epidemiologia

Dal palazzo

L'intervista di Insanitas

Coronavirus, Scondotto: «Fondamentali vaccinazioni, tracciamento e rispetto delle regole»

In queste ore si attende la decisione del governo nazionale sulle restrizioni anti-Covid per il periodo delle feste. Insanitas ha intervistato il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico siciliano e presidente dell’Associazione Italiana di Epidemiologia.

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PALERMO. In queste ore si attende la decisione del governo nazionale sulle restrizioni anti-Covid per il periodo delle feste, che determineranno l’andatura della curva dei contagi. Per capire cosa succederà in merito a vaccinazioni e tracciamento, Insanitas ha intervistato Salvatore Scondotto (nella foto) coordinatore del Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza Coronavirus in Sicilia e presidente dell’Associazione Italiana di Epidemiologia.

Il governo nazionale ha annunciato una “stretta” per il periodo di Natale, con tutta l’Italia zona “arancione” o addirittura “rossa”. Al riguardo, qual è l’opinione del Cts siciliano?

«Sono giorni cruciali che possono influire in maniera determinante sulla ripresa della curva epidemica a causa della maggiore propensione ai contatti interpersonali o per allentamento delle misure di distanziamento interpersonale e per l’intensificazione dei movimenti tra regioni. Nonostante il recente rallentamento dei contagi, siamo ancora a un volume di nuovi casi giornalieri molto elevato, con il conseguente carico di ricoveri e di decessi. Contrariamente a quanto si è verificato nella prima ondata, siamo intervenuti quando la circolazione del virus era molto più elevata e questo da un lato richiede più tempo per ricondurre a sicurezza la pressione sulla comunità e dall’altro presenta rischi maggiori per una repentina ripresa qualora non si mantenessero atteggiamenti di massima cautela».

Secondo una circolare che dovrebbe essere emessa dal Ministero della Salute basteranno i tamponi rapidi per confermare la diagnosi definitiva di positività al Coronavirus e per dichiarare conclusa l’infezione per chi è stato contagiato e deve terminare il periodo di quarantena, escludendo così il tampone molecolare da entrambe le procedure…

«Fino ad oggi non vi sono sufficienti studi indipendenti di validazione in contesti specifici. La loro principale caratteristica è la tempestività della risposta che può essere particolarmente utile in alcune condizioni in cui questa è necessaria, come ad esempio nel caso di indagini su cluster specie in comunità ristrette. La performance dei test rapidi, ed in particolare il valore predittivo positivo (ossia probabilità che una persona con un test positivo sia veramente infetta), dipende dalla frequenza della malattia e quindi dalla probabilità a priori di riscontrare una positività. Nel caso di soggetti già diagnosticati o di contatti, quest’ultima è molto alta. Evidentemente la strategia nazionale tiene conto dei diversi fattori incluso validità e limiti dell’impiego di tali metodi».

Crede che sia una scelta prudente, visto il tasso di falsi positivi e negativi del tampone antigenico? L’isolamento fiduciario, ad esempio, per chi arriva in Sicilia non sarebbe stato più utile?

«La ripetizione del test rapido a breve distanza, come nel caso di chi rientra in Sicilia, è un elemento che tende a controllare al massimo i limiti di validità intrinseca della metodica e mira a rafforzare le capacità di intercettare capillarmente eventuali casi sfuggiti ad un primo filtro. Al momento la proporzione di positivi nei casi di rientro indagati è stata molto bassa».

Quale vaccino sarà acquistato (Pfizer, Moderna, Astrazeneca, ecc) e in base a quale criterio sarà scelto?

«Il primo vaccino al momento al vaglio dell’Agenzia Europea del Farmaco è quello predisposto da BioNTech e Pfizer. L’approvvigionamento rispetterà fondamentalmente a livello nazionale il criterio di disponibilità sulla base della tempistica dei processi autorizzativi in corso».

È stata decisa la modalità di distribuzione? Si ricorrerà a drive-in e stadi? Inoltre con quali priorità sarà somministrato?

«La strategia vaccinale nazionale ha già previsto l’individuazione di categorie prioritarie, rappresentate in primo luogo dagli operatori sanitari, dal personale ed ospiti di presidi residenziali per anziani e dagli ultraottantenni; a seguire altre categorie a cominciare dai cronici e dalla popolazione tra i 60 e i 79 anni. Al momento si stanno definendo le modalità di offerta che per gli operatori sanitari sarà effettuata direttamente presso le strutture di appartenenza».

I vaccini Pfizer e Moderna si basano sulla tecnica mRna che ricorre all’uso di materiale genetico, cosa mai autorizzata prima d’ora sull’essere umano, la preoccupazione di alcuni è pertanto giustificata?

«In passato sono stati impiegati vaccini che facevano ricorso anche a virus attenuati o inattivati. In questo caso si tratta di metodiche innovative che inducono a produrre particelle virali come gli antigeni responsabili della risposta immunitaria. Al momento non vi sono dati che giustifichino una qualche preoccupazione».

Chi ha avuto il Covid-19 sarà vaccinato? Come ci si comporterà con gli asintomatici?

«Vaccinare un soggetto che ha già avuto la malattia sarebbe un controsenso perché almeno per un certo periodo presenterebbe già una prima risposta anticorpale. Non vi sono altri elementi che possano guidare l’offerta attiva in chi è in contatto per via naturale con il virus».

Ritiene legittime le enormi speranze che si ripongono nel vaccino anti-Covid? La ricerca scientifica sta dando priorità alla creazione di un vaccino a scapito della cura?

«I vaccini sono l’arma più efficace di cui disponiamo per la lotta alle malattie causate da agenti virali e grazie alle grandi campagne vaccinali dello scorso secolo sono state eradicate malattie che hanno rappresentato delle piaghe per l’umanità nel passato. Sono fiducioso che anche in questa occasione avremo la meglio».

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