Coronavirus, Tarro: «Poche probabilità di nuove ondate di contagi in autunno»

7 Giugno 2020

Tra gli intervenuti del webinar “Coronavirus: conoscerlo per non temerlo” organizzato a Messina anche Roberta Fedele, Lorenzo Mondello e Giacomo Caudo. Moderatore è stato Giuseppe Ruggeri, epidemiologo e giornalista.

 

di

MESSINA. «Se abbiamo un virus che fa la sua epidemia e verso cui la popolazione risponde con gli anticorpi, difficilmente poi potrà circolare nei medesimi soggetti. Ci sono poche probabilità di un ritorno e per allora si saprà come intervenire con l’antivirale, con la sieroterapia e poi possibilmente chissà quando, con un vaccino, perché non dobbiamo dimenticare che per esempio quello per l’AIDS lo aspettiamo ancora da 40 anni».

Lo ha detto il virologo Giulio Tarro (nella foto) a proposito della paventata possibilità di un ritorno su larga scala del Coronavirus in autunno, intervenendo in qualità di ospite speciale del webinar “Coronavirus: conoscerlo per non temerlo”, organizzato sulla pagina Facebook del Distretto Lions 108Yb Sicilia.

«Oggi fortunatamente- ha evidenziato il professore- l’Italia si trova nella condizione in cui versava la Cina, quando a marzo ha brindato all’ultimo paziente che usciva dall’ospedale. Nel momento in cui si è iniziato a parlare di pandemia è stato spontaneo pensare ad un vaccino, ma quest’ultimo rappresenta un mezzo di prevenzione, che non è ciò che serve ad epidemia conclamata e già diffusa in tutto il mondo. È stato quindi fondamentale conoscere i trattamenti da applicare, da quello antivirale alla sieroterapia, un sistema che costa quasi niente, che è come una trasfusione ed è molto sicuro».

«L’Istituto superiore della sanità- ha proseguito Tarro- già a marzo ci ha fornito dei dati importanti: le prime 909 cartelle cliniche delle vittime, precisando che solo 19 erano decedute per cause dirette con il covid. E questo ha cominciato a chiarire le idee, rispetto alla mancata differenza che si faceva tra numero di contagiati e numero di tamponi a portata di mano, di vittime che era enorme ogni giorno, e anche finalmente di soggetti guariti e dimessi».

Ad aprire i lavori sono stati la presidente del Lions Club Messina Ionio, la dott.ssa Maria Francesca Scilio, che voluto ringraziare i relatori per l’entusiasmo con cui hanno aderito all’iniziativa, seguita dal vice presidente del Leo Club Messina Ionio, il dott. Alessandro Giuffrida. Moderatore degli interventi è stato invece il dott. Giuseppe Ruggeri, epidemiologo e giornalista.

“L’argomento odierno- ha dichiarato Giacomo Caudo presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina- è molto sentito dalla popolazione, sia per i risvolti avuti in campo medico, sia per le influenze esercitate in ambito sociale. Abbiamo visto che in questi mesi, di fronte ad un nemico invisibile, il punto di riferimento principale sono stati gli operatori sanitari, ma ci si è resi conto anche di alcuni aspetti negativi, come l’eccessivo uso di internet, che ha portato al diffondersi di notizie frammentate. Sono quindi convinto che l’evento di oggi costituisca un servizio importante, per tutta la comunità”.

A prendere la parola è stata poi Roberta Fedele, direttore UOC Medicina trasfusionale del Papardo che ha trattato il tema della donazione del plasma iperimmune: “Questa procedura è stata utilizzata con successo nei confronti di alcune categorie di pazienti, nelle regioni più colpite dal Covid-19. Attualmente, è al vaglio della Regione Siciliana un protocollo nazionale per attuare anche da noi questo tipo di sistema, nel caso in cui si verifichi una nuova ondata in futuro. Non si tratta della classica donazione di sangue, ma di una raccolta che utilizza diversi separatori cellulari, attraverso cui viene raggruppato il sangue del donatore con cicli successivi. Nella macchina, il sangue viene sottoposto ad una forza centrifuga, che consente di separare il plasma per poterlo inserire nelle sacche, mentre gli altri componenti vengono restituiti al donatore. È una procedura sicura, che può essere fatta molto più spesso, rispetto alla donazione di sangue tradizionale”.

La specialista ha poi precisato i requisiti che devono essere posseduti da chi vuole effettuare tale donazione: «Si tratta di soggetti che devono avere una documentata guarigione dal Covid-19 da almeno 14 giorni, devono essere in possesso di un titolo di anticorpi neutralizzanti molto alto e devono poi avere le caratteristiche necessarie per classica donazione di sangue, quindi un peso superiore ai 50 kg, un’età compresa tra i 18 e i 65 anni, determinati parametri di emoglobina, valori pressori e coagulativi nella norma».

«In Sicilia- ha aggiunto la Fedele- il numero di pazienti colpiti da Coronavirus è stato contenuto, quindi tra i convalescenti saranno in pochi quelli idonei per poter donare il plasma. In provincia di Messina c’è già un numero minimo di persone che si sono proposte, ma come dicevo prima, si attendono le autorizzazioni a livello regionale, per capire se anche da noi saranno create delle Banche del plasma, come per esempio è stato fatto in Veneto».

In seguito, è intervenuto Lorenzo Mondello, già primario infettivologo del Papardo, che si è occupato di eseguire un excursus delle fasi che hanno caratterizzato l’ondata del coronavirus negli ultimi mesi, soffermandosi in particolare sull’inadeguatezza delle cure effettuate inizialmente.

«In un primo tempo- ha precisato- l’aspetto delle cure territoriali ha lasciato un po’ a desiderare. Se il sistema domiciliare fosse stato più tempestivo, gli effetti forse, sarebbero stati meno gravi. Molti pazienti sono stati curati a distanza nel proprio domicilio, con il paracetamolo, che è solo in grado di abbassare la febbre temporaneamente e che non dovrebbe avere un uso nelle malattie virali, perché consente al virus di continuare a replicarsi e a produrre effetti patogeni».

«In seguito- ha aggiunto Mondello- la terapia è stata basata su un antimalarico, l’idrossiclorochina, associato all’azitromicina per potenziarne l’efficacia. A questo aggiungo anche l’uso del cortisone, in dosi immunomodulanti , che non è stato utilizzato per avere un effetto antipiretico, ma al contrario permette un miglioramento e una guarigione della fase febbrile».

Pietro Spadaro, direttore U. O. Oncologia ed Ematologia della Casa di cura Villa Salus e presidente LILT Messina, ha posto l’attenzione su alcuni problemi collaterali causati dal virus, in particolare nei confronti dei pazienti oncologici:  «Durante il periodo di emergenza- ha sottolineato- si sono avute criticità non solo a livello nazionale, ma anche mondiale. L’OMS non ha saputo coordinare questa pandemia. Si sono verificati ritardi diagnostici incredibili, altre patologie già avanzate sono state scoperte con maggiore ritardo, è saltata la settimana della prevenzione oncologica in cui vengono fatte migliaia di visite preventive e sono stati rinviati anche alcuni trapianti di midollo fondamentali per salvare la vita dei pazienti».

Il convegno online è stato poi concluso dai ringraziamenti ai relatori del dott. Francesco Freni Terranova, past governatore, dell’avv. Mariella Sciammetta e del dott. Franco Cirillo, vice governatori, e del dott. Angelo Collura, governatore del Distretto Lions 108Yb Sicilia.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV