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Dal palazzo

Ad ottobre

Covid-19, arriverà pure in Sicilia l’anticorpo monoclonale contro le varianti

Lo fa sapere ad Insanitas Tiziana Maniscalchi, referente per i monoclonali per la Sicilia Occidentale. Denominato Sotrovimab, è prodotto da GlaxoSmithKline e Vir Biotechnology in uno stabilimento italiano.

Tempo di lettura: 4 minuti

Arriverà a breve anche in Sicilia, l’anticorpo monoclonale di ultima generazione Sotrovimab prodotto da GlaxoSmithKline e Vir Biotechnology in uno stabilimento italiano di Parma. Nei giorni scorsi, infatti, il Ministro della Salute Roberto Speranza, ha autorizzato la temporanea distribuzione del farmaco sperimentale anti Covid fino al 31 gennaio 2022.

«I monoclonali anti Covid standard inducono la produzione di un anticorpo per un epitopo della proteina Spike, cioè di una parte della stessa. Siccome, però, tale farmaco è nato per aggredire la forma nativa del Coronavirus, quando questo ha cominciato a mutare, alcuni dei monoclonali in uso non sono più riusciti a bloccare la proteina Spike. Il Bamlanivimab, ad esempio, non viene usato più da solo, ma unicamente in associazione con Etesevimab. Noi adesso stiamo utilizzando il monoclonale della Roche di ultima generazione, sarebbe quello che ha fatto Trump per intenderci. Il Sotrovimab arriverà ad ottobre» ha dichiarato ad Insanitas Tiziana Maniscalchi, primario del “Pronto Soccorso” di “Villa Sofia-Cervello” e referente per i monoclonali per la Sicilia Occidentale.

«La formulazione degli anticorpi monoclonali- ha aggiunto- finora usati in associazione (Bamlanivimab/Etesevimab di Eli Lilly e Casirivimab/Imdevimab di Regeneron Pharmaceuticals e Roche) viene combinata per bloccare due parti della Spike, cioè la proteina che permette l’ingresso del virus nel cellule e, quindi, la sua replicazione. I nuovi monoclonali, invece, cercano di bloccare quella parte di proteina che non è ipervariabile ma è stabile. In questo modo, anche in presenza di tre varianti, la proteina viene bloccata. Con questi nuovi farmaci potremmo anche decidere di sequenziare prima il virus e utilizzare, quindi, il monoclonale più adatto in base alla variante da combattere».

Il 28 luglio la Commissione Europea ha siglato un contratto quadro di acquisto congiunto con la compagnia farmaceutica britannica Glaxo Smith Kline per la fornitura di Sotrovimab, acquistato da 16 Stati membri per 220mila trattamenti. Secondo l’azienda produttrice si tratta di un “anticorpo monoclonale SARS-CoV-2 sperimentale, i cui dati preclinici suggeriscono abbia il potenziale sia per bloccare l’ingresso del virus nelle cellule sane che per eliminare le cellule infette”.

L’aumento dei numeri: Sicilia settima in Italia per l’uso dei monoclonali anti-Covid

«A causa del nuovo aumento dei contagi, stiamo ricominciando a somministrare i monoclonali anti Covid, ancora limitatamente alle categorie a rischio, così come deciso dai parametri dello studio Aifa, anche se sono stati allargati i criteri di inclusione per gli obesi con indice di massa corporea 31 invece di 35. Per obesi, diabetici e dializzati i monoclonali possono essere utilizzati senza limiti di età mentre, mentre i soggetti con altre comorbidità dovranno avere una età superiore ai 55 anni- spiega ancora la dottoressa Maniscalchi- Al momento ci muoviamo, quindi, tra i pazienti con alti fattori di rischio, per il resto penso che la platea sarà ampliata, anche se restano situazioni di fondo che non potranno essere modificate, infatti, i monoclonali devono essere somministrati sempre durante la prima settimana dell’infezione. Ricordiamo che ci sono due fasi della malattia Covid -19: viremica e la cascata citochimica. Gli anticorpi monoclonali agiscono durante la prima fase quando il virus cerca di entrare nelle cellule. Se ormai il virus è entrato nella cellula e il nostro organismo risponde, il paziente non avrà alcun beneficio dai monoclonali. Per questo motivo è necessario intervenire in una fase precoce ed in assenza di sintomatologia grave».

Secondo i dati Aifa sono al 22 luglio, sono 389 i trattamenti con gli anticorpi monoclonali a cui sono stati sottoposti i pazienti in Sicilia, che si posizione così settima in Italia con 73 somministrazioni di solo Bamlanivimab, 162 in associazione con Etesevimab e 154 persone trattate con Casirivimab/Imdevimab. A guidare la classifica è la Regione Lazio con 881 trattamenti, seguito da Veneto (834), Toscana (769), Campania (523), Puglia (506) e Lombardia (471). Ad usare meno i nuovi farmaci ci sono la provincia autonoma di Bolzano con 3 trattamenti totali e il Molise con 13.

«Al “Cervello” noi lo abbiamo già usato con 70 persone, poche richieste sono arrivate dall’ospedale Civico, ma i veri grandi assenti continuano ad essere i medici di famiglia, infatti, noi riusciamo ad intercettare i pazienti perché arrivano in Pronto Soccorso, non ci vengono segnalati dai medici di medicina generale, i quali sono comunque stati informati sull’uso dei monoclonali anche dalla Regione Siciliana, che ha mandato una dettagliata mail a 30.000 di loro- lamenta Tiziana Maniscalchi- Il monoclonale anti Covid non ha effetti collaterali, ha un altissimo profilo di tollerabilità come farmaco, quindi, non farlo è veramente assurdo, adesso per altro è anche gratis perché è fornito dall’Aifa e tutti quelli a cui lo abbiamo proposto lo hanno accettato di buon grado».

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