Sanità privata

Il primo dicembre

Cure palliative, la Samot celebra l’anniversario della fondazione

Nel 1987 iniziò ad operare a Palermo per affiancare le strutture pubbliche nell’assistenza domiciliare ai malati affetti da patologie incurabili.

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Trentasei anni di cure palliative. La SAMOT celebra domani, venerdì 1 dicembre, l’anniversario della fondazione. Era il 1987 quando iniziò ad operare a Palermo con lo scopo di affiancare le strutture pubbliche nell’assistenza domiciliare ai malati affetti da patologie incurabili. Pioniera in quegli anni, ha vissuto da protagonista l’evolversi del settore delle cure palliative, non solo in ambito medico-scientifico ma soprattutto in ambito socio-culturale.

Molta la strada percorsa e molti gli obiettivi ancora da raggiungere. Con l’invecchiamento della popolazione e la progressiva crescita del numero di persone anziane che affrontano il fine vita in condizioni di fragilità sociale e con bisogni multidimensionali complessi, la necessità di cure palliative tenderà ad aumentare.

La loro applicazione infatti non è destinata solo ai malati di cancro: le cure palliative si rivolgono a tutte le persone di ogni età che vivono condizioni di sofferenza in quanto affette da malattie inguaribili e in particolare a coloro che si avvicinano alla fine della vita. Il 1° dicembre dunque è una data importante per la SAMOT che ha deciso di ricordarla condividendo dati e spunti di riflessione in un settore in continua evoluzione ed ancora troppo poco conosciuto.

Da sempre la mission della SAMOT è quella di diffondere ed applicare i principi delle cure palliative. Sono stati oltre 70mila, con una media annuale di oltre 2mila e 500, i malati assistiti nelle loro case, grazie ai rapporti di convenzione con le aziende sanitarie provinciali, e sono stati coperti i territori di ben 180 comuni della Sicilia. Cinque le sedi operative (Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa e Trapani) e 3 i centri di ascolto (Bagheria, Gela, Lampedusa).

Ad oggi sono mille e 300 i pazienti assistiti dalla SAMOT. Fulcro operativo dell’assistenza sono le equipe multidisciplinari. 300 operatori sanitari e socio-assistenziali, tra medici, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, psicologi, operatori socio-sanitari, logopedisti e dietisti, garantiscono ogni giorno un servizio coordinato e continuativo ai malati e alle loro famiglie. Le equipe sono funzionalmente integrate da altre figure professionali sulla base dei bisogni dei singoli malati, come ad esempio i neuropsicomotricisti dell’età evolutiva per i piccoli pazienti pediatrici e i mediatori culturali per i malati stranieri. E poi ci sono i volontari che completano le equipe multidisciplinari apportando il loro prezioso contributo per i bisogni di natura pratica e di compagnia.

La SAMOT, fin dalla sua costituzione, offre un servizio caratterizzato da un approccio assistenziale di tipo olistico per restituire valore, dignità, significato al tempo della vita che resta. Prendersi cura è il concetto chiave attraverso cui si afferma la vita e si affronta la morte in un processo/tappa che della vita fa inevitabilmente parte.

«L’obiettivo non è stato semplice da raggiungere, soprattutto quando ancora le cure palliative non erano regolate da norme- spiega il fondatore, Giorgio Trizzino– i primi provvedimenti legislativi arrivano infatti negli anni ’90 a livello nazionale e regionale e, uniti al contributo delle istituzioni pubbliche e all’impegno costante del mondo dell’associazionismo, hanno consentito lo sviluppo delle reti di cure palliative in tutta la Sicilia. Oggi la SAMOT si pone tra le più importanti realtà italiane per l’erogazione di cure palliative domiciliari».

Assiste a casa anche le persone affette da SLA. Occorre continuare a lavorare sul piano culturale per colmare il vuoto di conoscenza sulle cure palliative ancora esistente e sfatare molti falsi miti, come per esempio quello relativo al “quando” attivarle.

«Si tende ancora diffusamente ad identificare le cure palliative come cure di fine vita in quanto si ritiene che esse vadano attivate nel momento in cui tutte le cure non hanno più effetto e il paziente sta morendo- commenta la responsabile regionale della SAMOT, Tania Piccione– Questa disinformazione determina ricadute negative per la tempestività della presa in carico dei malati con grave impatto sulla qualità di vita di coloro che ne potrebbero invece beneficiare anche in fase precoce. Una falsa credenza che condiziona negativamente il diritto di accesso alle cure palliative che, ricordiamo, sono applicabili per tutto il percorso della malattia, a seconda delle esigenze della persona malata, e vengono associate alle terapie che hanno lo scopo di fermare la malattia».

Dedicare maggiore attenzione alle condizioni di marginalità, istituire la rete di cure palliative pediatriche, tenere vivo il dibattito a livello istituzionale sulle cure palliative e sul fine vita, accrescere la conoscenza e la consapevolezza della cittadinanza sulle cure palliative: è già questo il futuro prossimo della SAMOT.

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