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Dal palazzo

Il caso

Covid, medici di famiglia sul piede di guerra: «Pronti a proclamare lo stato di agitazione»

Pina Onotri, Segretario Generale dello SMI, sottolinea: «Per i medici di medicina generale ritmi di  lavoro inumami, siano liberati dagli aspetti amministrativi e burocratici correlati all'emergenza pamdemica».

Tempo di lettura: 3 minuti

«Continuano le grandi difficoltà in Italia nell’attuale fase della pandemia, per i   medici di medicina generale, con una forte  pressione  e  ritmi di  lavoro inumami». Lo afferma Pina Onotri, Segretario Generale Sindacato Medici Italiani, aggiungendo: «Le condizione di lavoro sono difficilissime anche a causa  delle politiche di questi anni che hanno determinato  mancanze strutturali per la categoria,  a partire della indisponibilità dei sostituti di assistenza primaria, medici  di continuità assistenziale e 118.Carenze che stanno diventando drammatiche».

«Siamo dinnanzi a medici contagiati dal  Covid e ammalati  che hanno dovuto chiudere gli  studi e rimanere comunque reperibili telefonicamente per smistare le urgenze o visite improcrastinabili ai colleghi  di studio, già tra l’altro oberati di lavoro- aggiunge- Fino ai casi estremi di donne medico  in gravidanza che meditano di dimettersi perché non c’è nessuno che le possa sostituire».

Inoltre, dallo Smi sottolineano: «A tutto questo si aggiunge il macigno della burocrazia collegata al Covid, come segnalano tanti medici del territorio, ormai sommersi da pratiche e richieste di aiuto di pazienti disorientati da una pessima informazione istituzionale. Centinaia di  telefonate arrivano ai medici di medicina generale senza contare i messaggi,  mail , accessi a studio con un aumento vertiginoso in queste ultime settimane. Davanti a  questo quadro occorre liberare, da subito, i medici di famiglia dalla gestione degli aspetti amministrativi e burocratici correlati al covid , in modo che si possano dedicare esclusivamente all’assistenza dei pazienti ammalati non solo di covid».

«Al medico non spetta seguire gli aspetti amministrativi e gestionali  della questione, aspetti che  dovrebbero essere garantiti dalla gestione automatizzata con  il sistema  informatizzato della tessera sanitaria e dai SISP ancora drammaticamente carenti a due anni dalla pandemia. I medici di medicina generale non sono autorità sanitarie che possono disporre isolamenti e quarantene, così come deliberato dalle regioni, perché in contrasto con norme legislative nazionali».

Infine, Pina Onotri afferma: «Respingiamo, quindi, la tesi, sostenuta con superficialità,  che i medici di medicina generale non rispondono alle chiamate dei pazienti. I medici si sono prodigati, nonostante tutto e nonostante i morti ancora in attesa di riconoscimento,  per essere il primo presidio sanitario di contrasto alla pandemia. È ingeneroso addossare a loro carenze che sono generate dal caos organizzativo e dall’inefficienza dei sistemi sanitari regionali e non è possibile pretendere che assumano funzioni vicarianti per tutte le falle di programmazione che ci sono state. La Segreteria Nazionale dello SMI ha deciso che  in mancanza di correttivi alla situazione, sarà  costretta a dichiarare lo stato di agitazione».

Nei giorni scorsi del tema si era occupato Insanitas, con un’intervista a un medico di famiglia e membro Fimmg: CLICCA QUI.

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