Coronavirus, il virologo Tarro: «Curiamolo con il plasma dei pazienti guariti»

30 Aprile 2020

L'intervista di Insanitas all'allievo di Albert Sabin, che ha aiutato a sconfiggere l’epidemia di colera scoppiata a Napoli negli anni Settanta. Le sue tesi hanno diviso la comunità scientifica e l'opinione pubblica.

 

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Virologo di fama internazionale, allievo di Albert Sabin, Giulio Tarro (siciliano di Messina), ha aiutato a sconfiggere l’epidemia di colera scoppiata a Napoli negli anni Settanta.

Insanitas lo ha intervistato sull’emergenza Coronavirus: le sue tesi, infatti, stanno dividendo la comunità scientifica e l’opinione pubblica, con un dibattito talvolta molto accesso sui social.

Partiamo dalle origini, il Coronavirus è nato in natura o in laboratorio?
«Non c’è nessuna evidenza scientifica per cui possiamo affermare che il virus sia stato creato in laboratorio. Numerosi ricercatori sono andati a predire le sequenze genetiche del Covid-19 evidenziando una percentuale di differenza dal virus del pipistrello ma ciò probabilmente è dovuto al fatto che ci sono stati vari passaggi con un animale intermedio come il pangolino, non perché sia stato modificato artificialmente».

Quindi è contrario alla tesi del suo collega Montagnier secondo cui il virus sarebbe stato manipolato in laboratorio con una sequenza dell’HIV?
«La sua è un’ipotesi da “tavolino”, perché si basa su calcoli matematici ma non è quello che è stato riscontrato sul campo dai ricercatori di tutto il mondo».

È vero che il virus sta perdendo virulenza e che ne saremo fuori entro questa estate?
«Più che perdere virulenza, si comporta come i virus influenzali che dapprima si espandono con l’epidemia, poi la popolazione sviluppa gli anticorpi e si immunizza, quindi il virus non può più circolare. Nella stagione successiva, se dovesse ripresentarsi, il virus potrà attaccare solo quei pochi che non hanno ancora sviluppato gli anticorpi. Infine, per replicarsi il virus ha bisogno di temperature basse e umide, per cui le alte temperature estive non sono un suo “alleato”».

Lei è stato contestato per questa sua tesi da una parte della Comunità scientifica…
«Non lo capisco proprio, si tratta di accuse facilmente confutabili, infatti, questo coronavirus è per l’80% identico a quello della Sars, pertanto si può prevedere un comportamento simile, con una fase pandemica che piano piano si va spegnendo».

Secondo lei, quindi, non è necessario vaccinare tutti ma basta curare i contagiati con la sieroterapia?
«Partiamo dal presupposto che la Sars e la Mers non si sono più ripresentate, perché ora ci stiamo preoccupando del vaccino? Che senso avrebbe produrre un vaccino per poi scoprire la presenza di altri ceppi mutati che vanificherebbero il lavoro? Ha più senso concentrarsi sulla terapia perché abbiamo già a nostra disposizione gli anticorpi dei guariti che possiamo ricavare con la plasmaferesi, una tecnica di separazione del sangue che viene usata per diversi scopi. La cura con il plasma dei pazienti guariti da Covid-19 si sta sperimentando in tutto il mondo. In Italia si stanno ottenendo dei risultati positivi a Pavia, Modena e Salerno».

In generale, quindi, lei sostiene la posizione “No Vax”?
«Che io abbia generalmente una posizione “No Vax” è una bugia, ho scritto anche un libro a sostegno dei vaccini. La mia è una posizione diversa sulla libertà di vaccinarsi, che deriva dalla mentalità anglosassone e scandinava. Nel caso del Coronavirus, inoltre, non possono obbligare la gente a vaccinarsi con un vaccino che non sappiamo come e quando sarà disponibile, perché chiaramente dovrà superare le prove di sicurezza e pertanto ci sono delle tempistiche da rispettare».

Nel mondo, qual è il modello migliore che è stato sviluppato secondo lei?
«Quello israeliano, cioè isolare gli anziani e immunodepressi, in modo tale da fare circolare il virus tra i più giovani per sviluppare l’immunità di gregge».

Per quanto riguarda la circolazione del virus negli spazi aperti?
«C’è da stare chiaramente tranquilli perché per diffondersi il virus ha bisogno di spazi chiusi, con poca ventilazione o sistemi di aria condizionata, umidità e basse temperature. Possiamo serenamente andare a mare».

Dell’uso plexigass in spiaggia cosa pensa?
«Che sono ottime camere di “cottura”».

Perché ci sono tanti errori nei test con i tamponi?
«Quello dei tamponi è di per sé un sistema soggetto a tanti falsi positivi e negativi, quindi non è l’ideale relativamente all’affidabilità. Chiaramente il test ideale sarebbe quello di misurare gli anticorpi presenti nella gente. Non so perché ancora non si mettano d’accordo sull’affidabilità dei test sierologici che arriva fino al 95%».

Come bisogna fermare il contagio?
«Come si faceva con la peste: l’isolamento del paziente e la quarantena, sono questi i denominatori per bloccare le malattie infettive. Oltre il rispetto delle norme igieniche, portare guanti e mascherina».

Per la “fase 2” è favorevole a riaprire?
«Hanno già riaperto tutti, non capisco perché noi in Italia non lo facciamo. In Danimarca sono ritornati a scuola, ognuno fa la sua vita, chiaramente con le nuove regole imposte dalla situazione. Il virus si può controllare con le normali misure igieniche e con la diffusione degli anticorpi: il cambio di clima indotto dalla stagione estiva farà il resto, abbattendo la dimensione del contagio. Bisogna riaprire, certo con intelligenza e buon senso, ma non possiamo morire di fame o sviluppare malattie mentali per questo motivo».

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