Coronavirus, migliaia di cani e gatti stanno morendo di fame

4 Aprile 2020

Le misure restrittive nei confronti dei cittadini hanno conseguenze anche per gli animali delle colonie feline, dei rifugi, delle seconde abitazioni e per i randagi.

 

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In tempi di Coronavirus non sono in aumento i casi di abbandoni degli animali, tuttavia migliaia di cani e gatti stanno morendo di fame a causa delle misure restrittive previste per limitare i contagi.

«Gli abbandoni ci sono sempre stati e ci saranno ma al momento non si riscontra un aumento dei casi. Gli enti di tutela hanno ribadito più volte che gli animali non sono fonte di contagio del Coronavirus perché prevedevano che potesse verificarsi un’espansione del fenomeno anche in Italia, ma non c’è stato»: lo racconta Ilaria Fagotto, presidente Lai (Lega Antispecista Italiana).

Conferma la stessa cosa anche Laura Girgenti dell’Ufficio Garante Diritti Animali (UGDA): «Abbiamo letto di tante campagne contro l’abbandono degli animali che potrebbero avvenire per timori di una trasmissione del Covid-19 dagli animali all’uomo. Tuttavia non abbiamo nessuna segnalazione di abbandoni nell’intero periodo finora interessato. L’unico effetto dovuto a questa pandemia è la drastica riduzione degli aiuti alimentari ed economici ai rifugi».

A causa delle crisi economica scatenata dal Coronavirus, infatti, sono diminuite le donazioni delle derrate alimentari ai rifugi, ma il vero problema denunciato dalle associazioni animaliste è l’impossibilità di raggiungere gli animali randagi e quelli da compagnia che stanno lontano dalle residenze dei padroni, con il risultato che molti di loro stanno morendo di fame.

«Non posso nascondere che ci sarà una mortalità degli animali notevole- molto più alta di quella delle persone- a causa della difficoltà di portare da mangiare agli animali tenuti ad esempio nella villetta a mare o in campagna», ha spiegato Ilaria Fagotto.

Per quanto riguarda i randagi è invece necessario fare un distinguo tra i cani e le colonie feline: «Migliaia di cani randagi per strada non possono essere accuditi, perché è facile provare la presenza di una colonia felina, anche se non è censita infatti è stanziale, mentre il cane randagio è difficile da seguire», racconta Paola Suà, presidente della UGDA (Ufficio garante diritti animali).

«Inoltre, sono stati chiusi parchi e cimiteri al cui interno talvolta sono presenti colonie feline, quindi nessuno può portare da mangiare. Alcuni sindaci “illuminati”, come quello di Cagliari, hanno previsto la chiusura di parchi e del cimitero incaricando al contempo una persona per portare da mangiare ai gatti. Se i cani e i gatti dovessero morire in questi casi si configurerebbe per i sindaci il reato di maltrattamento. Anche lo stesso Ministero prevede la possibilità di curare gli animali con autocertificazione perché c’è il diritto al sostentamento».

Parchi, cimiteri e gli animali randagi sono sotto la giurisdizione dei sindaci, così saranno loro a dover dare conto di quanto non fatto in merito.

Alcuni volontari, spesso multati per la loro attività, stanno pian piano gettando la spugna, così come racconta Jessica Scimone di Fedelambiente OdV Sezione Messina: «Non è a causa della paura del Covid-19 che i volontari non raggiungono gli animali per portare loro da mangiare, ma per le numerose multe che stanno collezionando in tutta Italia. Spesso vanno a piedi e ciò viene considerato non necessario al momento, ma così rischiano di morire di fame troppi animali».

L’auspicio è che le istituzioni intervengano e facciano chiarezza per evitare che, ancora una volta, siano proprio gli animali a fare le spese più grandi di questa pandemia globale.

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