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Coronavirus, i medici di famiglia: «Noi vaccinatori? Ancora nessuna comunicazione dalla Regione»

Il segretario della Fimmg Sicilia sottolinea pure che non sono stati messi nelle condizioni di effettuare i tamponi antigenici e che sono oberati di lavoro sui certificati di fine quarantena: «E a differenza di altri stiamo facendolo gratis...».

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Il vaccino anti Covid potrà essere somministrato anche dal medico di famiglia, pertanto diverse Regioni italiane stanno già cominciando a siglare i protocolli d’azione con le associazioni di medicina generale.

Il coinvolgimento della medicina territoriale per l’attuazione del piano di vaccinazione sembra assolutamente indispensabile se guardiamo alla seconda fase, in cui ad essere immunizzati saranno gli over ottanta e le persone fragili o con gravi patologie.

Il sindacato Fimmg però è molto scettico in merito, sia a livello nazionale sia locale. Le criticità rispetto al coinvolgimento dei medici di famiglia sono svariate, ad iniziare dalla mancata applicazione del protocollo nazionale sull’attività di testing con i tamponi antigenici, che in Sicilia non è mai partita.

«Noi ci siamo sempre messi a disposizione per aiutare la popolazione e il sistema sanitario ma le Asp non ci hanno messi nelle condizioni di effettuare i tamponi rapidi. In tutti i casi, ormai i tamponi e i test sierologici possono essere fatti in una miriade di posti, diverso sarebbe se fossimo dotati dei tamponi di terza generazione che hanno un’affidabilità del 99% – afferma il segretario regionale della Fimmg, Luigi Galvano – La fornitura di tamponi rapidi che sono stati acquistati devono essere smaltiti ma questi vanno bene per la sola attività di screening, infatti, per emettere un provvedimento in contumacia serve sempre il molecolare».

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, Galvano riferisce di non aver avuto ancora alcuna comunicazione dalla Regione.

Sul fronte del tracciamento continua, invece, l’incarico dei medici di famiglia per l’emissione dei certificati di quarantena e liberazione. Attività che ha già scatenato polemiche perché nella Finanziaria non sono stati stanziati fondi per la medicina convenzionata.

«Il servizio di tracciamento che si conclude con il provvedimento di contumacia emesso dal medico di medicina generale e il provvedimento di liberazione del paziente l’abbiamo chiesto noi perché l’ufficio di Igiene Pubblica aveva in tutta la Sicilia, non solo a Palermo, arretrati di sei/sette mila pratiche. Moltissime persone restavano a casa anche se finivano le condizioni di quarantena, ci sono stati casi di persone costrette in casa per altri 25/30 giorni dopo l’accertamento della negativizzazione dal virus – ricorda Galvano – Ovviamente queste persone per lamentarsi della situazione chiamavano noi. Consideriamo, in particolare, tutte quelle persone che non possono fare smart working e per poter lavorare devono uscire di casa: piccoli artigiani, commercianti, agricoltori. Data la situazione di emergenza abbiamo deciso di offrirci per questa attività. Noi, però, non stiamo percependo un euro per il lavoro in più che stiamo svolgendo. Hanno stanziato soldi per chiunque ma non hanno considerato noi lavoriamo in media 3 / 4 ore al giorno. Alcuni colleghi si portano il lavoro a casa nel weekend. Bisogna considerare che per ogni caso positivo io devo riempire 5 pagine intere di notizie e trasmettere tutto, poi devo tracciare i contatti stretti e darne comunicazione insieme ai casi sospetti. In seguito, l’Igiene Pubblica chiama le persone che ho segnalato e in questa ricerca dei contatti potrebbero segnalarmene altri».

Infine, Galvano sottolinea: «Quindi è una cosa difficile, noi abbiamo levato loro le castagne dal fuoco però questo sta comportando ai medici di famiglia un carico di lavoro superiore, se si tratta di un periodo va bene ma, al momento, non vediamo una volontà politica di sistemare questa situazione. Il sistema di tracciamento con cui ci hanno reso pubblici ufficiali sta diventando ordinario. Non può continuare così perché noi ci stiamo sostituendo alla struttura pubblica, che da fatto momentaneo sta diventando definitivo. Se si continua con questi ritmi sarà necessario prendere dei provvedimenti».

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