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I dettagli

Covid, al Policlinico “Giaccone” nuovo test per valutare la risposta dei linfociti della memoria

Messo a punto dal Team guidato dal Prof Francesco Dieli presso il laboratorio Cladibior del Policlinico Universitario. Già prenotabile con un semplice prelievo di sangue.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Presso il laboratorio Cladibior del Policlinico universitario di Palermo è stato messo a punto un nuovo test in grado di valutare l’immunità cellulare T linfocitaria specifica per il SARS-CoV-2, il virus responsabile della malattia Covid19.

Sulla base di una vasta letteratura scientifica si è visto infatti che una efficace risposta immunitaria indotta dalla vaccinazione contro SARS-CoV-2 deve essere valutata non solo in  termini di anticorpi neutralizzanti ma anche, e soprattutto, come frequenza dei linfociti della memoria in grado di attivarsi e dare una risposta efficace contro gli antigeni della proteina Spike del virus.

Il test messo a punto dal Team guidato dal prof. Francesco Dieli (nella foto) presso il laboratorio Cladibior si basa proprio su queste evidenze scientifiche ed è in grado di rilevare e quantificare  velocemente (24 ore) la risposta immunitaria cellulo-mediata nei confronti di SARS-Cov-2, misurando con precisione la frequenza dei linfociti T CD4 e T CD8 specifici per la proteina Spike del virus.

Il test è stato sviluppato nell’ambito di uno studio volto ad analizzare l’effetto del vaccino su individui in grado di produrre anticorpi e su pazienti affetti da patologie che compromettono la risposta anticorpale mediata dai linfociti B. I dati ottenuti confermano che già dopo la prima dose di vaccino si instaura la risposta dei linfociti T, che da un lato permettono la produzione degli anticorpi e dall’altro agiscono direttamente sulle cellule infettate dal virus uccidendole.

Già disponibile, il test può essere effettuato dietro prenotazione, presso il Policlinico Universitario Paolo Giaccone, con un semplice prelievo di sangue.

L’avvenuta immunizzazione è, dunque, misurabile oltre che dalla produzione di anticorpi, anche dalla presenza di linfociti T della memoria che giocano un ruolo protettivo nei confronti del virus. Analogamente agli altri vaccini, la presenza dei linfociti della memoria può essere considerato un parametro fondamentale per valutare la durata della risposta immunitaria protettiva e la necessità di effettuare eventuali richiami, non soltanto nei soggetti in grado di sviluppare una immunità, ma ancor di più in chi ha una compromissione del sistema immunitario, come persone con immunodeficienze congenite ed acquisite o pazienti sottoposti a trattamento con  farmaci biologici o farmaci immunosoppressori.

«Per le sue caratteristiche- spiega il prof. Dieli- il test da noi sviluppato assume quindi particolare importanza, rispetto alla valutazione degli anticorpi neutralizzanti, proprio in questi pazienti considerati fragili e che non possono produrre anticorpi: in questi soggetti, infatti, non è possibile valutare l’avvenuta immunizzazione tramite il dosaggio del titolo anticorpale, ma è possibile farlo tramite la misurazione dei linfociti T CD4 e CD8 della memoria, specifici per la proteina Spike di SARS-CoV-2. I risultati di questo studio sono stati pubblicati su una prestigiosa rivista scientifica la scorsa settimana».

«Infine, la letteratura scientifica riporta come, a differenza della risposta anticorpale, la risposta dei linfociti T CD4 e CD8 contro SARS-CoV-2 risente soltanto in minima parte della presenza delle diverse varianti del virus, compreso la variante delta, e per questo motivo, un test come quello messo a punto presso il Cladibior, può essere utilizzato anche nei soggetti guariti, indipendentemente dalla variante di SARS-CoV-2 che ha causato l’infezione».

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