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Coronavirus: «In Sicilia medici assunti con tariffe orarie pagati il doppio dei titolari»

17 Marzo 2020

Lo denuncia Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento 24 Agosto per l'Equità Territoriale, movimento fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile.

 

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PALERMO. «Non solo negli ospedali manca tutto il necessario per consentire al personale di proteggersi dal contagio, ma si prospetta pure una situazione paradossale per cui i medici titolari in servizio guadagnerebbero molto meno dei neo assunti».

Lo denuncia Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, movimento fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile.

Nel merito della questione: «In Sicilia, le Aziende sanitarie sono alla ricerca di medici e infermieri che saranno pagati con tariffe orarie. Apprendiamo, ad esempio, che ai medici in pensione o in possesso di una specializzazione, saranno offerti incarichi libero-professionali con retribuzione di 60 euro lordi l’ora. Ai medici neolaureati senza specializzazione, 40 euro lordi l’ora».

«Questo significa- osserva Calderone- che, per un impegno di sei ore al giorno, questi medici neo-assunti percepirebbero 8.640 € al mese (al netto del 20% di ritenuta d’acconto, saranno 6912,00 €), a fronte dei medici dipendenti con svariati anni di anzianità di servizio che percepiscono circa 3.500 netti”.

“Anche i medici neolaureati – prosegue il responsabile siciliano del Movimento per l’Equità territoriale – con 40 euro l’ora, guadagnerebbero più dei titolari. È questa la solidarietà di cui si parla nei confronti dei medici in trincea”?

“Per inciso – prosegue Calderone – condividiamo la decisione di reclutare nuovi medici, era ora. Ma sarebbe opportuno incentivare anche i medici in servizio visto che è sulle loro spalle che da settimane grava tutto il peso di questa situazione e visto che, anche con i nuovi arrivati, dovranno comunque stare i prima linea e guidare chi non ha esperienza. E’ così difficile da capire”?

“Di certo- sottolinea il responsabile del Movimento per l’Equità Territoriale- umanamente comprendiamo le difficoltà dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, che nella vita fa l’avvocato e non avendo nessuna esperienza nel settore, si ritrova oggi a gestire una situazione difficilissima. Ma lo invitiamo, proprio in virtù della sua mancanza di esperienza, a riflettere e, soprattutto, a confrontarsi con chi ogni giorno vive in trincea, perché dopo anni di tagli selvaggi, quello che ci ritroviamo è un sistema sanitario a pezzi. Un sistema che, oggi, in un momento di emergenza, si regge solo sul coraggio e sul senso di responsabilità dei medici in servizio. Oltre al danno causato dalla mancanza di adeguati mezzi di protezione, vogliamo che subiscano anche la beffa di vedersi affiancare da nuovi colleghi che guadagnerebbero il doppio di loro senza l’ombra di un incentivo”?

“Concludo invitando l’assessore Razza, che a quanto ci dicono, era rimasto affascinato dal modello lombardo, a cercare, una volta passata l’emergenza, altri modelli. Più precisamente a concentrarsi sul rilancio della sanità pubblica, fatta a pezzi sia dal centrodestra che dal centrosinistra, perché l’esperienza di questi giorni dimostra che la potentissima e sponsorizzatissima sanità privata lombarda, al momento del bisogno, si è rivelata del tutto inadeguata alle esigenze sanitarie dei cittadini di quella regione”.

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