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Coronavirus, Caudo: «Medici di famiglia chiamati alle armi senza tutele»

12 Aprile 2020

Per la rubrica "Medici in trincea" Insanitas ha intervistato il presidente della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale.

 

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I medici di medicina generale sono in trincea su un doppio versante: da un lato, i pazienti Covid19 e dall’altro, quello dei pazienti ordinari e, soprattutto, dei cronici che non possono essere abbandonati al loro destino.

Insanitas ha intervistato il presidente dell’ordine dei medici e odontoiatri di Messina e provincia, Giacomo Caudo, anche presidente della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale.

In corso Covid19 come sta andando per i Medici di Medicina Generale?
«Si sono trovati catapultati in una situazione molto difficile, perché al carico assistenziale ordinario hanno dovuto aggiungere quello dei pazienti Covid19, e soprattutto a noi nessuno ha consegnato Dispositivi di Protezione Individuale: siamo stati costretti a recuperarli e acquistarli autonomamente. Veniamo “chiamati alle armi” senza tutele».

In questa situazione la vostra complessiva utenza come viene gestita?
«I pazienti, in linea con le misure previste, non devono recarsi allo studio medico. Operiamo su triage telefonico: se ci rendiamo conto che si tratta di un sospetto caso Covid19, chiamiamo il 118. Se veniamo chiamati per ragioni di altra natura, invece, allorquando la visita non è urgente la programmiamo differendola, altrimenti visitiamo il paziente in studio, dandogli un appuntamento ad hoc che possa garantire di evitare contatti con altri utenti. Lasciamo il cellulare sempre acceso e fino a sera tardi per assicurare un contatto continuo».

Al Nord purtroppo Covid19 ha fatto una strage tra i medici di famiglia…
«Critico molto l’approccio iniziale dell’emergenza. La situazione è stata gestita male a causa di un errore di fondo: si è dimenticato che la pandemia si affronta sul territorio. Questo elemento inizialmente è mancato, quindi molti colleghi si sono contagiati andando a visitare al domicilio i pazienti e a loro volta hanno contagiato in quanto presi alla sprovvista. Noi abbiamo avuto un mese e mezzo di vantaggio per organizzarci, ma ribadisco che non siamo stati dotati- unica categoria- di meccanismi di protezione individuali e anche quelli acquistati autonomamente sono rimasti bloccati alle dogane. Se viene bloccata la stessa Protezione Civile che ha il potere di sequestrare i DPI, figuriamoci cosa possono fare i medici di medicina generale».

Con i dipartimenti territoriali di prevenzione della ASP come va?
«Abbiamo difficoltà interlocutorie e rispetto a tali dipartimenti c’è asimmetria informativa- anche se ultimamente c’è un miglioramento- circa l’iter burocratico della comunicazione all’INPS, che riguarda le notifiche di coloro che, dopo essere stati in quarantena devono tornare al lavoro. L’ordinanza di Musumeci n.7 del 20 marzo prevede che alla fine dei 14 giorni di isolamento queste persone facciano il tampone e se negativo tornino a lavoro. Diversamente risultano per il datore assenti ingiustificati. Al di la del problema dei reagenti, che scarseggiano per i tamponi, accade che le persone chiamano il medico di medicina generale perché hanno finito il periodo di quarantena, però non possono rientrare nelle sedi lavorative prima di aver avuto l’esito di tale tampone: ma questo lasso di tempo resta scoperto da giustificazione, perché la ASP ha dei tempi tecnici di risposta e quindi si resta impantani burocraticamente».

I Covid positivi, isolati a casa, come li gestite?
«Intanto a monte, quando attraverso il nostro triage telefonico, comprendiamo che c’è un sospetto Covid positivo, se la sintomatologia è importante avvisiamo il 118, altrimenti se è lieve li gestiamo a domicilio e richiediamo l’esecuzione del tampone per avere conferma, al contempo avviamo un nostro monitoraggio in cui chiediamo due volte al giorno la misurazione della temperatura e di registrare la presenza di altri sintomi. Abbiamo realizzato un nostro protocollo, un vademecum, insomma una guida farmacologica: nella fase iniziale somministriamo, in linea con AIFA dei farmaci adottati off-label, come idrossiclorochina e, comunque tachipirina per la febbre, più azitromicina».

Le USCA cosa sono?
«Unità costituite da medici di continuità assistenziale che, su base volontaria- adeguatamente dotati di DPI e tamponi- andrebbero a visitare i covid positivi o sospetti positivi, decongestionando la medicina del territorio. Nella nostra provincia, quella  di Messina, dovrebbero essere attive a partire dal 15 aprile e prevedono per ogni unità un medico di continuità assistenziale più un infermiere e un’autista con auto dedicata che di volta in volta verrà sanificata. In questa maniera si evita di esporre tutti gli altri medici del territorio al contagio».

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