Coronavirus, il nefrologo: «Tutte le conseguenze negative per reni e diabetici»

15 Maggio 2020

L'intervista al siciliano Carlo Alberto Ricciardi, dottorando di ricerca al “King’s College London”, centro di eccellenza legato a livello clinico al “Guy's and St Thomas' NHS Foundation Trust”, ospedale di riferimento per il Covid-19.

 

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Quali correlazioni tra Coronavirus, rene e diabete? Insanitas ne ha parlato con il nefrologo Carlo Alberto Ricciardi (nella foto): laureato e specializzato all’Università di Messina, è dottorando di ricerca al “King’s College London”, centro di eccellenza 9° come “impact ranking” nella qualità della ricerca prodotta a livello mondiale e legato a livello clinico al “Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust”, ospedale di riferimento per il Covid-19 a Londra, in cui è stato ricoverato anche Boris Johnson».

Il dottore Ricciardi ha vinto una borsa di studio che gli ha permesso di partecipare ad un progetto di ricerca sul tema “Il rene e il diabete”: un’esperienza molto importante, perché all’Unità Metabolica del King’s College è stata scoperta la microalbuminuria (presenza dell’albumina nelle urine), pertanto c’è una tradizione importante su malattie metaboliche e il rene.

Si è scoperto che il Coronavirus non attacca solo polmoni e cuore, ma anche i reni….
«Esatto. In letteratura oggi sono stati riportati come possibili target per il Covid-19 i polmoni, l’intestino, il cuore ed il rene. In merito a quest’ultimo, alcuni studi post-mortem hanno documentato che gli antigeni virali di Covid sono presenti a livello del tubulo renale. Il rene è coinvolto in modo molto semplice: infatti è ormai comune l’idea che l’enzima convertitore dell’angiotensina 2 sia il target del Covid-19. Questo enzima è molto presente a livello renale, per cui una volta che il virus è dentro il corpo va a localizzarsi direttamente nelle cellule tubulari prossimali, meno nei podociti mentre invece non risulta presente nelle cellule mesangiali e nelle cellule endoteliali glomerulari».

Cosa comporta tutto ciò nel paziente?
«Fondamentalmente il 40% dei pazienti ammessi in ospedale per Covid-19 presenta, tra l’altro, proteinuria ed ematuria (ndr rispettivamente proteine e sangue nelle urine). Succede, quindi, che la barriera glomerulare, la quale normalmente non permette il passaggio delle proteine a livello urinario, in questo caso lo consente in quanto alterata. Per quanto riguarda la proteinuria è facile pensare che tutti i processi infiammatori nati dalla presenza del Covid possibilmente possano determinare un’alterazione della barriera glomerulare».

Che sintomi ha il paziente?
«Il rene non dà una sintomatologia, solo proteinuria ed ematuria. In pratica, è un filtro in grado di ripulire i cataboliti e le sostanze di rifiuto dell’organismo, ma è anche di recuperare tutto ciò che serve all’interno del nostro corpo. Da questo filtro ci sono determinate proteine molto piccole che passano ma vengono riassorbite, altre invece come l’Albumina in condizioni fisiologiche normali non transitano completamente. La maggior parte delle proteine non passano perché il diametro del filtro non lo permette. Quando c’è un’alterazione, un’infiammazione o comunque un’alterazione della barriera glomerulare, le proteine passano e determinano un quadro clinico patologico. Così si creano altre problematiche che si vanno a sommare a questa cascata citochimica determinata dall’infiammazione, quindi, in generale il paziente ne risente e sta male».

In che modo viene attaccato il tubulo renale?
«Il danno del tubulo renale potrebbe essere dipeso da un attacco diretto del virus, cioè che agisce direttamente sulle cellule, oppure potrebbe essere immunomediato nel senso che l’antigene virale viene riconosciuto dal sistema immunitario come qualcosa che non deve essere lì. Il sistema immunitario aggredisce l’antigene virale e così fa un danno ancora più grande, perché è come se sparasse ad una mosca con un cannone».

Quali sono invece i collegamenti tra Coronavirus e diabete?
«C’è una serin proteasi, la furin, overespressa nei diabetici, anche se non sappiamo ancora per quale motivo. La maggioranza dei pazienti che stanno male col Covid ammessi in ospedale sono diabetici, quelli che sono in rianimazione sono per lo più diabetici, e sono anche i diabetici a fare registrare una mortalità più alta. Abbiamo così ipotizzato che la furin agganci le proteine spike del coronavirus (quelle che sembrano spine, tipiche del coronavirus), queste spine sono le prime a relazionarsi con il proprio target. Alcune proteine come la furin favoriscono l’adesione delle spike protein alle proteine di membrana della cellula ospite, quindi pensiamo che maggiore è la presenza di furin maggiore sia la possibilità del virus di interagire con le cellule target e creare danno. C’è una meta-analisi internazionale recente, che raccoglie circa 25 studi, in cui si rileva che i pazienti diabetici sono quelli che muoiono di più rispetto ai pazienti non diabetici affetti da Covid».

Esistono  farmaci che possono aiutare a livello renale?
«In questo momento c’è un dibattito sui farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina-aldosterone. Nella letteratura mondiale c’è chi dice che possono determinare una iperespressione del target del Covid (ACE2) e aumentare la suscettibilità del paziente al Covid stesso. Altri dicono che questi farmaci non influiscono. In definitiva, da un punto di vista renale non c’è oggi un farmaco che viene dato ai pazienti affetti da Covid».

Sul Coronavirus come va in Inghilterra?
«Inizialmente è stato sottovalutato, il Governo non ne parlava e non c’era alcuna restrizione. L’Inghilterra è un Paese che fa economia, quindi talvolta tralascia il lato umano e parla solo in termini di numeri, per cui nel momento in cui c’è un’epidemia dicono “chi deve morire muoia, gli altri sviluppano l’immunità”. Per me da italiano è impossibile pensare così. In Inghilterra ci sono problemi anche con i pazienti dializzati affetti da Covid: a loro sono state riservate delle macchine, ovviamente distaccate e distanziate da chi non ha Covid. Considerando i numeri dell’epidemia al momento le macchine di dialisi per i Covid positivi non sono abbastanza. Per quanto riguarda le restrizioni, stanno iniziando a rendere il lockdown più flessibile, Johnson sta prendendo tutte le precauzioni e vuole una fase 1 con riapertura allo sport e dei take away (un po’ come la nostra fase 2), dopodiché il Governo valuterà gli impatti di queste decisioni e agirà di conseguenza nella fase successiva. Qui la batosta è stata molto forte anche in termini di numeri, per cui ogni step sarà valutato a livello sia scientifico che politico evitando dichiarazioni che poi possano essere smentite o possano generare confusione».

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