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radiofarmaco prostata

Cura del tumore della prostata, ottimi risultati grazie ai radiofarmaci di ultima generazione

18 Dicembre 2018

Intervista a Sergio Baldari, direttore dell'UOC di Medicina Nucleare presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "Martino" di Messina.

Le innovazioni terapeutiche nell’ambito del tumore prostatico, la gestione multidisciplinare del paziente affetto da metastasi ossee, le strategie nucleari di cura, attraverso l’impiego del più innovativo radiofarmaco radio 223 dicloruro, accanto ai nuovi approcci nel trattamento delle lesioni eteroplastiche del fegato e dei tumori neuroendocrini, sono stati i temi portanti della due giorni dal titolo “Medicina Nucleare e Oncologia. Teranostica: recenti acquisizioni e prospettive future”.

L’evento si è svolto presso il centro congressi del Policlinico Martino di Messina. Responsabile Scientifico il prof. Sergio Baldari (nella foto), ordinario di Medicina Nucleare presso l’Università di Messina e Direttore dell’ UOC di Medicina Nucleare presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Martino.

Nelle terapie nucleari vengono usati composti radioattivi (radiofarmaci), somministrati il più delle volte per via sistemica, che per la loro natura molecolare sono in grado di raggiungere uno specifico target espresso dalle cellule tumorali, rilasciando così elevate quantità di radiazioni con l’obiettivo di distruggere le cellule stesse.

Oggi, grazie ad una nuova classe di radiofarmaci- tra cui spicca Radio 223 dicloruro– ad azione selettiva sulle metastasi ossee nei pazienti con tumore della prostata, è possibile migliorare le prospettive di sopravvivenza e qualità di vita di questi pazienti.

Sul punto il professor Baldari afferma: «Radio 223 dicloruro, rappresenta il capostipite di questa nuova classe di radiofarmaci cd. alfa emittenti. Il suo meccanismo d’azione è legato alla sua natura chimico-fisica. In quanto assimilabile al calcio (“calcio mimetico”), esso presenta un selettivo accumulo nelle metastasi ossee da tumore prostatico, le quali si caratterizzano per elevata attività metabolica».

«Il radio farmaco- spiega Baldari- in sostanza, per la sua specifica tipologia di decadimento radioattivo, libera radiazioni alfa, che depositano la loro energia con profondità di penetrazione nella materia biologica, consentendo, così, una selettiva irradiazione delle cellule tumorali: in particolare le particelle alfa hanno la capacità di provocare danni irreversibili al DNA della cellula metastatica risparmiando il tessuto sano circostante e il tessuto emopoietico attiguo».

«L’esperienza clinica- aggiunge Baldari- che suggerisce una particolare attenzione circa la fase di resistenza alla castrazione farmacologica, attesta che Radio 223 dicloruro, rispetto al beneficio esclusivamente palliativo dei trattamenti con i radiofarmaci già in uso, marca in senso assai significativo l’iter terapeutico di questi pazienti. In particolare, i risultati del trattamento depongono per un significativo incremento della sopravvivenza, un’importante riduzione della sintomatologia dolorosa propria delle metastasi scheletriche (fattore assai invalidante) e di tutte le complicanze legate alla malattia metastatica. Altresì, riduce il ricorso a ulteriori trattamenti farmacologici e non».

Poi l’esperto conclude: «Queste nuove opportunità terapiche sono di grande rilievo per i pazienti: i dati real life registrano un recupero delle normali abitudini quotidiane ed il reinserimento nell’ambito familiare e sociale del paziente”.

Dal congresso sono emerse ottime prospettive anche sul fronte del “Trattamento delle Lesioni Neoplastiche del Fegato e dei Tumori Neuroendocrini”: in tale direzione, la ricerca si è attestata in positivo fermento.

In ogni sessione, è stata evidenziata, ancora una volta, la centralità dell’approccio multidisciplinare nel paziente oncologico, in cui l’ottimizzazione dei risultati è fortemente influenzata dalla capacità di uno scambio di informazioni continuo tra i professionisti coinvolti (oncologi, medici nucleari, urologi, epatologi, endocrinologi etc. ) al fine di ottimizzare le cure in linea con la complessità clinica di questi pazienti, ricollocando al centro non più la malattia – approccio ormai superato – ma la persona.

Tra i relatori anche il prof. Uwe Haberkorn, Medicina Nucleare dell’Università di Heidelberg.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri, oltre al commissario straordinario dell’A.O.U. Martino di Messina, Giuseppe Laganga, il pro-rettore Giovanni Tuccari (anche ordinario di Anatomia ed Istologia Patologica dell’Università di Messina), che ha portato il saluto istituzionale del Rettore Salvatore Cuzzocrea, e il consigliere nazionale dell’Associazione di Medicina Nucleare Italiana, Antonio Garufo.

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