro che si è tenuto al Ministero della salute, a cui ha partecipato anche il ministro Roberto Speranza. L’evento, durante il quale sono stati evidenziati i risultati raggiunti in questi 10 anni dall’approvazione e gli ulteriori obiettivi futuri, è stato trasmesso in diretta streaming sulle pagine Facebook e Youtube del Ministero.

“Voglio ringraziare chi ha consentito lo svolgimento dell’incontro- ha sottolineato in apertura l’on. Giorgio Trizzino (nella foto)- e particolarmente il ministro Speranza, che condivide con me il pensiero che il diritto alla salute non può fermarsi solo alle fasi di guaribilità della malattia, ma deve essere esteso al periodo di fine vita. Quello di oggi è un incontro che celebra un evento importante per le istituzioni, perché nel 2010 è stata approvata all’unanimità la legge 38, che istituisce le reti di cure palliative, di terapia del dolore e di cure palliative pediatriche”.

Sono 650 mila le morti che avvengono annualmente nel nostro Paese: di queste 180 mila sono dovute a patologie oncologiche e 300 mila a patologie cronico-degenerative. Il bisogno di cure palliative riguarda quindi circa 300-350 mila persone, ma attualmente la disponibilità di questi trattamenti può essere fornita solo ad un terzo di loro.

“Questo volume è preziosissimo per tutti noi- ha dichiarato la sen. Annamaria Parente presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato – perché ci dà l’idea di come possa cominciare un percorso per ottenere una conquista, iniziato nel 2010. Occorre però cercare di colmare il divario tra le regioni e dobbiamo mettercela tutta affinché in ogni parte del nostro territorio, possa essere garantito il diritto alla salute anche nei momenti di maggiore fragilità. Ringrazio l’on. Trizzino, perché senza il suo impegno quotidiano non avremmo avuto questo importantissimo volume”.

L’on. Marialucia Lorefice, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, ha evidenziato l’innovatività della legge 38, che ha avuto il merito di introdurre concetti fondamentali come la dignità del malato e la necessità di garantire un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale. “Sono tanti gli atti parlamentari – ha aggiunto la Lorefice – presentati nel corso di questa legislatura e voglio citarne due: innanzitutto, un’indagine conoscitiva che ha riguardato le cure palliative in ambito pediatrico, che ci ha permesso di interpellare esperti della materia e capire su quali aspetti critici intervenire. Poi, voglio ricordare anche una mozione approvata qualche settimana fa, che ha avuto come oggetto le cure palliative, ed è stata un’occasione per farci capire quanto sia importante garantire cure adeguate e la vicinanza alle famiglie, anche in momenti complicati come quello che stiamo vivendo”.

In seguito, Trizzino ha voluto fare un appello agli organi di informazione: “Non dobbiamo avere paura di parlare di cure palliative e temere di ferire la sensibilità di qualcuno, ricordando che purtroppo le malattie non sempre guariscono, ma vanno incontro a percorsi più complessi che a volte si esauriscono con la fine della vita. In questo ultimo anno, abbiamo avuto lo sconvolgimento profondo di molti sistemi assistenziali e ci siamo accorti che esistono sacche di vuoto assistenziale nei percorsi di terapia intensiva, dove i rianimatori sono stati costretti a tralasciare alcuni aspetti essenziali, che riguardano l’accompagnamento, anche se tecnicamente lo hanno fatto con grande capacità. Quando non c’è più nulla da fare, comincia il grande lavoro e questo concetto ci ha accompagnato in 40 anni di cure palliative”.

Inoltre, Trizzino ha evidenziato le tre reti individuate dalla legge 38, quella delle cure palliative, quella della terapia del dolore e quella, approvata di recente in Conferenza Stato-Regioni, relativa alle cure palliative pediatriche. I risultati raggiunti con il provvedimento normativo sono stati numerosi, ma ci sono ancora molte ombre su cui far luce:” Esistono regioni – ha rivelato Trizzino – in cui l’assistenza domiciliare per questo tipo di cure funziona molto bene e altre che purtroppo ne sono prive. Ci sono ulteriori azioni che possiamo e che dobbiamo fare”.

Presente anche il dott. Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute :”Credo che la legge 38 rappresenti per il nostro paese una grande sfida di civiltà – ha affermato – Attraverso la collaborazione con le regioni, a luglio 2020 abbiamo condiviso linee di indirizzo per i requisiti di accreditamento delle reti di cure palliative e di terapia del dolore, mentre a marzo 2021 abbiamo fatto lo stesso in ambito pediatrico”. Il direttore ha spiegato anche che nell’ultimo anno si è andati verso il potenziamento dell’assistenza domiciliare con le misure adottate in epoca Covid e che all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si punterà molto sul territorio, con una gestione del paziente il più possibile presso il proprio domicilio.

La dott.ssa Rossana Ugenti, direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale, ha invece parlato del percorso che ha portato alla rilevante istituzione della scuola di specializzazione in medicina e cure palliative a decorrere dall’anno 2021-2022. “E’ stato inoltre fatto un intervento di modifica della legge di stabilità – ha aggiunto la Ugenti – per consentire ai medici sprovvisti di una delle specializzazioni previste delle equipollenze, già in servizio in una rete di cure palliative, una certificazione di queste competenze, in attesa della messa in funzione della scuola di specializzazione e consentire loro di poter continuare ad operare”.

Il dott. Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore Dipartimento Fragilità, ASST Lecco, ha fatto il punto sugli interventi da mettere in atto, per rafforzare ancora di più le previsioni della legge 38. “ Vi è la necessità – ha ribadito – di inserire le cure palliative in modo organico e strutturato negli ospedali, affinché le equipe non siano presenti solo negli hospice. Una buona soluzione potrebbe essere quella di implementare i circa 3500 posti esistenti con altri 500 di hospice ospedaliero”.

Altri numeri importanti sono stati forniti dal dott. Pierangelo Lora Aprile, presidente della sezione O della Commissione Tecnico Scientifica del Ministero della Salute in ambito di Cure Palliative e Terapia del dolore. “Per quanto riguarda gli hospice – ha precisato – abbiamo avuto un incremento e si è arrivati a più di 300, con 3380 posti letto. Purtroppo esiste molta disparità tra le regioni, abbiamo un surplus in Lombardia, mentre altre realtà come la Sicilia, la Campania e la Calabria sono sotto del 30/40%. Resta problematica l’assistenza domiciliare, erano 40 mila le persone assistite, ora sono 45.000. I bambini che hanno bisogno di cure palliative pediatriche sono invece 12.000 in Italia. Nel 2017 gli hospice pediatrici erano 2, ora sono 6, e 7 sono in dirittura d’arrivo”.

“Quello che ci colpisce- è intervenuta l’on. Livia Turco– è quanto ancora poco le persone sappiano e quanto sia importante far conoscere le leggi che abbiamo, promuovendo il diritto della dignità di fine vita. Il lavoro fatto finora è ammirevole, ed essendo stata una dei legislatori che ha contribuito a fare questa legge è una grande soddisfazione vedere che è applicata”.

Il Ministro della salute, Roberto Speranza, ha dichiarato:  “Penso che questa sfida legata al rafforzamento nel nostro Paese delle reti per le cure palliative per tutte le età, qualifichi il senso più profondo del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Sin dalle parole della nostra Costituzione, l’essenza fondamentale è il messaggio di universalità del Servizio Sanitario Nazionale, che esprime l’idea che di fronte ad una malattia, ogni individuo abbia diritto ad essere curato. Questo emerge con più forza quando un uomo è in difficoltà, negli ultimi mesi o giorni di vita e si è più deboli in assoluto”.

Il Ministro ha evidenziato la necessità di continuare ad investire e diffondere buone pratiche, con l’obiettivo di battersi affinché non si verifichino diseguaglianze tra le regioni. “La pubblicazione di questo volume- ha aggiunto – è solo un primo traguardo. Veniamo da un periodo di criticità, che paradossalmente ci offre delle opportunità. Dentro questi 12 mesi è maturata l’opinione che conti investire sulla sanità, sulla cura della persona e su un asset strategico fondamentale, che per troppi anni è stato considerato come un punto non essenziale dell’agenda di governo. Da un lato, la retorica degli eroi e poi la verità di un paese che non ha investito fin in fondo sulla leva fondamentale. Questo anno drammatico ci consegna investimenti che non si erano visti in 7 – 8 anni. Ora, dobbiamo fare una doppia operazione, da un lato lavorare per uscire da questa situazione e chiudere la fase dell’emergenza, accelerando con le vaccinazioni e con le cure, ma mentre facciamo questo pezzo di strada, dobbiamo pianificare anche la sanità del futuro. Occorre imparare da questa lezione molto dura, progettando un nuovo Servizio Sanitario Nazionale che abbia come parola fondamentale la parola prossimità”.

“Nel Recovery– ha proseguito Speranza- stiamo elaborando un investimento senza precedenti sull’assistenza domiciliare. Dentro questo ambito, c’è anche questa partita delle cure palliative e della terapia del dolore, che è una partita aperta su cui il nostro paese può rivendicare di aver fatto cose positive e buone, ma che può ancora fortemente essere implementata. Dobbiamo garantire a tutti gli individui del nostro Paese di poter accedere a queste cure. Il Recovery non potrà bastare, ma c’è un primo pezzo di lavoro che può aiutarci a disegnare il nuovo servizio sanitario nazionale”.

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