Coronavirus, ecco quanti posti letto saranno attivati in Sicilia

4 Novembre 2020

Sono previsti due scaglioni temporali, 15 novembre e 30 novembre, e la suddivisione in terapie intensive, degenze ordinarie e ricoveri in strutture dedicate alle cure in bassa complessità.

 

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PALERMO. Sono complessivamente 416 i posti letto di terapia intensiva che saranno attivati in Sicilia entro il 30 novembre, 2.384 quelli di degenza ordinaria e 812 quelli per i casi a bassa complessità.

Lo fa sapere la presidente della Commissione Sanità dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, a margine dell’audizione di oggi dell’assessore per la Salute Ruggero Razza in ordine al potenziamento delle strutture Covid.

«L’assessore Razza- spiega La Rocca Ruvolo- ha illustrato la pianificazione dei posti letto per i pazienti Covid già valutata positivamente dal Comitato tecnico scientifico regionale. Il piano individua tre livelli di complessità per affrontare la gestione dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere. È stata prevista anche una pianificazione per la bassa complessità finalizzata a garantire un adeguato turn over nei reparti per acuti, valorizzando così l’appropriatezza dei ricoveri ospedalieri e garantendo un utilizzo più adeguato delle risorse disponibili. La pianificazione è programmata in assenza del blocco dei ricoveri ordinari e delle normali attività di day hospital e ambulatoriali. Per quanto riguarda la programmazione del possibile ulteriore aumento dei posti letto necessari per terapie intensive può essere garantita dalla riconversione di sale operatorie».

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL PROSPETTO DEI POSTI LETTO (fonte Commissione Sanità)

I posti, individuati in strutture pubbliche e private, comprendono terapie intensive, degenze ordinarie e ricoveri in strutture dedicate alle cure in bassa complessità.

Lo sviluppo del piano voluto dal governo Musumeci, ricalca una proiezione dell’andamento epidemiologico per singole aree con una soglia di stress maggiorato rispetto all’attuale situazione pandemica nell’Isola, ma soprattutto tiene conto del mantenimento dell’assistenza sanitaria per le altre patologie non Covid. La Sicilia, infatti, è una delle Regioni che al momento non ha sospeso le cure diverse dal Coronavirus né ha ridotto gli interventi programmati.

Sono previsti due scaglioni temporali, 15 novembre e 30 novembre, entro i quali saranno approntati i posti letto da parte dell’Aziende del sistema sanitario regionale.

A completare l’offerta sanitaria, anche il contributo delle strutture non ospedaliere dedicate alla pandemia. Sul modello dei Covid hotel, attivati dalla Regione già nell’aprile scorso (adoperati da soggetti in quarantena o isolamento, migrati, turisti etc), è particolarmente significativo infatti l’apporto dei Centri per le cure a bassa complessità dedicati a quei pazienti che non necessitano di un ricovero in ospedale pur avendo bisogno di assistenza sanitaria.

Tali strutture sono già operative in larga parte del territorio regionale e vanno ad integrare l’intera proposta studiata dalla Regione per fronteggiare l’emergenza.

LE REAZIONI

Tra alcuni membri della Commissione Sanità molte perplessità sono state espresse, innanzitutto perché realizzare posti di terapia intensiva non è cosa semplice, hanno necessità di alcune attrezzature mediche (come i respiratori) e strutturale, ma ci vuole soprattutto il personale per governarli, non tanto infermieri e Oss quanto gli anestesisti, di cui la Sicilia è atavicamente sprovvista. La stima attuale sarebbe orientata verso le 250 unità da reperire soprattutto tra gli specializzandi.

Il secondo dato che i componenti della commissione hanno fatto rilevare è una vera e propria transumanza da una struttura ospedaliera all’altra determinata dalla giungla dei contratti di lavoro propinata.

“I dati che ci pervengono e la situazione che stiamo affrontando non è nuova – dice il vice presidente della Commissione Sanità, Carmelo Pullara – la seconda ondata era di fatto stata annunciata, con cadenza simile a quella dell’influenza autunnale. Oggi dovremmo interrogarci sul fatto di essere impreparati e rincorrere soluzioni. Sì all’aumento dei posti letto ma dove reperiremo gli anestesisti?”

Non convince neanche la soluzione finale di attivare posti indistintamente: “La scelta attuata ha un pericolo insito – secondo Pullara – quello di far divenire gli ospedali dei cluster. Una soluzione, quella proposta, che va bene per grandi ospedali quali il Civico che è costruito a padiglioni, ma pericolosa per i piccoli ospedali come quelli di Canicattì, di Sciacca, di Partinico”.

Per questo Pullara ho proposto all’ufficio di presidenza della Commissione Sanità di avviare un giro di verifica presso le singole strutture sanitarie, ad opera dei singoli deputati per provincia di appartenenza al fine di velocizzare e meglio contestualizzare l’attività di verifica e monitoraggio. “Basta limitarci ad audizioni rimanendo chiusi nei palazzi – dice ancora l’onorevole Pullara – Sembra che i reparti Covid dei nostri ospedali siano oggetto di segreto di stato e invece occorre invece fare luce, per intervenire in modo costruttivo”.

Infine, Pullara sottolinea: “Ho invitato l’assessore ha modificare i contratti e farli a tempo determinato. Ad esempio nel caso degli Oss quale libera professione possono esercitare, considerato che non esiste neanche un Ordine professionale? Le soluzioni adoperate finora sono artifizi che da un lato consentono risparmio di denaro ma dall’altro hanno una ricaduta negativa in termini di stabilità”.

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