Covid Hospital di Partinico, un paziente agli operatori sanitari: «Guarito grazie a voi»

30 Marzo 2020

Il messaggio ricevuto da Enzo Provenzano, coordinatore del Covid Hospital di Partinico. Ecco l'intervista al direttore scientifico Di Rosa.

 

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PALERMO. “Non finirò mai di ringraziarvi!!!”: è il messaggio che Enzo Provenzano, coordinatore del Covid Hospital di Partinico, ha ricevuto dal primo paziente di coronavirus dimesso.

“Grazie per tutto quello che avete fatto e che continuate a fare, con grande professionalità, umanità e spirito di abnegazione”, ha aggiunto l’ex paziente.

Domani potranno lasciare la struttura un uomo di 38 anni, uno di 40 e due di 56 anni. Inoltre il coordinatore medico preannuncia che questa settimana altri due pazienti saranno dimessi.

Rimangono ricoverati due pazienti ritenuti gravi, che provengono dalla Rsa di Villafrati. Questi hanno complicanze molteplici. Uno di loro viene alimentato per endovena ed è molto grave.

Il dottor Provenzano sottolinea: «Bisogna finirla di creare panico. Perché la gente ha paura, hanno paura gli operatori, hanno paura gli infermieri, con la conseguenza che la terapia rischia di essere fatta male. Perché accanto al panico nasce l’altro grande nemico di questi pazienti che è la solitudine”. Concludendo che “si muore con il corona virus, difficilmente di corona virus».

Abbiamo approfondito l’attuale situazione dell’ospedale con l’altro Direttore della struttura, il dottor Salvatore Di Rosa.

Qual è l’ attuale situazione del Covid Hospital di Partinico ?

«Durante il fine settimana abbiamo dichiarato dimissibili cinque pazienti. Domani finalmente saranno dimessi e trasferiti in albergo. Dovranno continuare l’isolamento per almeno quattordici giorni, dopo rifare il tampone, che dovrà essere ripetuto anche se negativo dopo ventiquattro ore. Dopodiché se risulteranno sempre negativi potranno rientrare in comunità».

Per quanto riguarda i pazienti deceduti?

«Finora due, entrambe novantenni. La notizia del decesso di una persona di 75 anni durante questo weekend è falsa. Siamo ben pronti ad affrontare questa emergenza per quello che è possibile. Le Autorità stanno facendo la loro parte, perché la Protezione civile ci fornisce il materiale di protezione sempre con molta parsimonia in relazione alle necessità che abbiamo. Naturalmente non c’è un’abbondanza, come del resto in tutta Italia. La protezione civile si sta facendo in quattro e cercano di distribuire i DPI nell’ambito delle necessità che emergono centellinando anche le scorte che hanno, che non sono tantissime».

– Per quanto riguarda la provenienza dei pazienti ?

«Al momento sono tutti pazienti della provincia di Palermo».

Ci parli del Covid Hospital…

«La struttura è tutta dedicata al Covid Hospital. Prima era un ospedale generale, dove c’era il Pronto soccorso, medicina, cardiologia, ortopedia, chirurgia. L’intuizione è stata splendida, quella di non mescolare pazienti infetti con gli altri pazienti. Questa è la cosa più elementare che si possa fare e quindi è stata un’ottima intuizione che fa parte delle regole basi: quando si sviluppa un’epidemia si concentrano gli infetti solo su un ospedale».

Cosa pensa del Coronavirus?

«I corona virus sono una famiglia enorme, non è solo il Covid-19. Quest’ultimo rassomiglia molto a quello dell’ultima SARS che anche noi abbiamo avuto qui a Palermo. Risulta diverso nelle sue caratteristiche di diffusione e di aggressività. Quest’ultimo è molto diffusivo, si trasmette da persona a persona. Si può trasmettere anche attraverso eventuali oggetti che siano contaminati e quindi bisogna mantenere un’attenzione massima. Oltre questo è un virus di cui non sappiamo molto dal punto di vista fisiopatologico. Conosciamo qual è la sua capacità infettante, qual è la sua capacità di provocare danni nell’organismo umano. Non abbiamo in effetti una terapia in effetti già ben consolidata a livello mondiale. Quindi ricorriamo a idrossiclorochina, antivirali, Tocilizumab. I pazienti sono divisi in tre gruppi a secondo della gravità. Forme lievi, forme medie e forme più gravi. Quest’ultimi sono quelle che vanno a finire intubate nelle rianimazione».

I cinque pazienti che saranno dimessi domani come sono stati trattati?

«Secondo le regole delle linee guida terapeutiche internazionali. Non sono state intubate, per fortuna. Non erano pazienti gravissimi da ricorrere alla rianimazione. Sono stati quindi trattati nel reparto di medicina dedicato a quel tipo di pazienti».

Avete avuto modo di riflettere sui dati. Cosa vi aspettate ?

«Non siamo noi a dover riflettere sui dati, perché si tratta di un dato globale. Non bisogna guardare solo all’ospedale di Partinico, bisogna guardare a quello che sta avvenendo in Italia. Secondo gli epidemiologi il picco sarà la prossima settimana, nei prossimi 10 giorni qui in Sicilia. Rimane l’incertezza su questi 37 mila concittadini che sono andati via dalle regioni del nord. Noi temiamo ci possa arrivare un’ondata, visto che le cose stanno così. Speriamo di no. Perché se l’ondata dovesse arrivare come la Lombardia, come noi potremmo difenderci meglio della Lombardia? Attualmente c’è un carico di lavoro in progressione che finora possiamo sicuramente gestire».

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