Cimo

Corso al Cefpas per medici non specializzandi, CIMO Sicilia dice no

12 Settembre 2019

Nel corso dell'incontro Cimo ha sollevato anche altre questioni legate agli esiti dei concorsi di bacino ed alle previsioni sui contratti dei medici precari in scadenza il prossimo 31 dicembre

 

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La Segreteria Regionale CIMO della Sicilia esprime in una nota inviata alla stampa tutto il suo  dissenso in merito all’iniziativa assunta dall’Assessorato Regionale della Salute di avviare un Corso di Formazione presso il Cefpas di Caltanissetta riservato ai giovani medici non entrati nelle Scuole di Specializzazione universitarie, istituito al fine di immetterli nel settore della Medicina d’Urgenza degli Ospedali siciliani (LEGGI QUI).

Analoghe iniziative di surrogato formativo alternativo a quello ufficiale che è e resta in capo alle Università italiane, sono già state avanzate in altre Regioni italiane, dove ha trovato la ferma opposizione sia delle OO.SS. della dirigenza medica che degli Ordini dei Medici e della FnomCeo nonché delle Società Scientifiche Nazionali. I motivi di tale contrarietà sono molteplici, a cominciare dal fatto che il modello formativo pensato dalla Regione Sicilia contrasta con l’obbligatoria acquisizione del titolo di specializzazione, l’unico che consenta la partecipazione alle procedure concorsuali per l’accesso al SSN.

Non essendo stata finora prevista alcuna deroga al quadro normativo di riferimento, si verrebbero a realizzare delle figure professionali prive dei requisiti necessari per l’accesso a tempo indeterminato negli Ospedali pubblici italiani, con il rischio concreto di creare una nuova forma di precariato di cui certamente non si avverte il bisogno.
Peraltro, sarebbe un precariato di difficile recupero rispetto alle forme del passato, dal momento che non potrà comunque essere stabilizzato se non dopo avere ottenuto quello stesso titolo di specializzazione universitaria che la partecipazione a questa incauta iniziativa non farà altro che ritardare se non definitivamente negare.

E ancora non è stato finora chiarito l’aspetto medico-legale ed assicurativo connesso all’attività di tirocinio di questo personale non specialista; manca l’analisi sui potenziali aggravi di spesa a carico delle Aziende sia relativamente ai premi assicurativi che agli eventuali risarcimenti ai pazienti. Non vorremmo che a pagare il conto siano alla fine i tirocinanti né tantomeno i tutor. La sensazione è che come al solito si tenta in extremis di tappare le falle di un sistema al collasso, sempre e solo sulla pelle dei medici e, fatto di non secondaria importanza, del cittadino/paziente che alle strutture pubbliche è costretto a ricorrere e che vorrebbe di sicuro essere assistito da un medico professionalmente competente e non da un giovane medico in formazione.

Non va trascurato l’aspetto organizzativo della vicenda, visto che il già citato training on the job prevede che questi medici in formazione vengano assegnati a un tutor che poi non sarebbe altro che quello stesso medico di Pronto Soccorso già stressato e costretto ad un superlavoro legato alla stessa carenza di personale che si vorrebbe arginare ed al quale verrebbero invece attribuiti anche compiti formativi durante il medesimo turno di lavoro senza alcuna contropartita economica. A meno che il tutoraggio non sia svolto da altre figure mediche esterne (medici pensionati? medici di medicina generale?) non si sa bene a quale titolo e con quali competenze. Anche in questo caso si rischia di creare ulteriore “ingorgo” nei Pronto Soccorso e magari ulteriori ritardi nell’assistenza al paziente, che non è certamente l’obiettivo prefisso.

Viene inoltre prevista, a quanto sembra, la necessità di un rapporto di convenzione tra le Aziende Sanitarie e il Cefpas stesso per poter aderire all’azione formativa proposta e ci si chiede se le Aziende interessate beneficeranno di un finanziamento aggiuntivo da parte della Regione o se dovranno congelare le risorse destinate al reclutamento di personale per far fronte al pagamento “della stessa borsa che compete agli specializzandi”; se così fosse si andrebbe incontro ad un ulteriore aggravamento della già difficile situazione in cui versano gli Ospedali siciliani che si vedrebbero negare la possibilità di indire procedure assunzionali legittime a causa dei costi sostenuti in favore di una surrogazione formativa che rischia di rimanere fine a sé stessa.

Si è già detto, ma vale la pena ribadirlo, come dal punto di vista giuridico l’iniziativa non trovi alcun fondamento nella normativa nazionale e comunitaria come peraltro precisato nella stessa Legge 60/2019 di conversione del c.d. Decreto Calabria che all’articolo 12 ha introdotto modifiche normative alla Legge di Bilancio 2019 laddove ai commi 547 e 548 aveva previsto, oltre all’opportunità per le Aziende di assumere specializzandi dell’ultimo anno con contratto a tempo determinato e con lavoro ad impegno ridotto, la possibilità di consentire ai medesimi specializzandi la possibilità di partecipare a procedure concorsuali ordinarie per titoli ed esami con il collocamento in una graduatoria differenziata da cui attingere unicamente dopo l’imprescindibile acquisizione del titolo di specializzazione, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e soltanto dopo lo scorrimento della graduatoria ordinaria.

È palese come un siffatto Corso di Formazione non sarà in grado successivamente di trovare alcun appiglio normativo in grado di sanare la stortura che ci si accinge a determinare, per di più con un impegno finanziario di cui bisognerà anche rendere conto. Semmai, un’eventuale impiego costruttivo di risorse economiche sarebbe potuto essere, e potrebbe ancora esserlo in fase di programmazione, quello di finanziare borse di studio aggiuntive nelle discipline maggiormente sprovviste e nel contempo stimolare le Università siciliane ad avviare quei Corsi di Specializzazione in Medicina d’Urgenza estremamente carenti nell’Isola in cui in atto si contano appena 4 specializzati all’anno nella sola Università di Catania.

Nelle more che ciò si realizzi, il problema della carenza di organico nei Pronto Soccorso siciliani potrebbe essere affrontato per un periodo limitato di tempo, ricorrendo all’integrazione con i medici di medicina generale in possesso dell’idoneità allo svolgimento delle attività mediche di emergenza territoriale limitatamente al trattamento dei codici bianchi che rappresentano circa l’80% degli accessi in Pronto Soccorso. In considerazione di quanto esposto, si ritiene quindi che la procedura proposta, che implica l’impegno di risorse economiche pubbliche rilevanti senza alcuna garanzia di un risultato positivo ma con la certezza dell’impossibilità di fornire un titolo di studio valido, vada attentamente rivalutata prima di andare incontro ad un fallimento annunciato.

Riguardo alle procedure assunzionali va ancora ricordato come i Concorsi di Bacino per medici di Pronto Soccorso e per Anestesia e Rianimazione non siano andati a buon fine e che sarebbe opportuno privilegiare procedure concorsuali per singola azienda.

Nell’ambito di tali procedure concorsuali sarebbe altresì opportuno fornire i dovuti input alle amministrazioni delle Aziende ASP, Aziende Ospedaliere ed Ospedaliero-Universitarie di ricorrere alla norma di Legge (D.Lgs. 165/2001 art. 35 comma 3 bis) che prevede una riserva di posti pari al 40% per i titolari di incarichi a tempo determinato e/o contratti di lavoro flessibile che alla data di pubblicazione del bando concorsuale abbiano maturato 3 anni di anzianità di servizio alle dipendenze dell’amministrazione che pubblica il bando. In tal maniera si impedirebbe di dilapidare un investimento fatto su risorse umane già addestrate e formate nella disciplina.

Infine, altro fatto di non secondaria importanza, si chiede di conoscere con congruo anticipo il destino dei numerosi medici che in atto svolgono attività lavorativa negli Ospedali siciliani con contratti a t.d. in scadenza il 31 dicembre p.v., chiarendo come i vincoli contenuti nel c.d. Decreto Dignità (D.L. n° 87/2018 convertito in L. n° 96/2019) non si applicano alle pubbliche amministrazioni per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti prima dell’entrata in vigore della nuova normativa (art. 1 comma 3).
Il mancato rinnovo di tali contratti avrebbe risvolti disastrosi relativamente al mantenimento dei LEA e si ritiene pertanto imprescindibile, nelle more dell’espletamento delle procedure di mobilità e/o concorsuali ordinarie, la proroga di tali posizioni.

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