Coronavirus, Galvano: «Ecco come scenderanno in campo i medici di famiglia»

13 Novembre 2020

L'intervista video di Insanitas al presidente regionale della Fimmg che illustra l'intesa sottoscritta con la Regione Siciliana. Tempi brevi ma non immediati: si dovrà attedere, infatti, l’arrivo dei Dpi e l’acquisto di macchinari con procedura d'urgenza.

di Sonia Sabatino

PALEMO. Tempi brevi ma non immediati per la discesa in campo dei medici di famiglia siciliani contro l’emergenza Coronavirus. Si dovrà attedere, infatti, l’arrivo dei Dpi e l’acquisto di macchinari per potenziare gli studi medici: ecografi, elettrocardiografi, saturimetri, spirometri, palmari per la telemedicina.

Strumenti che la Regione metterà a disposizione grazie ad un finanziamento di 20 milioni e tramite una gara europea con procedura d’urgenza con i poteri del commissario straordinario.

C’è anche la questione degli studi medici non agibili, per cui dovranno essere messi a disposizione dei medici di famiglia aree ad hoc: «Alcune location sono già state segnalate, ma sono diverse le cose che si devono ancora decidere e diversi i soggetti che possono partecipare- precisa Luigi Galvano, segretario regionale della FIMMG Sicilia- Anzitutto i sindaci possono mettere a disposizione ambienti, ma pure la Protezione Civile ed altri soggetti istituzionali. Inoltre, le associazioni di medici possono affittare un tendone a loro carico e  qui fare i tamponi. Dobbiamo cercare di essere flessibili, la cittadinanza è molto bisognosa, quindi tutti dobbiamo fare la nostra parte e anche noi la faremo».

«Ci sono altre cose che vanno messe a posto. Se vogliamo sgravare gli ospedali di alta specializzazione Covid, ad esempio il “Cervello” e il “Civico”- precisa ancora Galvano- i pazienti a bassa e media intensità andrebbero mandati in ospedali più generalisti oppure nelle cliniche private che ora lavorano pochissimo perché le persone non scelgono questo momento per fare interventi programmabili. In questo modo avremmo tre livelli: il paziente giovane positivo, senza patologie concomitanti, può essere monitorato a casa sia dalle Usca che tramite la telemedicina oppure nei Covid-Hotel quando a casa l’isolamento non si può realizzare. I pazienti sintomatici con patologie croniche andrebbero negli ospedali di primo livello, perché a peggiorare ci stanno molto poco, questione di ore, per cui devono essere assistiti in un ambiente pronto. I pazienti che partono fin dall’inizio in condizioni non buone devono essere ospedalizzati. Ci vuole razionalizzazione e la costituzione di una rete generale con tutte le potenzialità che abbiamo».

CLICCA QUI per l’intervista video a Luigi Galvano.

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