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Coronavirus, parla l’esperto: “Giustificata la prudenza, non il panico. In Sicilia si sta lavorando bene”

4 Marzo 2020

Riceviamo e pubblichiamo un nuovo approfondimento del Professore Antonio Cascio, ordinario di Malattie Infettive dell’Ateneo di Palermo

La nuova direttiva regionale del 28 febbraio riguardante la gestione del caso sospetto di polmonite da Nuovo Coronavirus recependo le ultime circolari ministeriali le rende operative in Sicilia, regione in cui al momento non ci sono evidenze che il virus circoli, essendosi i pochi casi di positività riscontratisi in persone provenienti dal nord Italia. L’attenzione comunque è massima e si è cercato di prevedere possibili scenari. A parte le UOC di Malattie Infettive, per i casi particolarmente complicati sono state individuate in ambito regionale le UOC di Terapia Intensiva dei seguenti DEA di II livello: ARNAS Civico di Palermo (1° Rianimazione), AOUP “G. Rodolico“ di Catania, AOUP “G. Martino “ di Messina; infine per i casi che dovessero necessitare di ECMO (Ossigenazione extracorporea a membrana) la UOC di terapia Intensiva dell’ISMETT di Palermo e quella dell’ AOUP “G. Rodolico“ di Catania.

Riguardo alle recenti polemiche sulle parole del Presidente Musumeci rispetto al fatto di limitare l’ingresso nella nostra Isola di persone provenienti da aree in cui sono stati riscontrati casi autoctoni e riguardo l’opportunità del controllo della temperatura ai passeggeri provenienti da tali aree ritengo che il Presidente non sia assolutamente da criticare! Al contrario…. Tutti noi ci auguriamo che casi autoctoni di polmonite da coronavirus continuino a non verificarsi in Sicilia. Le uniche strategie di prevenzione consistono nel limitare e tracciare gli spostamenti di persone provenienti da aeree sedi di focolai, nel precoce riconoscimento dei sintomi, nell’isolamento dei casi di infezione e nella quarantena dei contatti. Ben venga quindi anche il questionario presente sul sito della Regione “Costruire Salute”

Non occorreva essere Nostradamus per capire come stava evolvendo l’epidemia già dalla fine di gennaio… La Comunità Europea e l’eCDC avrebbero dovuto fin da allora imporre (o quanto meno raccomandare) a tutti gli stati membri di interrompere o limitare al massimo i traffici aerei con la Cina e obbligare tutti i viaggiatori provenienti dalle aeree sede di focolai alla quarantena, sarebbe stato inoltre opportuno che a tutti i viaggiatori fosse stato richiesto di compilare una scheda simile a quella della Regione Siciliana, e che tutti i viaggiatori fossero adeguatamente informati sulla necessità di contattare le autorità sanitarie in caso di sintomatologia compatibile con la malattia.

Visto quello che stava succedendo in Cina non era difficile capire che la malattia, anche se è nella maggior parte dei casi benigna, necessita in una piccola percentuale di cure intensive… e che, avendo un potenziale pandemico (trattandosi di un virus verso cui il genere umano non si è mai confrontato), sarebbero stati necessari tanti posti letto in malattie infettive e soprattutto in terapia intensiva. Purtroppo in questa faccenda sono intervenuti troppi tuttologi, giornalisti, sociologi, politici e pochi medici ed epidemiologi con le idee chiare. Si sono forse spese troppe energie per cercare di non creare panico nella popolazione e non generare sentimenti xenofobi e razzisti… il risultato è ora che in Cina mettono in quarantena gli Italiani!

Nella direttiva regionale (clicca qui per scaricarla) vengono in maniera molto opportuna date indicazioni alle Direzioni Aziendali riguardo la necessità di garantire adeguate dotazioni organiche e strutturali e orientare in via prioritaria le risorse aziendali per fronteggiare con la dovuta tempestività le necessità assistenziali e di sanità pubblica correlate al coronavirus.

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