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Coronavirus, Cimo: «Negli ospedali palermitani le tende non sono ancora operative»

2 Marzo 2020

Secondo il sindacato dei medici nelle aree di pre-triage "mancano lettighe, barelle, sedie, bombole d’ossigeno, mascherine, guanti, respiratori portatili e tutto quanto è previsto per renderle efficienti".

 

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La CIMO, che nei giorni scorsi aveva evidenziato le criticità scaturite dalla mancata o tardiva applicazione delle direttive ministeriali a proposito dell’emergenza coronavirus a Palermo, torna a richiamare l’attenzione sulla situazione attuale.

«Le direzioni strategiche delle aziende sanitarie palermitane non sembrano avere finora espresso una strategia visibile e convincente. È il caso di ricordare come il Policlinico di Palermo sia decapitato e privo della cosiddetta Direzione Strategica»: è quanto sottolinea Sandro Tomasello, coordinatore interaziendale Cimo Medici della provincia di Palermo,

Inoltre aggiunge: «Se nei giorni scorsi sono state finalmente montate negli ospedali palermitani, tende da campo per garantire l’assistenza ai casi sospetti d’infezione da coronavirus senza che tali pazienti accedano direttamente ai Pronto Soccorso, è pur vero che ad oggi tale operazione non la si può che definire una misura di immagine, dal momento che nessuna di queste strutture è realmente entrata in funzione».

Dal sindacato dei medici sottolineano: «Le tende allestite negli Ospedali palermitani sono al momento prive di qualsiasi presidio atto a consentirne l’utilizzo previsto. Mancano lettighe, barelle, sedie, bombole d’ossigeno, mascherine, guanti, respiratori portatili e tutto quanto è previsto per renderle efficienti.  Quindi al momento, qualora dovesse presentarsi un caso sospetto per infezione da Covid/19, non potrebbe che accedere nei locali del Pronto Soccorso, in una situazione di promiscuità con gli altri pazienti in attesa e vanificando lo sforzo di evitare contatti pericolosi tra soggetti potenzialmente infetti e i restanti pazienti nonché il personale sanitario che, come disposto e più volte rimarcato dalla stessa Protezione Civile Nazionale, andrebbe preservato e tutelato in vista di una possibile escalation dell’epidemia».

Inoltre, Tomasello afferma: «Al di là dell’auspicata attivazione delle tensostrutture, persiste la grave carenza di dispositivi di protezione individuali da distribuire alle strutture sanitarie della Provincia, anche nelle Guardie Mediche e nelle strutture territoriali dell’ASP. In questo scenario di incertezza ed improvvisazione, gli operatori sanitari che continuano ad operare nelle Aree di Emergenza, con abnegazione e rischio individuale, appaiono come la truppa di un esercito che attende di vedere sul campo i propri generali a guidarli operativamente sul campo di battaglia, piuttosto che immaginarli chiusi nelle loro stanze a temporeggiare in attesa di acquisire a loro volta direttive superiori, in una catena di (in)competenze che non si sa bene dove inizia e dove finisce».

Dal Cimo aggiungono: «Il dato di fatto è che, nonostante la pura fortuna abbia ad oggi scongiurato uno scenario epidemiologicamente allarmante, si stia perdendo del tempo prezioso nell’allestire quanto necessario a fronteggiare la prevedibile emergenza che coglierebbe del tutto impreparato l’apparato sanitario del capoluogo. La vera criticità si manifesterà quando le strutture ospedaliere rischieranno il collasso a causa degli ormai ridotti posto letto anche di terapia intensiva e il personale dedicato, medico ed infermieristico. E qui non si tratta di essere uccelli del malaugurio ma di puro senso di realismo».

Infine, dal sindacato un appello a Ruggero Razza: «La presenza operativa continua e costante dell’Assessore Regionale alla Salute nella sua Catania priva il capoluogo siciliano di un punto di riferimento reale che ne attesti il valore anche istituzionale essendo sede dell’apparato di governo della sanità siciliana. Pertanto, l’invito rivoltogli è a fare un giro vero e reale per constatare ed ascoltare, senza filtri, lo stato e gli umori delle truppe da lui “comandate” e dislocate sul campo a Palermo».

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