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Coronavirus, il grido d’aiuto degli infermieri: «Urgono tamponi e mascherine»

30 Marzo 2020

Le testimonianze di due infermieri in servizio al Policlinico di Catania sono drammatiche. C'è un monte di ore lavorative importante e la sensazione di poter contrarre il virus da un momento all'altro.

 

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Il personale sanitario sta fronteggiando, per dirla con Musumeci, una strenua battaglia contro il coronavirus armato soltanto “di fionde”.

Nella provincia di Catania, quella in Sicilia che fa registrare più casi di contagi, gli infermieri e i medici vivono in una trincea quotidiana con il pericolo di essere contagiati e la mancanza di adeguate misure di sicurezza, nonostante un recente protocollo firmato tra i sindacati e il ministero della Salute avesse stabilito l’attuazione di rigide misure a tutela degli operatori sanitari.

Le testimonianze di due infermieri, in servizio al Policlinico di Catania, sono drammatiche. Al di là delle condizioni di assoluta emergenza che si vivono nel reparto di malattie infettive anche tutti gli altri reparti sono messi a dura prova. C’è un monte di ore lavorative importante e la sensazione di poter contrarre il virus da un momento all’altro.

“Io non lavoro “al fronte” – spiega un’infermiera – ma mi sento costantemente in pericolo perché non abbiamo i dispositivi di protezione adeguati. Ad esempio ieri sono arrivati da noi alcuni pazienti che potrebbero aver contratto il covid19 e ci sono state fornite, soltanto adesso, delle mascherine ffp2 e alcune tute protettive di carta velina che appena indossate si strappano. I pazienti hanno effettuato il primo tampone al quale sono risultati negativi e questo rassicura noi e loro però come sappiamo ci sono molti “falsi negativi” e per questa ragione premiamo affinché si possa ripetere un altro tampone, altrimenti rischiamo che un reparto possa divenire veicolo di contagio”.

Sui tamponi il personale sanitario è compatto: servirebbe farli a tappeto. “Noi che siamo sempre a contatto con i pazienti – prosegue l’infermiera in servizio al Policlinico – potremmo essere contagiati o risultare positivi senza sintomi contribuendo ad estendere il virus. Quindi servirebbe fare tamponi a tutti gli operatori, invece sino ad oggi si fanno soltanto a chi presenta sintomi o a chi è stato in contatto con un paziente risultato positivo. Così si vive costantemente con l’ansia”.

E’ questo il caso che racconta un altro infermiere: “La scorsa settimana in pronto soccorso è arrivato un paziente poi risultato positivo al tampone ed è stato trattato senza gli ulteriori dispositivi di protezione per il personale, a cui è stato effettuato soltanto un test. Perché non si ripete il tampone per togliere ogni dubbio?”. In effetti vi sono stati casi in cui per ben due volte l’esito del tampone, nonostante la presenza dei sintomi caratteristici del covid19, sia risultato negativo e soltanto alla terza ripetizione abbia dato il temuto responso positivo.

Così, come spiegano gli operatori sanitari, c’è il pericolo che nei reparti diversi da malattie infettive possano moltiplicarsi i contagi tra pazienti e tra gli stessi medici e infermieri. A ciò si aggiunge la penuria di mascherine: “Al momento – prosegue la dipendente del Policlinico – abbiamo in dotazione quelle chirurgiche monouso e sono contate per ogni turno, quindi occorre fare attenzione perché se ci dovessero cadere o se dovessimo starnutire non ne avremmo molte altre di scorta”.

A questa difficile situazione si aggiungono i doppi turni per tutto il personale e lo stress di questi giorni particolarissimi e inediti e da qui le richieste pressanti di medici e infermieri per ottenere più strumenti e per effettuare i tamponi nonché per allestire delle aree covid19 che siano distanziate dal resto dei reparti.

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