radiologia

Coronavirus all’ospedale di Sciacca, il direttore sanitario: «Situazione sotto controllo»

11 Marzo 2020

L'intervista di Insanitas a Gaetano Migliazzo dopo il focolaio di infezione sviluppatosi all'interno del "Giovanni Paolo II", partito da una dottoressa, medico internista.

 

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Il focolaio di infezione da nuovo Coronavirus sviluppatosi all’interno dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca è uno dei più estesi della Sicilia.

Si tratta di un focolaio secondario partito da una dottoressa, medico internista, identificato come il paziente 1, che ha costretto a mettere in quarantena un intera area del Reparto di Medicina contagiando diverse persone e destando una certa preoccupazione in città tra i sciacchitani.

Abbiamo cercato di capire qual è la situazione parlandone con il dottor Gaetano Migliazzo, direttore sanitario del Presidio di Sciacca.

Proviamo a ricostruire qual è esattamente la situazione all’Ospedale di Sciacca: è in quarantena?

“Mai avuto l’intero Ospedale in quarantena. Abbiamo un’area di un reparto di Medicina dove si è sviluppato il focolaio dei positivi. Lì ci sono tre pazienti risultati positivi ricoverati in stanze di isolamento e quindi quella è un’area che attualmente è stata ri-orientata per la gestione di soggetti con un quadro clinico di positività associato a patologie bronco-respiratorie”.

Da chi è partito il contagio ?

“La prima è stata una dottoressa, internista, che è risultata positiva. La identifichiamo come paziente 1. E’ stata trasferita per problemi respiratori al Reparto di Malattie infettive di Caltanissetta. Il suo quadro clinico è in fase di miglioramento, non ha ancora pienamente recuperato lo stato di benessere, però va migliorando. Non si trova in una situazione di insufficienza respiratoria tale da far pensare ad una evoluzione per quanto complicata di terapia intensiva”.

In tutto quanti sono i casi positivi al Coronavirus?

“In Ospedale qui a Sciacca, a seguire alla dottoressa, in fase di indagine epidemiologica e di screening consequenziale ne abbiamo riscontrato ad oggi altri 10”.

Sono tutti ricoverati da voi?

“Non sono tutti pazienti, sono solo quattro i pazienti. Tre di questi ricoverati da noi ed uno trasferito ad Enna, in malattie infettive, perché per l’evoluzione del suo quadro clinico era preferibile che fosse gestito in un reparto di malattie infettive. Poi ci sono quattro familiari, tre di loro risultati positivi al coronavirus si trovano ai domiciliari in quarantena obbligata ed il quarto in ospedale, perché il familiare, il paziente è anch’esso positivo e quindi sia l’accompagnatore che il paziente si trovano nella stessa stanza”.

Possiamo dire che la situazione si sia stabilizzata…

“Sì, assolutamente, non abbiamo avuto nessuna evoluzione dal fine settimana scorsa. Da Sabato abbiamo posto in essere tutte le direttive che il caso richiedeva. In questo momento, mi sento di dire che la situazione è sotto controllo, salvo novità che mi auguro non ci siano”.

Abbiamo sentito il sindaco richiedere maggiore attenzione.

“Per quanto riguarda l’impatto sulla città è chiaro che la notizia è stata un fulmine a ciel sereno. Siamo passati, improvvisamente da parlare di coronavirus a ritrovarsi con dieci casi immediatamente presenti e questo ha creato un minimo di sbandamento anche nell’opinione pubblica che ha avuto un po’ paura. Le richieste della Sindaca, che chiaramente erano rivolte agli organi politici regionali ed alla Direzione regionale dell’Asp sono anch’esse delle richieste legittime, per quanto riguarda le esigenze che il territorio richiede in termini di assistenza sanitaria e di risposta terapeutica”.

Ad Agrigento o a Sciacca esiste un Reparto di Malattie infettive?

“No. All’ospedale di Agrigento, anche se sulla rete è stato inserito un’unità operativa di malattie infettive, di fatto non era attiva. Non è stata mai attivata fino ad oggi”.

Per quanto riguarda i posti di Terapia Intensiva, ne avete richiesti di urgenza altri?

“Sì, c’è una richiesta formulata in Assessorato per poter aprire o mettere in attività ulteriori posti letto. Prima si dovrebbe completare la dotazione di posti letto secondo rete. Però, c’è intavolato da parte del Ministero della Salute con le varie Regioni Italiane, nelle varie sedi di confronto e negoziazione, proprio a causa dell’emergenza coronavirus, una ipotesi di richiesta di incremento del 50% di posti letto di terapia intensiva su tutto il territorio nazionale. Ed anche la Regione, sia attraverso noi come Asp sia attraverso l’assessorato in quanto Regione Sicilia, ha avanzato questa istanza al Ministero per essere autorizzati ad un incremento del 50 % della dotazione di posti letto di Rianimazione che sono sul territorio”.

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