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ASP e Ospedali

L'intervista di Insanitas

Coronavirus, Maniscalchi: «Contagi in calo ma guai ad abbassare la guardia»

La primaria del “Pronto Soccorso” del "Cervello" traccia anche un bilancio sull'incidenza di turisti e immigrati, sull’aumento dei contagi tra i sanitari nei quali il titolo anticorpale è diminuito e sulla somministrazione dei monoclonali.

Tempo di lettura: 7 minuti

La curva del contagio da Coronavirus comincia a scendere in Sicilia e per effetto della rimodulazione dei posti letto il Pronto Soccorso dell’Ospedale “Cervello” è rimasto l’unico in zona dedicato esclusivamente al trattamento dell’infezione da Sars-Cov-2. Per capire meglio come si sta evolvendo la situazione Insanitas ne ha parlato con Tiziana Maniscalchi (nella foto), primario del “Pronto Soccorso” del “Cervello”, coordinatrice dei posti letto Covid di Palermo e referente per i monoclonali per la Sicilia Occidentale.

Quanti accessi avete registrato nell’ultimo anno al Pronto Soccorso?
«Da gennaio a settembre abbiamo avuto 7.000 accessi tra sospetti e casi accertati Covid. Adesso, nonostante i numeri sembrino assolutamente in decremento, noi continuiamo a vedere moltissimi contagiati, anche perché nel frattempo quello del Cervello è rimasto l’unico Pronto Soccorso dedicato e qui si concentrano tutti i sospetti Covid di Palermo e provincia».

Ciò per effetto della rimodulazione dei posti letto…
«Sì, con questa rimodulazione il nostro è rimasto l’unico Pronto Soccorso Covid, insieme alle Malattie Infettive dell’Arnas Civico, mentre prima c’erano anche i pronto soccorso del Civico, di Partinico e Termini Imerese, quindi i numeri erano distribuiti. Nell’ultimo anno, anche se i contagi si sono ridotti, noi siamo rimasti gli unici dedicati al Covid e si concentrano tutti qui».

Come si sta evolvendo la situazione pandemica in questo ultimo mese?
«A settembre noi abbiamo visto oltre 700 pazienti tra sospetti e positivi. In generale, per fortuna il calo c’è, noi lo abbiamo visto subito dopo la partenza dei turisti. Ma c’è stato un momento in cui abbiamo veramente pensato di arrivare all’autunno con numeri molto brutti».

Qualcuno ha voluto sminuire l’incidenza dei turisti nella crescita curva epidemica in Sicilia, nonostante i report ufficiali confermino che le regioni con alta affluenza di turisti abbiano registrato una crescita esponenziale dei contagi…
«I dati dei report sono molto chiari e le tempistiche li confermano, noi siamo “esplosi” nel periodo di luglio, agosto e i primi di settembre. Abbiamo avuto numeri grossi dal punto di vista assoluto, ma anche dal punto di vista relativo, perché avevamo un numero di contagi di tre volte superiore rispetto alla Lombardia, quindi, non si spiega altrimenti. Anche se la nostra regione è sempre stata in ritardo sia relativamente al numero di contagi sia per il decremento della curva epidemica, ma il problema è che noi ci siamo tenuti troppo alti per troppo tempo. Abbiamo avuto difficoltà a fare decrescere la curva, quindi, evidentemente siamo stati sovraccaricati da una popolazione che non era solo la nostra. Adesso va meglio, tra l’altro siamo scesi sotto l’asticella del 10-15% dei ricoveri ordinari e in rianimazione, ma dobbiamo sempre stare attenti».

State trattando molti casi critici in questo momento?
«Purtroppo continuano ad esserci i casi critici, con una prevalenza tra i non vaccinati, questo è un dato che emerge quotidianamente. Il soggetto che arriva qui in condizioni gravi generalmente non è vaccinato. Chiaramente per la legge dei grandi numeri abbiamo anche persone vaccinate, ma generalmente i soggetti immunizzati sono sempre meno gravi e tendenzialmente si tende a curarli a casa. C’è da dire, però, che molti pazienti vaccinati sono anche fragili e ovviamente diventa difficoltoso curare a casa l’ottantacinquenne, ad esempio. Tra i pazienti vaccinati per primi ci sono proprio gli anziani e poi noi sanitari, in questo momento ci contagiamo più facilmente perché siamo più esposti e il titolo anticorpale è sceso, siamo al termine della curva di protezione del nostro vaccino».

Ci sono già reparti in scompenso a causa dell’aumento dei contagi tra i sanitari?
«I dati del Pronto Soccorso mi dicono che nei reparti ci sono già scompensi. Recentemente è scoppiato il focolaio al 118 con un alto numero di sanitari vaccinati, noi stessi abbiamo avuto contagi tra infermieri, Oss e medici dei reparti Covid e anche qualcuno che non lavora nei reparti Covid. Si discute di vaccinare il personale sanitario a gennaio ma non sarà possibile perché, anche se la maggior parte di questi operatori sono paucisintomatici, è pur vero che levano forza lavoro. Noi abbiamo due nefrologi che sono a casa da 15 giorni, questo è il problema maggiore. Togliendo 2 medici in un reparto in cui ci sono 6 medici è chiaro che non si può garantire più lo stesso servizio».

Il personale è sufficiente?
«Il personale di ruolo è sempre lo stesso, come in ogni struttura è sempre carente, ma con il Covid è aumentato il personale a contratto con un rapporto quasi uno a uno. Quindi, il personale è praticamente raddoppiato tra medici, infermieri e Oss. Adesso forse soffriremo un po’ perché questi ragazzi sono entrati tutti nelle scuole di specializzazione e sono molto felice per loro, ma noi avremo un momento di smarrimento perché questa azione depaupererà i reparti fino a quando non ci saranno le lauree di ottobre e novembre per avere un ricambio, sempre qualora l’emergenza Covid continui».

Lei è anche coordinatrice dei posti letto Covid per Palermo e provincia, ci sono novità in merito?
«Questo aspetto l’abbiamo seguito di pari passo all’emergenza, perché in una prima fase i reparti sono statti chiusi e poi si è provveduto alla riapertura, che è sempre centellinata, in base alle esigenze. Alla fine siamo riusciti ad aprire soltanto la Pneumologia del Policlinico “Giaccone”, tutti gli altri reparti sono rimasti chiusi perché siamo andati dietro alle esigenze del momento. Ad esempio, la Medicina Interna e la Gastroenterologia del “Cervello” dopo una prima proiezione di riconversione, sono di nuovo reparti Covid. Ci manteniamo un numero di posti letto assolutamente bastevoli e il paziente staziona in pronto soccorso davvero il tempo necessario, se resta qualche ora in più è soltanto per una questione di inquadramento ed esami da fare, ma non perché manchino i posti letto, quelli ce li stiamo gestendo. Questa flessibilità della gestione, però, deve restarci perché le ondate non sono preannunciate e poi non sappiamo neanche quanto durino. Dobbiamo prevedere sempre per i 15 giorni successivi, è tutto un divenire. In questo momento, abbiamo 70/80ricoverati, pertanto dobbiamo tenere conto di questo dato e prevedere lo scoppio di un focolaio».

Il rischio di focolai tra i migranti si è concretizzato?
«Il “Cervello” è l’ospedale di riferimento per l’Hotspot di Lampedusa, ma non sono moltissimi quelli che arrivano in ospedale con il Covid, poi non so quanti non ne arrivino in realtà. Magari arriva in ospedale un soggetto con ustioni terzo grado e lo troviamo positivo, ma non arriva con un problema respiratorio grave perché altrimenti non sarebbe stato in grado di salire sul barcone. Molti di questi soggetti sono confinati nelle strutture non ospedaliere, quelli che arrivano dai noi sono maggiormente casi di soggetti con patologie legate al viaggio che hanno subito. Abbiamo avuto anche amputati, molte donne con bambini al seguito anche piccoli, ma situazioni gravissime di Covid tra i migranti non ne abbiamo rilevate».

Più che altro il problema si presenta in quanto si tratta di una situazione a rischio…
«Sì, sono due le situazioni che noi non possiamo preventivare: i focolai tra migranti e i cluster intraospedalieri, infatti, se scoppia un caso in una casa di riposo o in una Rsa si infettano tutti perché sono per lo più soggetti fragili all’interno di un ambiente chiuso. Per noi è fondamentale gestire questa tipologia di cluster (caratterizzati per definizione dal fatto che partono tutti da un paziente zero n.d.r.)».

Secondo l’ultimo report dell’Aifa, la Sicilia è salita al 5 posto per uso di monoclonali in Italia
«Nel mese di settembre siamo arrivati a fare anche 5/6 somministrazioni al giorno, adesso l’Aifa ha allargato le condizioni di utilizzo anche ai pazienti ospedalizzati con infezione da Sars-Cov-2 in atto da almeno 10 giorni e che non superi i 5 litri di ossigeno al minuto, quindi per le forme non particolarmente gravi. Ad ottobre arriverà il Sotrovimab, ma in generale il monoclonale è un farmaco molto tollerato ed efficace, per cui non c’è motivo di non farlo. Noi abbiamo trattato circa 170 pazienti e abbiamo avuto risultati confortanti, in questo momento è il farmaco che ha dato risultati maggiori se somministrato seguendo indicazioni precise».

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