antonello giarratano

Dal palazzo

L'intervista

Coronavirus, l’appello di Giarratano: «Siciliani, rispettate le regole altrimenti saranno guai…»

Il componente del Cts regionale: «Questa volta nell'ordinanza di Musumeci c’è stato un accoglimento quasi totale dei consigli e delle misure che abbiamo proposto».

Tempo di lettura: 4 minuti

Da oggi l’Italia si tinge di Giallo. È entrata in vigore nella mezzanotte di domenica 13 dicembre l’ultimo DPCM di Conte che alleggerisce, e di molto, le limitazioni alle Regioni per contrastare la pandemia da Covid -19. In pratica, a parte Valle d’Aosta, Toscana, Abruzzo e Campania e la Provincia Autonoma di Bolzano (tutte arancioni) tutte le altre regioni d’Italia rientrano in zona gialla.

Una scelta che, se da un canto allenta le tensioni degli operatori economici, d’altro canto mette in allarme gli operatori sanitari. Fra questi decisamente preoccupato anche Antonello Giarratano, presidente nazionale della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva e componente del CTS Regionale.

«L’Italia nelle ultime due settimane ha un numero di nuovi casi praticamente sovrapponibile a quello della Germania, mentre ha purtroppo un numero di decessi notevolmente più significativo- ricorda Giarratano- Eppure la Germania, in vista del prossimo Natale, va verso un lockdown totale mentre il Governo Italiano ha fatto una scelta di segno opposto.  Capisco che le condizioni economiche dei due paesi sono diverse. Probabilmente la Germania ha più mezzi per reggere l’urto economico di un nuovo lockdown, ma non posso tacere la mia grande preoccupazione per quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane in Italia».

C’è il rischio di un altro picco?

«I dati parlano chiaro, le Regioni che sono uscite dalla zona rossa hanno avuto un calo significativo dei contagi, anche le regioni che sono state in zona arancione hanno avuto un beneficio in termini di circolazione del virus. Gran parte delle Regioni che sono state invece in zona gialla hanno visto incrementare la curva dei contagi».

Quando potrebbero manifestarsi gli effetti negativi legati all’ultimo dpcm?

«Due o tre settimane, quindi proprio a cavallo fra Natale e Capodanno. Non credo ci siano dubbi, la curva dei contagi risalirà».

Ed in Sicilia?

«Abbiamo provato ad introdurre alcuni provvedimenti per rimediare ai limiti delle zone gialle, cercato di limitare il più possibile la possibilità di circolazione del virus. Abbiamo lavorato d’intesa con la Regione Siciliana e questa volta devo dire che c’è stata grande attenzione ed un accoglimento quasi totale dei consigli e delle misure che come Comitato Tecnico Scientifico abbiamo proposto. Fra questi è fondamentale la campagna di tracciamento, quindi il tampone per chi viene da fuori regione o, in alternativa, l’isolamento fiduciario per 10 giorni. Per gli esercizi commerciali il cartello da esporre fuori con il numero massimo di clienti ospitabili, il contapersone per i centri commerciali, l’elenco dei clienti per eventuali tracciamenti nei ristoranti, dove inevitabilmente i clienti stanno a lungo senza mascherina. I poteri assegnati ai sindaci per contrastare assembramenti e stazionamenti».

Funzionerà?

«Probabilmente anche in Sicilia la curva dei contagi risalirà. Il punto è quanto risalirà! Questo dipende unicamente dalla maturità e dalla buona volontà dei Sicilia. La scelta del Governo nazionale di rendere praticamente tutta l’Italia zona gialla non deve essere interpretata male. Ed in Sicilia dobbiamo fare i conti con un problema in più che è quello dei rientri. Va detto chiaramente, il virus circola e continuerà a farlo ancora di più durante le feste, con gli arrivi in Sicilia dalle altre regioni. Le conseguenze di comportamenti scorretti, superficiali, nei prossimi giorni le pagheremo care. Abbiamo adottato delle buone contromisure e chi vuole è stato messo nelle condizioni di non essere nocivo per sé e per gli altri. Ma, per fortuna, non viviamo in uno stato di polizia quindi dobbiamo fare affidamento al buon senso dei siciliani. Più sarà forte la determinazione ad evitare assembramenti, stanziamenti, luoghi affollati, uscite e visite non strettamente necessarie, più sarà alta la possibilità di avere un 2021 diverso dal 2020».

E per quanto riguarda i vaccini?

«Per la Sicilia è previsto l’arrivo di 140 mila dosi a gennaio. Ovviamente è un numero molto limitato che potrà servire in parte soltanto operatori sanitari o altre categorie gravemente esposte. Ma anche qui bisogna essere chiari, questi primi vaccini cominceranno ad essere efficaci a distanza di tempo. Dopo la prima inoculazione bisognerà fare il richiamo e quindi dare il tempo al sistema immunitario di sviluppare gli anticorpi. Pensare che l’arrivo di qualche migliaio di dosi di vaccino in Sicilia possa essere la svolta per sentirsi finalmente fuori pericolo è un grave errore. Ci vorranno mesi prima che la copertura vaccinale, tanto in Sicilia quanto nel resto d’Italia, sia sufficiente».

 

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.