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Corso al Cefpas per lavorare in pronto soccorso, Razza incontra i sindacati

12 Settembre 2019

Previsto un corso di 360 ore che coinvolgerà circa 300 giovani medici laureati ma che non hanno intrapreso il percorso di specializzazione. Al termine del corso, che costerà circa 2400 euro, un contratto a tempo determinato con uno stipendio di 1300 euro netti al mese

 

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A seguito dell’annuncio fatto dall’assessore Ruggero Razza sabato scorso a Caltanissetta, con il quale anticipava l’intenzione della Regione di avviare, attraverso il Cefpas, dei corsi di formazione per impiegare nei pronto soccorso i giovani siciliani laureati in medicina, che non entrano nelle scuole di specializzazione (LEGGI QUI), si è tenuto ieri mattina a Palermo un vertice per raccogliere il parere delle sigle sindacali.

Presenti, oltre all’assessore, il direttore generale Mario La Rocca e Pino Liberti componente dello staff di diretta collaborazione di Razza. L’assessore ha illustrato i contenuti della delibera “training on the job” che prevede un corso di 360 ore che, secondo le prime stime effettuate dal Cefpas di Caltanissetta dovrebbe essere riservato a 300 giovani medici laureati ma che non hanno intrapreso il percorso di specializzazione.

Due gli obiettivi del progetto “training on the job”, fronteggiare la grave carenza di medici nell’area dell’emergenza urgenza e individuare uno sbocco professionale per i giovani medici che non hanno accesso alle scuole di specializzazione.

Secondo le stime dei sindacati il corso al Cefapas avrebbe un costo complessivo di circa 700 mila euro, a carico dei giovani medici che dovrebbero versare una quota di iscrizione di circa 2.400 euro ciascuno. A tal proposito è stata illustrata anche l’ipotesi di un anticipo di cassa da parte di Banca Intesa San Paolo che dovrebbe poi essere rimborsato all’istituto di credito da ciascun giovane medico una volta entrato in servizio.

Quel che è stato chiarito è che, al termine del corso trimestrale, i giovani medici verranno impiegati per due anni nei pronto soccorso dell’isola, con un contratto a tempo determinato ed uno stipendio mensile netto di circa 1.300 euro. Per quanto riguarda le coperture assicurative le aziende sanitarie risponderanno della colpa lieve mentre della colpa grave risponderà il giovane medico che dovrà quindi provvedere a sue spese all’attivazione di un’apposita polizza.

Sulla proposta illustrata da Ruggero Razza i sindacati sono divisi. C’è chi come, la Cgil, plaude all’iniziativa parlando di “un’azione da riprendere come esempio di buone pratiche da esportare. Il progetto “Training on the job”, secondo i rappresentanti della Cgil, consente una migliore assistenza sanitaria ai cittadini che si recano nei pronto soccorso e risponde anche al bisogno di lavoro e di formazione dei giovani medici che non sono riusciti ad entrare nelle scuole di specializzazione. “Riteniamo questa esperienza coerente con le capacità dei medici neolaureati non specializzati che infatti già lavorano nelle guardie mediche e nelle ambulanze medicalizzate” conclude Renato Costa.

Tiepidi i commenti di FIALS Sicilia e FSI USAE. Se la Fials parla “soluzione non ottimale che però risponde a numerosi problemi”, Calogero Coniglio per la FSI USAE afferma “Accogliamo positivamente il progetto presentato dall’assessorato. E’ un esperimento, ed ovviamente ci sono delle perplessità, soprattutto dal punto di vista giuridico, sui compiti e sulle responsabilità ma, considerata la situazione di emergenza in cui versano i nostri pronto soccorso, un camice in più, anche se con funzioni limitate, non fa di certo male, aiuta l’assistenza e fa guadagnare tempo ai medici strutturati che possono così dedicarsi ai casi più seri. Quindi bisogna utilizzare le parole giuste, saranno medici a supporto dei colleghi strutturati. Nella speranza che questo esperimento non subisca uno stop come accaduto quest’estate in Veneto con un progetto simile. Ma su questo punto Ruggero Razza rassicura “Abbiamo tentato di imbastire una procedura che riteniamo non dovrebbe essere impugnata come accaduto in Veneto”.

Decisamente più critica la posizione del sindacato Cimo che, in una nota pubblicata dal nostro giornale, esprime tutto il suo dissenso sull’iniziativa promossa dall’assessorato – (LEGGI QUI)

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