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Coronavirus, Cimo all’attacco: «L’ospedale di Partinico non è un Covid Center idoneo»

14 Marzo 2020

Secondo il sindacato dei medici "si sarebbero potute adottare altre scelte, più razionali e funzionali, anche all’interno della città stessa di Palermo".

 

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PALERMO. «La scelta operata dall’Asp Palermo di individuare l’ospedale di Partinico come Covid center è imprudente e poco funzionale, e rischia di configurarsi come inefficace operazione mediatica dal momento che la struttura non è idonea e pronta ad accogliere l’afflusso di pazienti Covid positivi, in particolar modo i pazienti gravi».

Lo scrive Angelo Collodoro, vicesegretario  vicario Cimo Sicilia, esprimendo «preoccupazione per le carenze e le criticità strutturali e di percorsi del presidio di Partinico che rischiano di fare divenire lo stesso una “bomba biologica” ad orologeria».

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Angelo Collodoro

Secondo la CIMO «si sarebbero potute adottare altre scelte, più razionali e funzionali, anche all’interno della città stessa di Palermo, utilizzando altre strutture dell’Asp. La nostra posizione critica non è né emotiva né sterile, bensì fondata sull’analisi di dati oggettivi che rappresentano la preoccupazione di tutti gli operatori sanitari del presidio ospedaliero».

Ecco le criticità a giudizio del sindacato dei medici:

Aspetti strutturali:
1. Necessario adeguamento scarichi reflui (vasca di decantazione a tenuta stagna e per disinfezione degli scarichi in continuo). L’attuale sistema non è adeguato ad assolvere quanto richiesto per un ospedale per pazienti infettivi.
2. Necessario adeguamento deposito rifiuti speciali, poiché tutti i rifiuti, anche i residui dei pasti, diventano a rischio infettivo.
3. Creazione di zona filtro per il personale (in atto del tutto assente) con spogliatoi adeguati e arredati con armadi a norma e dotati di docce).
4. Area vestizione/svestizione e zona filtro nelle camere di degenza assente.
5. Zona filtro e percorsi (fisici non funzionali) per i pazienti che accedono al PS, che sarà solo infettivologico, nonché all’ingresso dei reparti.
6. Assenza di pressione negativa e di filtri assoluti.
7. Mancato adeguamento dell’impianto dei gas alle esigenze dei malati COVID 19 (alti flussi!).
8. Utilizzo di una degenza al IV piano oggetto di lavori di ristrutturazione e mai formalmente consegnata (non è noto se esista certificazione impianto gas e prove di identità dei gas).

Personale:
1. Il P.O. non ha in organico infettivologi e in atto la richiesta è di utilizzare tutti indistintamente nell’assistenza ai COVID (internisti, cardiologi, ginecologi, forse anche pediatri).
2. Il personale non ha ricevuto alcuna formazione (vestizione/svestizione), rischi specifici e aspetti clinici. Sarà fatta domani una mega formazione nell’aula del PO, che può ospitare 66 persone, solo su aspetti vestizione/svestizione e ritengo rischi specifici.
3. Non è praticamente presente personale di supporto (OSS).
4. Non è stato individuato un responsabile scientifico.

Attrezzature:
1. Non è possibile in atto una seria ricognizione delle apparecchiature necessarie nelle aree non intensive, poiché è stato detto all’inizio che sarebbero stati ricoverati pazienti paucisintomatici, mentre oggi si parla di pazienti gravi.
2. In considerazione del punto 1 il numero dei respiratori per NiV è insufficiente.
3. I Dpi consegnati solo oggi non sono sufficienti a garantire la sicurezza del personale.
4. Il DVR, ancora non formalizzato, dovrebbe essere sottoposto agli RLS.
5. Non è stato possibile verificare l’idoneità dei lavoratori alle nuove mansioni.
6. Non disponiamo di farmaci specifici per il trattamento di una patologia che nessuno dei nostri medici conosce.
7. In 24 ore è impossibile scrivere le procedure indispensabili.

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