Contrazioni dei muscoli, tecnica innovativa per la Terapia del dolore

20 Dicembre 2019

Denominata "Dry Needling", utilizza aghi ma è diversa dall'agopuntura. Intervista di Insanitas a Maria Teresa Locicero, specialista in Anestesia Rianimazione e Terapia del Dolore e dirigente medico all’Arnas Garibaldi di Catania.

 

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In Terapia del Dolore, tra le più innovative tecniche spicca il cd. “Dry Needling” finalizzato al trattamento focale delle zone muscolari contratte, denominate Trigger Point Miofasciali (MTrP).

Insanitas ha intervistato Maria Teresa Locicero (nella foto), medico specialista in Anestesia Rianimazione e Terapia del Dolore, che vanta una consolidata esperienza nel trattamento del dolore cronico ed è dirigente medico presso l’UOC di Anestesia e Rianimazione dell’Arnas Garibaldi di Catania, diretta dal FF. Daniela Di Stefano.

Cos’è il Dry Needling?
«È una tecnica sicura ed efficace applicata in terapia del dolore per il trattamento focale delle zone muscolari contratte, meglio note come Trigger Point Miofasciali (MTrP), che indicano una condizione patologica dolorosa dei muscoli scheletrici».

Perché si verifica questa condizione fisiopatologica?
«Le fibre muscolari cambiano, si accorciano e rimangono in contrazione a causa di un carico muscolare scorretto, o di un sovraccarico, compromettendo l’apporto di ossigeno e di nutrienti al muscolo. Attraverso la stimolazione diretta dei MTrP con aghi sterili e monouso, si favorisce l’ossigenazione delle fibre contratte, riducendo l’infiammazione ed incrementando la vascolarizzazione. La stimolazione crea uno spasmo involontario, detto anche Twitch Response, della bandelletta tesa (tendine comune di due muscoli), descritto dal paziente come “dolore che fa però bene”; ciò perché ad esso segue una sensazione di rilassamento: in questo modo lo stato di tensione locale viene ridotto in maniera duratura».

Vi sono altre indicazioni di trattamento?
«Questa tecnica è molto utile anche nel trattamento di tendinopatie inserzionali, dolori cicatriziali, dolori dei tessuti molli e contratture muscolari».

Come si esegue il Dry Needling?
«Il trattamento consiste nella stimolazione diretta dei MTrP con aghi “secchi”, cioè senza la somministrazione di alcun medicinale, da qui la denominazione “Dry Needling”».

Come descrive la tecnica del Dry Needling?
«Sono più di una. Le principali sono: la Stimolazione Intramuscolare dove l’ago viene inserito direttamente nella bandelletta tesa o nel Trigger Point, causando una “scossa” locale (Local Twitch Response), seguita da un rilassamento muscolare ed il Dry Needling Superficiale, in cui gli aghi vengono inseriti in maniera superficiale (circa 3-4 mm di profondità) ed obliqua sopra il Trigger Point, attivando in questo modo dei riflessi spinali che provocano un’inibizione del dolore».

In termini di sicurezza?
«Questa tecnica è generalmente sicura, purché eseguita da mani esperte. È, infatti, richiesta un’ampia formazione professionale, una conoscenza approfondita dell’anatomia, nonché una particolare abilità di palpazione, in modo da individuare con estrema precisione dove inserire gli aghi. È possibile evitare complicanze, inoltre, seguendo scrupolosamente le Linee Guida per la Pratica Sicura ed Efficiente, insegnate nei corsi di Dry Needling».

Dry Needling spesso viene erroneamente associata all’agopuntura…
«Purtroppo sì. Nonostante venga utilizzato lo stesso tipo di aghi, è importante evidenziare che le due cose sono completamente diverse sia nell’approccio che nell’obiettivo: infatti, mentre il Dry Needling agisce all’interno dei muscoli, favorendo il rilassamento degli stessi e della relativa fascia, l’agopuntura tratta differenti punti all’interno dei vari tipi di tessuto».

Il Dry Needling è una tecnica abbastanza giovane…
«Sì, è nata negli anni ’90 a seguito dell’osservazione clinica e dello studio della terapia infiltrativa dei Trigger Point. In seguito altri trial hanno dimostrato che il rilassamento dei Trigger Point è dovuto non alla sostanza iniettata, ma alla precisione ed all’accuratezza con cui gli aghi vengono inseriti nelle aree trattate. Questa procedura è riconosciuta ed eseguita con successo il tutto il mondo da terapisti esperti che lavorano nel campo del Pain Management. Un ulteriore passo in avanti nella metodica è dato dall’ausilio dell’ecografia nell’individuare i muscoli profondi, che non possono, dunque, essere stimolati manualmente: questo rende il Dry Needling ancora più sicuro dal punto di vista delle possibili complicanze, previste comunque».

Viene richiesta una specifica preparazione e certificazione…
«Proprio così. Tra i pionieri nello sviluppo e della divulgazione dei corsi di Dry Needling sul Trattamento Manuale dei Trigger Point, a partire dal 1995, spicca l’accademia David G. Simons Academy, DGSA®, presso cui ho acquisito la mia preparazione».

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