Coronavirus, gli epidemiologi: «Cautela nel ricorso ai test sierologici»

23 Aprile 2020

L'associazione italiana di epidemiologia puntualizza in un documento di dettaglio i punti cruciali per la gestione della fase2 dell'emergenza.

 

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«Per supportare le decisioni di allentamento controllato e diversificato sul territorio delle misure di lockdown, occorre confrontare indicatori appropriati sulla forza e sulla gravità dell’epidemia con la capacità del sistema di effettuare diagnosi, identificazione e isolamento dei contatti ed erogare assistenza ai malati. Inoltre, serve l’adesione ad uno stesso metodo di descrizione dell’epidemia per facilitare la raccolta delle informazioni e la costruzione di un quadro immediatamente leggibile per ogni Regione».

Lo affermano gli epidemiologi italiani che, dopo un primo intervento del 10 aprile- in cui indicavano la necessità che la riapertura fosse condizionata alla capacità di risposta di ogni singola area geografica per limitare la circolazione virale e contenere ulteriori diffusioni epidemiche- ora puntualizzano in un nuovo corposo documento di dettaglio i punti cruciali per la gestione della fase2 dell’emergenza Coronavirus, così riassunti:

  1. Intervento selettivo e tempestivo sui nuovi casi e sui loro contatti per bloccare le catene di contagio attraverso il contact tracing e la sorveglianza attiva sul territorio.
  2. Costruzione di un sistema di indicatori a livello regionale per verificare se i livelli di diffusione del contagio siano compatibili con la ripresa e se il sistema di sanità pubblica è in grado di controllarne gli effetti nelle situazioni locali.
  3. Superamento delle criticità relative alle fonti informative sull’andamento dell’epidemia e della loro accessibilità nell’ambito del SSN.
  4. Uso dei sistemi informativi sanitari correnti per la pianificazione di valutazioni epidemiologiche sull’impatto diretto e indiretto dell’epidemia di COVID-19 sulla salute della popolazione e sull’equità delle cure.
  5. Cautela nel ricorso ai test sierologici, escludendone l’uso a fini diagnostici individuali o per “certificati di immunità”, dato che non c’è consenso circa il tipo di anticorpi che vengono identificati dai diversi test, né sulla loro capacità di svolgere un ruolo protettivo dall’infezione virale.
  6. Follow-up della popolazione di pazienti che hanno manifestato forme clinicamente rilevanti della malattia e che hanno avuto necessità di trattamenti, in ambiente ospedaliero o domiciliare.

Si sottolinea, altresì, la necessità di un’adeguata pianificazione della comunicazione ai cittadini, che dev’e essere considerata uno degli strumenti di governo della fase 2, nella prospettiva di dover gestire un lungo periodo di convivenza con il virus.

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